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Mi chiamo Ginevra, un nome che parla di me. Nell’elenco di lamentele lanciate quotidianamente a mia madre, di certo non compare la scelta onomastica… “Ginevra”. Tocca tutte le mie corde sensoriali. Ricordo l’effetto tattile e visivo che accompagnava le mie infantili prove autografe.... testo completo
Fra meno di 24 ore sarò in viaggio verso la Sardegna, dove per 8 giorni alternerò lunghe nuotate e gite in bicicletta. Poi sarà la volta del Sud-Tirolo, dove mi aspetta il mio papà, già con lo zaino in spalla, per una settimana di trekking e ferrate di “durezza” dolomitica. Mentre gli ultimi 9 giorni trascorreranno in Croazia, per un finale all'insegna del relax, grandi mangiate di pesce, e tanto, tanto snorkeling!
Insomma, lo avrete capito, dopo l'inverno più sedentario che abbia passato da quando mi conosco, la mia estate sarà dedicata al divertimento sportivo, per godermi appieno le virtù dei luoghi e insieme recuperare la forma. Dovreste vedere la mia stanza! Per ogni angolo, a parte quello del mio letto, un bagaglio: in uno scarponi, corde e imbracatura; nell'altro bici pieghevole, caschetto e tutina acetata; al centro pinne, muta, maschera e boccaglio.
E mentre conto i minuti che mi separano dalla partenza, inganno il tempo ripassando le regole dello sport in estate. Disidratazione, ipertermia e crampi muscolari. Direi che sono questi i principali rischi a cui va incontro chi pratica sport in estate, specialmente nelle ore più calde. Andiamo per ordine...
Ipertermia. Ovvero il classico “colpo di calore” che si verifica quando l’organismo non è più in grado di raffreddarsi. Se in condizioni normali, infatti, il corpo sfrutta il sudore per abbassare la propria temperatura durante l’esercizio fisico, in caso di caldo eccessivo e di umidità il sudore può smettere di evaporare, bloccando il processo di raffreddamento. Per evitare che accada: acclimatare l'organismo alla temperatura esterna, procedendo gradualmente con gli esercizi; indossare abiti comodi di colore chiaro; limitare lo sport alla mattina presto o al tardo pomeriggio; e non esagerare con le bevante a base di sali minerali, utili per i crampi, ma non per i colpi di calore.
Disidratazione. Può manifestarsi anche dopo soli 30 minuti di attività, se il caldo è forte, ed i liquidi, com'è facile intuire, aiutano a scongiurarla. Vanno bevuti nella quantità di 450 grammi almeno due ore prima di fare sport e assunti ogni 10-20 minuti durante l’esercizio in dosi da 200-280 grammi. Infine, dopo aver fatto attività ed essersi pesati, va bevuto almeno un litro di acqua per ogni chilogrammo di sudore perso con l’esercizio.
Crampi. Dolore improvviso, acuto, spesso lancinante, generalmente dovuto allo sforzo prolungato. Ti costringe all'immobilizzazione e, se ti coglie in acqua, può esporti a grave pericolo. Nel nuoto i muscoli più colpiti sono quadricipite e bicipite femorale (i muscoli della coscia) e il polpaccio, ma spesso possono essere coinvolti anche certi muscoli dorsali e addominali. Per prevenirne l'insorgenza è consigliabile: riscaldarsi bene prima di iniziare a nuotare; mantenere un'alimentazione ricca di vitamine e sali minerali; non strafare rispetto alle proprie capacità fisiche; fare stretching prima e dopo; dormire di notte con le gambe leggermente sollevate.
L'happy-hour è ormai entrato a pieno titolo nella lista dei miei vizi più incalliti. Le “ore felici” trascorrono a ritmo serrato, incastonate a perfezione nel mosaico dei miei impegni quotidiani. Una sosta a fine giornata prima di tornare a casa, l'inizio di una cena con gli amici, persino gli incontri di lavoro si consumano sempre più spesso fra una bottiglia di bianco gelato e luculliani buffet di finger-food. Peccato che il più delle volte proseguono ad oltranza trasformandosi in cenoni, consumati a colpi di olive, patatine, tartine, insalata di farro e pasta fredda, il cui apporto calorico potrebbe bastare a nutrimi per l'intera settimana. Ed ecco che, dopo anni di “frequentazione”, comincio a intravedere sul mio corpo i primi segni di una “felice” quanto insana abitudine. Graduale aumento della ritenzione idrica, bollicine sulla pelle, intestino irregolare, spossatezza e, in caso di eccesso, persino nausea e mal di testa, con conseguente rallentamento ideomotorio (diciamolo pure, rimbecillimento). Dunque, non potendo darci un taglio (l'h-hour è ormai un “dictat” sociale), ho deciso di stilare un personale Pentalogo del buon aperitivo, che vorrei condividere con voi. Visto mai che una volta tanto sia io a dare il così detto buon esempio, a qualcuno che riesca ad essere persino più discolo di me.
Mai bere a stomaco vuoto. Fa male. L'alcol, anche se introdotto in quantità non elevate -. come nel caso del “prosecchino” - se bevuto a digiuno, può provocare danni all'organismo. Quindi, invece d'iniziare dal drink, iniziate dalla tartina e ricordate che, in caso di Martini, non basta cominciare con l'oliva!
Non perdere di vista la quantità di calorie introdotte. Avete idea di quante volte durante una (due, tre, quattro...) happy-hour ripetiamo senza controllo lo stesso gesto? Piluccare dalle ciotole di arachidi e mais tostato, dal vassoio dei “formaggetti”, dei “salamini” e delle “mozzarelline”? Se non ce l'avete, provate a contarle e cercate di darvi un contegno. Riempire il proprio piatto, invece di pescare da quello comune, è un ottimo stratagemma utile allo scopo.
Occhio alle doppiette e alle triplette. E' vero. Spesso prendere una bottiglia in due conviene di più che ordinare due bicchieri a testa dello stesso vino. Spendi uguale, ma ne guadagni uno a cranio. Il problema è che, se ti piace dar fondo alle scorte e giocare comunque al raddoppio (oltre che con le dosi anche con le ore che passi a tavola), quelli che altrimenti sarebbero stati due bicchieri a testa diventano due bottiglie in due, leggasi una a cranio. Morale della favola, non se pò fa' tutte le sere e, direi, nemmeno a giorni alterni. Se vi ho confuso, prendete il pallottoliere...
Essere previdenti, finché si è lucidi. Più facile a dirsi che a farsi. Ma se già sapete che nessun impegno interverrà a strapparvi prima della mezzanotte da quel tavolo di pensieri e parole galleggianti, cominciate con un paio di analcolici (sì, l'ho detto, analcolici!) prima di iniziare a fare sul serio. E se trovate troppo frustrante riempirvi la pancia di succhi di frutta senza nemmeno una goccia di rum o gyn, provate con quelli meno dolci, uno al polpelmo, ad esempio, oppure il mio preferito fra gli “ana”: il succo di pomodoro, con tanto di olio, sedano, sale e pepe quanto basta. Credetemi, è una risposta.
Non lasciarsi ingannare dallo sfoggio di “ini” e di “etti” tanto amati dal popolo degli happy-hour (vedi i punti 1. e 2.). Diminutivi e vezzeggiativi possono ingannare la coscienza, ma non il nostro metabolismo, che li traduce direttamente in centimetri e chili in eccesso. Nel mondo dei wodkini, degli stuzzichini e delle noccioline, ricordate che i più “piccoli” sono anche i più "cattivi"...
Realizzato in collaborazione con Sportaporter.biz
Chiunque abbia frequentato un centro sportivo con piscina durante l'inverno trascorso sa bene che la ginnastica in acqua non conosce stagione né età. Nata come terapia riabilitativa, la disciplina vanta oggi un'enorme diffusione. Coinvolge folle di teenager che vogliono mantenere curve sode ed armoniose, giovani mamme che affidano all'acqua il recupero della forma perduta, persino nonne che vogliono conservare l'elasticità di muscoli ed articolazioni. Un'attività completa, che ha anche il vantaggio di “proteggere” chi la pratica dal punto di vista psicologico. Difetti fisici o esecuzioni maldestre, che in palestra imbarazzano le donne al punto di allontanarle dai corsi, restano celati sotto la superficie dell'acqua, liberando lo sport da quell'ansia da prestazione nemica di ogni migliore proposito. Insomma, uno sport ideale per chiunque, e che in estate diventa anche gratuito! Basta un costume e, con pochi movimenti, ogni bagno al mare, al lago o in piscina, è in grado di regalare gli stessi benefici di una mezz'ora in sala macchine o di un massaggio dall'estetista. Il tutto a costo zero e senza alcun rischio per la propria salute. Gli esercizi li sapete, sono gli stessi che avete imparato fin dalle prime lezioni di educazione fisica alle scuole elementari, solo che – stavolta - siete immerse nell'acqua all'altezza della cinta. Una camminata sostenuta per scaldarsi, corsa sul posto, saltelli gambe unite e divaricate, flessioni con ginocchia alternate al petto, slanci indietro delle gambe... Per poi passare alla parte superiore del busto, spostandosi dove l'acqua arriva alla base del collo ed effettuando sollevamenti e rotazioni delle braccia, frontali, laterali e all'indietro. Nel caso in cui aveste un bordo solido a cui aggrapparvi sollevando le gambe, avreste modo di praticare l'intera gamma di addominali, divaricamenti e bicicletta. Insomma, chi più ne ha più ne metta! Ma ricordatevi un costume comodo, se non volete “deliziare”, oltre ai vostri muscoli, anche la vista di cercatori di telline muniti di maschera e boccaglio!
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Se pensate che il miglior modo per ottenere un'invidiabile tintarella sia friggere sotto il sole, magari dopo essersi unte il corpo con oli e creme abbronzanti, sappiate che vi sbagliate. Non solo perché (non si dirà mai abbastanza) più la pelle è ben protetta e più naturale e duraturo il suo colore. Ma anche perché nel ventaglio della frutta e verdura di stagione si nascondono tante sostanze in grado di favorire la sana e lucente tintarella che desiderate. La ragione è presto detta e ce la spiegano i ricercatori dell'Università di Bristol, che hanno dimostrato scientificamente il legame tra la giusta dieta e la miglior abbronzatura. Il colore scuro della pelle è dovuto alla presenza di due tipi di pigmenti: la melanina, sostanza prodotta dall'organismo quando la pelle è esposta al sole, ed i carotenoidi, un gruppo di 600 pigmenti in grado di fornirle quel colore dorato che tanto cerchiamo durante l'estate... Mi dite che mangiate più carote di Bugs Bunny e per guadagnarvi la tintarella rischiate un blocco intestinale? Evidentemente vi siete fatte ingannare dal nome! Chi l'ha detto che i carotenoidi si trovano solo nelle carote? Che fareste se vi dicessi che anche alimenti come zucca, anguria, peperone, pomodoro, albicocca e melone, ne sono ricchissimi? Per non parlare delle loro virtù benefiche per l'organismo, come combattere i radicali liberi (i responsabili dell'invecchiamento cellulare) e aiutare a prevenire diverse malattie, tra cui alcune forme di cancro. I carotenoidi, inoltre, sono le sostanze precursori della vitamina A, importante per la salute della vista, della pelle e dei capelli. Scommetto che correreste al mercato a farne incetta prima ancora di arrivare alla fine di questa pagina! Dunque, che aspettate? Il mio frigo ne è stracolmo e, grazie al giusto mix d'insalate, frullati, centrifughe – complice un ottimo schermo solare - sfoggio già un'abbronzatura da competizione... Provate a prendermi!
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La mia pressione bassa, unita allo stress di studio e lavoro, ha fatto sì che alle mie tante “dipendenze” goderecce, si aggiungesse anche quella per gli energy drink. Senza una di quelle coloratissime bottigliette sempre a portata di mano, già dopo un quarto d'ora di attività fisica intensa, ho l'impressione di afflosciarmi alla velocità di una ruota di bici bucata. Fatto non trascurabile, sopratutto considerando che, al contrario, è sufficiente che ne centellini una durante i miei allenamenti all'ultima “goccia” (di sudore) che tiro dritta incurante del tempo che passa. Di fronte a una simile differenza, mi sono posta davanti una duplice ipotesi: o tali bevande contengono sostanze in grado di “dopare” persino un cavallo, oppure si tratta di suggestione psicosomatica. Così mi sono sguinzagliata nel web, fino ad incappare in uno studio con la S maiuscola (pubblicato nientedimeno che sull'autorevole rivista scientifica “Brain Research”!), grazie al quale ho scoperto che sono vere entrambe le cose. Dall'esperimento condotto emerge che per beneficiare dell'effetto dei drink ad alto contenuto energetico è sufficiente il solo contatto con la lingua! I cervelloni neozelandesi sostengono infatti che l’organismo possiede una sorta di “sesto senso” capace di comprendere subito il coefficiente energetico di bibite e alimenti, prima ancora che questi finiscano nello stomaco. Il risultato, nel nostro caso, è l'effetto sprint che si scatena nonostante muscoli e cervello, organi e tessuti non abbiamo ancora ricevuto un briciolo di energia.
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