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blog » Archivio : Psiche e sessualità (inverti l'ordine)
Di Ginevra (del 08/06/2008 alle 12:37:02, in Psiche e sessualità, letto 279 volte)

C’è chi lo scrive sull’agenda, chi fa una x sul calendario, chi programma l’allarme di cellulare o pc, e chi si fa spedire un sms da Google Calendar. Tutto, pur di non farsi sorprendere dalle mestruazioni. Ricordo la mia compagna di banco, Eleonora, che al liceo disegnava sul diario una piccola goccia rossa, per non scordarsi della sua dolorosissima mensilità. Io, fino a qualche tempo fa, mi affidavo all’infallibile blister della pillola anticoncezionale. Arrivato alla fine, buttavo la confezione di Fedra e aprivo quella dei Tampax. Ma da quando sono in pausa dai contraccettivi ormonali, e le mestruazioni sono tornate ad essere quelle di una volta, la memoria passa per vie più naturali.

Capita a tutte di veder crescere il seno a dismisura quando si è in prossimità di quei giorni? Il mio subisce metamorfosi kafkiane, tanto che ho diviso il cassetto della biancheria tra reggiseni regolari e pre-mestruali. Pensare che ero solita comprare, per ogni completino intimo, uno slip, una culotte e un tanga, e che ora invece mi tocca abbinare alla mutandine una terza scarsa ed una quarta abbondante. Per forza, il petto inizia a gonfiarsi 8-9 giorni prima e non torna normale fino al penultimo di sanguinamento. In tutto sono quasi 2 settimane di vita da maggiorata!

Ora, devo dire che, a parte qualche fastidio, la cosa non mi dispiace affatto. È vero che in palestra la mia amica Marika mi saluta con “Ciao tette” e che correndo sobbalzano dolorosamente tanto da farmi indossare due top uno sull’altro. Vero anche che il barista non mi guarda più negli occhi e che di notte mi tirano come se avessi fatto la mastoplastica. Però , diamine se sono belle, piene, alte e dure come pietre. E proprio ora che ho perso qualche chilo, quando in genere i miei dimagrimenti iniziano sempre dal seno e passano al sedere solo quando il primo è ridotto ai minimi storici.

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Di Ginevra (del 22/05/2008 alle 19:37:39, in Psiche e sessualità, letto 295 volte)

Stamane ho rivisto Liuba. Ve la ricordate? L’ex-compagna fricchettona che un paio di mesi fa mi mostrava fiera gli eco-jeans pagati un occhio della testa. Bene. È in partenza per uno dei suoi viaggi “spirituali” a tempo indeterminato, destinazione: India. Passo a prenderla e, dopo il solito pranzo vegano, saltiamo sul mio bolide e partiamo alla volta dell’aeroporto. Al decimo km di raccordo, eccoci imbottigliate in un marasma di macchine e, quel che è peggio, una sensazione familiare dall’interno mi ricorda un particolare scabroso. Ho dimenticato di cambiarmi il tampax e l’area di servizio è appena passata.

Alla prossima, di questo passo, mancano almeno 3 quarti d’ora e a quel punto la macchina sarà già inondata. Mentre m’insolentisco, confesso a Liuba la vergognosa imprudenza. “Che cosa? Sei ancora alle prese con quegli arnesi medioevali?” Esplode, palpebre sgranate, riferendosi ai tamponi assorbenti, nemmeno avessi detto che al posto della ceretta mi strappo i peli uno ad uno con la pinzetta. Interdetta e, ammettiamolo, lievemente prevenuta, mi preparo ad una delle sue impraticabili soluzioni new-age, mentre la vedo frugare nel bagaglio a mano.

Tira fuori un fagottino da cui estrae una coppetta di gomma trasparente dal nome suggestivo: “Mooncup”. A sentir lei, dopo averla provata non se ne può più fare a meno. La mia sorpresa cresce a dismisura quando mi spiega che, dopo averla inserita in vagina, bisogna lasciare che raccolga il sangue per 4-8 ore, dopodichè svuotarla e ripetere l’operazione fino alla fine del ciclo. Comincio a capire ma, aldilà del notevole risparmio sugli assorbenti (la mooncup dura 10 anni!), lo scenario che mi dipingo è piuttosto macabro. Gigantesca, scomoda, poco sicura, la immagino smarrirsi al mio interno e riapparire tra le mani del Dott. T che mi salva appena in tempo da setticemia fulminante o choc anafilattico. Infastidita da quella vista e dagli sforzi per bloccare il flusso, la ascolto elencare le virtù della ‘coppa della luna’: è asettica, anallergica, pratica, comoda, eco-friendly e così via.

Finalmente, Fiumicino, giusto in tempo per mettere Liuba sul dannato volo per Bombay. Ormai, tra me e la toilette, c’è solo il check-in ed io sono ancora asciutta. Sono grande, ce l’ho quasi fatta, alla faccia sua e della diabolica mooncup. Sollevata, apro il portabagagli ma, afferrato il pesante bag-pack, succede l’irreparabile: lo sforzo compiuto fa uscire tutto ciò che fino allora avevo eroicamente contenuto. 15 minuti dopo, conquistata la privacy del bagno aeroportuale, il mio stato è drammatico. Fortuna che, per una volta, non manca la carta igienica, appena sufficiente per pulire me, il pavimento e fabbricare un informe malloppo che spero mi copra per tutto il viaggio di ritorno.

Seduta in macchina, al riparo dallo sguardo inquisitore della mia amica, faccio mente locale e, nei pressi di casa, mi fermo dal farmacista di quartiere. Davanti a quel camice bianco che mi spiega i vantaggi igienici della mooncup (che naturalmente non comprendono la protezione da gravidanza e malattie), ogni pregiudizio decade e, sborsati 30 €, me ne aggiudico una della mia taglia. Quasi non credo ai miei occhi quando, tra le mura confortanti del mio bagno, do inizio all’esperimento. Davanti a me, le immagini del giorno in cui passavo dai Lines con le ali al primo assorbente interno: mezza scatola sprecata ed un fastidio da attrito che mi faceva accapponare la pelle come il gesso sulla lavagna. Basta. Leggo le istruzioni, piego la gomma e, con un sospiro di sollievo, do il benvenuto alla nuova arrivata.

 

 

 

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Di Ginevra (del 14/05/2008 alle 16:45:28, in Psiche e sessualità, letto 334 volte)

Forse è solo un’impressione, ma è da un po’ che intorno a me vedo esplodere una tendenza parallela a quella opposta e contraria delle "ragazze Peter Pan". Spuntano pance ad ogni angolo di strada, m’imbatto in passeggini che escono dal bar, oppure in zaini, fagotti e port-enfant dal prezioso contenuto che troneggiano sui petti fieri di giovanissimi papà. Come è possibile, mi domando, non siamo nell’era dei salari immobili, dei giovani senza futuro, delle donne in carriera in fuga dalle responsabilità? Da qui un dubbio amletico: non sarà mica l’insorgere di un larvale quanto inopportuno istinto di maternità a rendere i miei occhi particolarmente sensibili a ciucci, pannolini, fiocchi rosa e celesti? Cercare riparo psicologico confrontandomi con le mie conoscenze non fa che accrescere i miei sospetti. Non passa un mese che, da qualche parte, arriva la notizia di un’amica in dolce attesa. Un altro volto su cui vedo spuntare la luce che, è proprio vero, lo rende più bello. Fortunatamente, l’inconsapevole saggezza che da sempre mi spinge a stringere amicizie con gente più grande si rivela oggi utilissima alleata. Così mi godo l’allegro vivaio, sollevata dal fatto che a 25 anni è ancora presto per sentirsi "in ritardo".

Ne parlo alla mia cara sorella seguace di Saffo, come sempre quando cerco di sedare i miei istinti femminili, e lei mi fornisce la giustificazione che mette a tacere la mia coscienza. Lapidaria, mi diagnostica un precoce ma effimero desiderio di maternità, destinato a soccombere davanti a considerazioni d’ordine anagrafico, estetico, logistico, ludico, professionale, psicologico... La sua invidia del pene è banale almeno quanto il mio tentativo di dissimulare le mie due metà in evidente contrasto, ma sto al gioco lo stesso. Così escludo categoricamente l’ipotesi e, riguardo al baby boom che pare circondarmi, concludo con cinismo apparente: "Si salvi chi può".

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Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG