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  Immagini amiche delle donne
Di Ginevra (del 05/03/2010 alle 10:12:38, in Cultura, letto 266 volte)

Che farete per la festa della donna? Una cenetta fra amiche tutta chiacchere? Streaptease maschile in qualche fumoso locale del centro? Od una delle tante iniziative che ricordano il significato sociale di questa ricorrenza al femminile?

Mi sono fatta la stessa domanda ed, escludendo la seconda risposta (suvvia ragazze, dei maschietti alla Full Monty non se ne può piu!), mi sono detta: “perché, devo proprio scegliere?” In fondo l'8 marzo è il mio compleanno, il che imporrebbe alla mia serata un discreto livello di baldoria (e così sia!). Ma che dire di anticipare, riservando l'attributo di “socialmente” attivo al mio venberdì? Tanto per sentirsi meno in colpa, una volta che i fumi dell'alcol avranno obnubilato i miei primi pensieri da 26enne!

Ebbene, fra le mille opzioni che l'8 marzo offre a chi vuol dividersi fra piaceri del corpo e dello spirito, ho scelto di partecipare alla campagna "Immagini amiche", lanciata da IUD - Unione donne in Italia. Stanca dell'immagine che TV e pubblicità veicolano delle donne, stanca dell'uso strumentale del corpo femminile per sedurre verso l'acquisto dei prodotti più diversi, l'UDI si impegna a mostrare le donne come sono davvero.

E lo fa scegliendo la recente docu-fiction Vite in cammino, regia di Cristina Mecci, prodotta da AIDOS - Associazione italiana donne per lo sviluppo, che affronta un tema complesso come le mutilazioni dei genitali femminili provando a dare, delle donne africane e della pratica, un'immagine attuale, vera, contestualizzata nei processi migratori, rispettosa della cultura pur senza venire meno alla condanna della pratica come violazione dei diritti umani di donne e bambine e all'obiettivo di promuoverne l'abbandono.

Vite in cammino è la storia di Samira e Kader, marito e moglie nella vita come nel film, interpretati rispettivamente da da Romaine M. Gannadje e Omer C. Gnamey, originari del Benin e residenti a Udine, che si confronta con il dilemma: sottomettere la figlia che stanno aspettando alla mutilazione dei genitali, come vuole la tradizione e la famiglia rimasta in Africa, o abbandonare la pratica, come suggeriscono altre donne africane intorno a loro e come richiede la legge italiana?

Dopo la proiezione, che si terrà a Roma, venerdì 5 marzo, alle 16 nella Sede nazionale dell'UDI (Via dell'Arco di Parma 15), Cristina Mecci darà vita ad un dibattito intitolato "Corpi asserviti al mercato: donne di oggi tra presenza virtuale e migrazione".

La docu-fiction è stata realizzata nell'ambito del progetto "Mutilazioni dei genitali femminili e diritti umani nelle comunità migranti", coordinato da AIDOS in collaborazione con ADUSU - Associazione diritti umani - sviluppo umano di Padova e Culture Aperte di Trieste, grazie al finanziamento del Dipartimento per le pari opportunità attraverso la legge n. 7/2006. Alla docu-fiction è stata dedicata una puntata speciale del programma "Crash" di RAI 3, che racconta le trasformazioni dell'Italia in paese di immigrazione.

Buon 8 marzo a tutte voi :)

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