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Chi è Ginevra?

Mi chiamo Ginevra, un nome che parla di me. Nell’elenco di lamentele lanciate quotidianamente a mia madre, di certo non compare la scelta onomastica… “Ginevra”. Tocca tutte le mie corde sensoriali. Ricordo l’effetto tattile e visivo che accompagnava le mie infantili prove autografe.... testo completo


 
Di Ginevra (del 02/11/2011 alle 11:28:43, in Bellezza, letto 191 volte)

Me lo sono piazzato sul frigorifero, fissato tra due magneti: l’elenco di tutte le cose che dovrei fare per mantenere in salute le mie gambe. Lo osservo e non posso fare a meno di pensare a Verdone e alla sua Sora Lella. È vero, è faticoso, bisogna essere costanti e non cedere alla pigrizia… ma il pensiero delle terribili calze elastiche mi convince, apro il frigo e dribblo coraggiosamente la Nutella puntando dritto verso lo yogurt. Poi corro sotto la doccia e procedo con il getto dal basso verso l’alto, prima acqua tiepida e poi via col getto gelido. Esco dalla doccia, friziono le cosce massaggiandole con la spugna. È il momento della crema. In fondo non ci ho messo che cinque minuti, e la sensazione di benessere ricompensa largamente lo sforzo fatto, che poi era più mentale che effettivo. L’effetto positivo dura per l’intera giornata, se non altro per averla iniziata bene, ricaricando le energie.

A volte dobbiamo sforzarci di voler bene a noi stesse. Sembra strano ma poi, sempre di fretta come siamo, tendiamo a trascurarci, magari rimediando poi con qualcosa che ci aiuti a nascondere i nostri difetti.

Ma lo stile e l’eleganza emergono quando sappiamo valorizzarci e puntiamo sui nostri aspetti migliori, scegliendo i vestiti che li esaltino e volendoci bene per come siamo....

 
Di Ginevra (del 21/04/2011 alle 14:31:55, in Forma e bellezza, letto 866 volte)

Il rapido giro di shopping prepasquale restituisce un bilancio tanto positivo per le mie tasche quanto disastroso per la mia forma fisica. Lo sospettavo già prima del cambio di stagione: la mia 42 è ormai quasi un ricordo e per rinnovare il guardaroba s'imporrebbe l'adozione di una taglia le cui cifre preferisco non menzionare... Tale scenario appare ancora più triste se illuminato dalla luce drammatica (nel senso caravaggesco del termine) dei camerini delle mie solite boutique: una buccia d'arancio che si fa ancora più spessa via via che mi strizzo nei nuovi jeans di Patrizia Pepe. Beata donna!
È solo grazie a lei, e ai suoi sapienti tagli, che sono tornata a casa col mio lussuoso (seppur misero in quantità) bottino. Tra le mie teorie legate al recupero della forma fisica, infatti, ce n'é una che considero particolarmente virtuosa. Piuttosto che cedere di fronte alle conseguenze dei propri vizi e piaceri, accettando di passare alla taglia successiva, meglio rinunciare e non comprarsi niente. Infatti, come spesso accade in fatto di regole legate alla salute, il terrore delle conseguenze visibili di un'abitudine malsana fa molto più della paura dei disastri che lo stesso atteggiamento provoca all'interno del proprio corpo! Vi ho confuso? Ecco un esempio che considero particolarmente significativo. Conosco qualcuno che è riuscito a smettere di fumare solo di fronte alla comparsa di macchie gialle sui denti anteriori. E se il fatto dovesse suscitarvi considerazioni poco edificanti sul grado di vanità connaturato alla nostra specie, tanto da scoraggiarvi, fate come me, passateci sopra. È uno di quei casi in cui una "machiavellica" frivolezza può motivare i buoni propositi in modo molto più virtuoso di quanto non farebbe una granitica coerenza.

 
Di Ginevra (del 14/02/2011 alle 10:26:50, in Salute, costume e società, letto 1326 volte)
Questa mattina, ancora prima di infilarmi sotto la doccia, accendo il computer per l'abituale scorsa alle notizie, accompagnata dal primo brano che affido a Youtube per dare un buon imprinting alla mia giornata. Un rituale quotidiano, che ha sempre inizio con sei lettere: una "G", poi una "O", un'altra "O", ancora "G", una "L" ed una "E"... 
Sei lettere, per una parola trasformista, che segue stagioni, anniversari, accadimenti di vario genere e che, tuttavia, si riconosce al primo sguardo per la sua inconfondibile rotondità.
Apri il browser e lei ti strizza l'occhio ricordandoti che è primavera, che è il Capodanno cinese o il compleanno di Manzoni, che oggi si vota, che è tempo di olimpiadi invernali, o che è ora di preparare la maschera di carnevale...
Li fanno apposta, i così detti "Doodle" o "scarabocchi": le variazioni su tema, con cui il motore di ricerca più utilizzato al mondo ama sorprendere i suoi fedelissimi ricercatori.
Eppure stamane, davanti al logo ritoccato niente-di-meno-che da Robert Indiana, per una festa che scopro essere internazionale, quelle sei lettere non le avevo riconosciute.
Sarà perché l'ottuagenario artista, scenografo e costumista americano, per l'occasione, ha fatto a meno del giallo? O per l'obliquità imposta alla seconda "O"? Non certo per il cuore rosso con cui non ha potuto fare a meno di sostituire la prima... (in fondo Google ci ha abituato a scarabocchi ben più arditi!).
La verità è che ho smesso da tempo di considerare il 14 febbraio una data degna di memoria. Direi almeno da quando, privata di un banco di scuola e del sottile piacere di scovarvi una scatola di cioccolatini dal mittente anomimo a soddisfare la mia vanità, ho bollato il San Valentino come mera operazione commerciale.
 
Di Ginevra (del 07/02/2011 alle 12:57:19, in Salute, costume e società, letto 1060 volte)
Giovedì 3 febbraio la Lega Italiana Lotta all'AIDS si è sollevata nei confronti di alcuni esponenti della pubblica amministrazione milanese e di giornalisti, responsabili di aver diffuso un battage giudicato offensivo nei confrontri dei sieropositivi e fuorviante per la popolazione in generale in tema di salute pubblica. Secondo tali fonti, giudicate non attendibili dalla lega anti-AIDS, una prostituta su due sarebbe sieropositiva e dunque responsabile del contagio dell'HIV fra la popolazione. 

“Questa mattina centinaia di migliaia di persone hanno potuto leggere su diversi giornali nazionali che a Milano ci sono degli 'untori' (...) che rappresentano un 'pericolo per la salute pubblica'.” Secondo la smentita immediatamente diffusa da LILA, tale notizia avrebbe spaventato a morte i cittadini, aizzandoli contro la popolazione sieropositiva. Popolazione che, peraltro, riempirebbe le fila della prostituzione etero e transessuale del capoluogo lombardo per il 50 % (!). Una prostituta su 2 sarebbe dunque sieropositiva? Dato assolutamente falso – replica furente la LILA -  ma tuttavia consegnato ad una stampa irresponsabile che poi lo avrebbe diffuso in modo acritico scatenando il panico. Un po' come per gli 'untori' manzoniani descritti in tempi non sospetti, quando l'AIDS era ancora di là da venire e la piaga sociale si chiamava Peste.

Nel tam tam dell'informazione online tali notizie si sono diffuse a gran velocità e - quel  che è peggio - senza mai far menzione del preservativo come efficace arma di protezione contro la malattia. Un'omissione che, secondo LILA, equivarrebbe ad attribuire la responsabilità del contagio HIV ai soli siero positivi e non a chiunque si esponga a tale rischio con rapporti occasionali non protetti. Un atteggiamento, quest'ultimo, che certo non riguarda solo chi si rivolge alla prostituzione, ma - al contrario - la maggior parte della popolazione (ammettiamolo non senza vergogna, almeno una volta nella vita) e che per essere contrastato avrebbe bisogno di una stampa che rifiuti il terrorismo mediatico in favore di un'informazione non stigmatizzante e basata sulle evidenze.

Vi invito a visitare il sito della LILA, dove potrete leggere il comunicato nella sua interezza e la lettera rivolta ai giornali.
 
Di Ginevra (del 12/01/2011 alle 18:50:40, in Salute, costume e società, letto 967 volte)

In tema di salute riproduttiva, il 2011 si apre su uno scenario corale, che vede le voci più “autorevoli” in materia tornare a parlare di contraccezione, educazione sessuale, baby-mamme, e ancora, interruzione volontaria di gravidanza e contraccezione di emergenza (delle due ultime, sovrapposte solo da chi è male informato, vi ricordo la distinzione).

Sebbene infatti, le stime più recenti descriverebbero un trend in lieve miglioramento riguardo alla condotta sessuale delle giovanissime, con un calo del 4,7% nelle vendite della pillola del giorno dopo; degli aborti; ed un leggero aumento del consumo della contraccezione ormonale, la crescita delle gravidanze fra gli under 18 denunciata dall'ISTAT suscita rinnovato scalpore nel pubblico laico, che cerca risposte...

A dargliele ci pensano quotidiani e siti web che, in questi giorni, pubblicano i tantissimi commenti degli “addetti ai lavori” sui due casi pugliesi della baby-mamma e del baby-papà (lei ha 13 anni, lui, 16); e alle ultime dichiarazioni del pontefice sull'istituzione di corsi d'educazione sessuale nelle scuole, considerata da Sua Santità una “minaccia per la fede”...

Quanto alla cronaca regionale, che come spesso accade la fa da padrona, a ben guardare è solo la punta dell'iceberg. Lo dimostra l'aumento lento ma inesorabile del “fenomeno Juno” (0,5% ogni anno e 10mila nuovi nati da minorenni nel 2010), con il solito picco (70%) nel Mezzogiorno. Un trend che ci avvicina al primato degli Stati Uniti (gli States denunciano il 6% delle nascite complessive fra minorenni), seguiti a ruota da Inghilterra, Paesi dell'Est Europa, e Spagna, dove lo scorso novembre una bambina diventa mamma di un bambino a dieci anni (!).

A chi si domandasse il perché della dicotomia fra l'aumento delle baby-mamme e quello - seppur lieve - della coscienza sessuale fra i giovanissimi (testimoniato dai dati ISTAT di cui sopra), potrebbe servire sapere che:

a) ad abbassarsi continuamente è invece l'età media del primo rapporto sessuale, che conduce inevitabilmente all'abbassamento della soglia anagrafica in cui s'instaura il rischio di gravidanze indesiderate (in poche parole, decresce il numero delle gravidanze non volute in generale, ma cresce quello fra le minori di 18);

b) che ancora il 35% delle adolescenti non fa uso di alcun contraccettivo affidandosi al coito interrotto;

c) che le 370mila confezioni di pillola del giorno dopo, finora acquistate, lo sono state nel 55% dei casi proprio da adolescenti;

d) che esiste ancora qualcuno - in realtà più d'uno (se leggete Repubblica del 10 gennaio) – ancora convinto che la Coca Cola sia un anticoncezionale (!), che a fare l'amore in piedi non si rimane incinta (!!), e che le lavande al limone salvano dai rapporti non protetti (!!!).

Uno stato di cose che la dice lunga sull'atteggiamento purtroppo ancora gravemente insufficiente, che nel nostro paese caratterizza la sessualità di chi è “piccola”, ma non abbastanza da non restare incinta. E che spingerebbe a considerare l'imposizione nella scuola pubblica dei “paventati” corsi di educazione sessuale un'urgenza dettata da cause storico-sociali (e come tali, almeno in parte, ineluttabili), nonché da lacune economiche e culturali.
Credere al contrario di poter colmare queste ultime, utilizzando leve che rinuncino ad una corretta e adeguatamente “precoce” educazione sessuale (nel senso che anticipi o quantomeno accompagni la scoperta del sesso), sembrerebbe alla sottoscritta una convinzione ingenuamente speranzosa, quanto inutile e decisamente pericolosa...

 
Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG