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Guardate qui cosa ho 'pescato' in rete mentre cercavo il video clip di “Like a virgin”? Niente Madonna in guepiere stile compianta Bettie Page, ma un nutrito gregge di ragazzine made in States che con sguardo incantato sembrano (giustamente) venerare il proprio ‘daddy’ ancor più della croce che le sovrasta. “Che cos’è… “, mi domando, “una cerimonia di prima comunione?”. Mhhh… a giudicare dagli abiti e dai giri di walzer, sembra più un debutto in società…
Ascolto meglio, strizzando al massimo il mio listening incerto e capisco: è un rituale di virginity pledge. Le fanciulle in erba, ancor prima di aver chiaro il concetto stesso di sesso e, di sicuro, prima di aver mai provato il benché minimo formicolio al basso ventre (causa incontro ravvicinato con coetaneo di sesso maschile) hanno già scelto di non volerne sapere. Almeno fino al matrimonio, all’arrivo di quel “amore vero” osannato dalla Southern Baptist Convention che nel 1993 inaugurava la geniale trovata con un programma intitolato, appunto, “True Love Waits”.
Un patto con Dio, con la loro famiglia e con la comunità evangelica cristiana, numerosissima in terra anglosassone. E, naturalmente, una promessa a se stesse in largo anticipo sullo sviluppo di una vera e propria coscienza (sessuale o non). A spiegare loro il perché e il percome di quella “scelta” (se non lo hanno già fatto come nel caso delle pledger già ‘grandi’) ci pensa la “Abstinence-only sex education” e cioè un tipo d’educazione sessuale che enfatizza l’astinenza dal sesso prematrimoniale, i cui programmi sono direttamente finanziati dal governo.
Ora, se tutto questo dovesse suonarvi in qualche modo “plagiante” per le piccole yankee del video, non temete! Tornate pure a gustarvi le sete e i velluti dei loro vestitini, gli occhi commossi e quelli soddisfatti dei loro genitori che stringono le minuscole dita cinte dai “silver ring” (le fedi d’argento simbolo del voto). In fondo - a ben guardare - il tutto pare davvero ridursi a un debutto in società. Quella delle comunità puritane in cui, senza il "virginity pledge", l’adolescenza di quelle bambine probabilmente non sarebbe cosa facile.
Quanto ai risultati reali della loro futura condotta sessuale, contraccettiva e preventiva, è tutta un’altra storia, di cui si occupano studi che descrivono scenari meno rosei di quelli immaginati da chi, strappando quella promessa, pensa bene di tutelare la loro adolescenza. A quanto emerso dalle ricerche (“Pediatrics” 2009), gli adolescenti che rispettano il “voto di verginità” hanno le stesse, se non maggiori, possibilità di sviluppare malattie a trasmissione sessuale di quelli che hanno un’attività sessuale completa, data la tendenza di molti a sostituire il rapporto vaginale con quello orale ed anale. Ed è proprio l’impossibilità d’incorrere in gravidanza a rendere lassisti nei confronti del contraccettivo di barriera, necessario anche in caso di rapporti orali e, soprattutto, anali se si vuol proteggersi dalle malattie a trasmissione.
Per non parlare dei numerosissimi ‘pentiti’ che, strada facendo, sacrificano il proprio voto sull’altare della conoscenza. Questi, arrivati al primo rapporto completamente impreparati (grazie ad un educazione sessuale che predica l’astinenza come unica prevenzione possibile), sono le prime vittime di gravidanze indesiderate e malattie contro cui il governo s’illude di proteggere con una spesa annua di più di 200milioni di dollari. Prezzo eccessivo - non trovate? - per quel numero, sebbene elevato, d’anelli d’argento che attestano una fede troppo precoce, forse mendace, potenzialmente aggirabile e, a quanto pare… pericolosa! Guarda il video: http://it.youtube.com/watch?feature=related&v=z_KL92oBWcQ
Ore 8 spaccate: tazza in mano e fresca come rugiada, sono già al computer. Sollevo lo schermo e comincio a battere sui tasti.
Ore 8.10: la mia foga produttiva è turbata dal citofono violento. Non rispondo: sarà la posta.
Ore 8.15: squilla il cellulare, una volta sola. Lo impugno e leggo: “Chiamata non risposta: Sara”, che dovrebbe essere a scuola, ma probabilmente ha marinato, pensando bene di deliziare la mia mattinata.
Ore 8.20: il mio lavoro può dirsi concluso, mentre iniziamo la colazione che sembra il bottino di una rapina alla cornetteria e stiliamo l’ordine del giorno: “Jacopo”… tanto per cambiare. Sembra che il problema questa volta sia nel suo Personal Computer. “Probabilmente è l’hard disk, l’ha mai riformattato?”.
“Ma no, che hai capito! Non quel PC, il muscolo PC! Quello che controlla il riflesso eiaculatorio! A quanto dice la questione è seria, non si tratta d’egoismo, né d’ansia per una precoce paternità (ormai lei è ben protetta) e non più d’inesperienza. Pare lo abbia ammesso anche lui: “Sara, trovatene un altro, sono un eiaculatore precoce!”.
Il ragazzo è distrutto, ma per fortuna cosciente e deciso a porre rimedio. Io la spingo ad accompagnarlo da un andrologo per stabilire di che grado di “precocità” si tratta ma lei pare sorpresa. Pensava che appartenessero tutti alla stessa categoria di sfigati ed il fatto che almeno il 40 % degli uomini prima o poi si scontra con l’impronunciabile problemino naturalmente non
C’è chi accusa cattive abitudini masturbatorie (troppe e troppo frettolose), chi lo stress e la tensione emotiva (si sale al secondo grado), chi soffre di squilibri neurochimici (grado 3, la cosa si fa un po’ più seria…) e chi è meglio che corra dall’andrologo se non vuol passare all’ultimo stadio, versione aggravata del terzo.
La sua bocca è spalancata ed io le indoro a pillola citando le fonti: “Stai tranquilla! Nulla che non possa essere risolto o, quantomeno, ridimensionato rinforzando il muscolo PC con degli esercizi ad hoc”.
Con mia grande sorpresa Sara si congeda prima del previsto, previa telefonata a Jacopo in cui preannuncia una spremitura all’ultima goccia fissata per le 9.45. Un tentativo in extremis per allungargli le distanze, l’ultimo prima di passare al piano G. “Perché G?”, le domando. “Perché è il tuo: AN-DRO-LO-GO!”