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blog » Archivio : Salute femminile (inverti l'ordine)
Di Ginevra (del 23/04/2008 alle 13:13:44, in Salute femminile, letto 305 volte)

Per evitare le interminabili code verso il mare durante i week-end primaverili, sfrutto i vantaggi del mio lavoro precario. Non ‘timbrando il cartellino’, posso permettermi di giocare d’anticipo e ritagliarmi una giornata tutta per me. Mi attacco al computer per due giorni e due notti e, al primo cielo senza nuvole, me ne vado a fare il bagno a Capocotta nel bel mezzo della settimana lavorativa.

Inaugurare la stagione tuffandomi direttamente nell’acqua ancora gelata per me è cosa sacra. Il battesimo salato, però, deve avvenire al riparo da occhi indiscreti, almeno finché un po’ d’abbronzatura non intervenga a velare i miei pudori a buccia d’arancio. Ma procurarmela non è facile come sembra, dato che il dermatologo, non potendo oscurare il sole, mi costringe a cospargere viso e corpo d’inespugnabili schermi anti-UVA. La ragione è scritta nelle fitte costellazioni dei miei nei. Mappe che il dottore è solito sbandierare ad ogni controllo semestrale, segnalando nuove minacce da estirpare.

A sentire lui lo stato della mia pelle sfiora la "fotofobia", un regalino ereditato dal mio lentigginoso papà, al quale pure infligge sistematicamente la rimozione di basaliomi, cheratosi e futuri melanomi. Mia madre l’accusa d’interventismo ossessivo e, malgrado l’incoscienza in tema di salute, può darsi abbia ragione. Ma il Dottor D. è così autorevole dietro lo schermo degli occhiali e della mia ecoluminescenza ingigantita al computer che, spinta dalla strizza, mi piego docile alla lama del suo bisturi.

Essendo in parte colpevole della mia situazione ‘a rischio’, data l’abitudine in età più acerba di spalmare al primo sole idratante e bergamotto, ora sono diventata maniacale. E in vista della prossima fuga mi munisco di uno schermo totale nuovo di zecca. Durante la visita in farmacia, scopro che è in corso l’annuale campagna di sensibilizzazione promossa dal "Centro per la pelle sana" in collaborazione con Vichy, ISPLAD e Federfarma. Due strutture itineranti stanno portando in giro per le piazze d’Italia un’equipe di dermatologi e farmacisti che, gratuitamente, aiutano i visitatori a conoscere caratteristiche ed esigenze specifiche. Dopo aver compilato un "passaporto della salute della pelle" gli specialisti informano sulla composizione dei dermocosmetici e sul loro corretto utilizzo per mantenere l’equilibrio e la bellezza della pelle.

Prima di cena chiamo l’ 800 916 481 e una voce mi risponde che il numero verde è attivo dalle 9 alle 18. Così vado su www.centripellesana.com e scopro che il tour è solo all’inizio e che, tra le tante tappe, passerà naturalmente sia da Roma (23 maggio) che da Milano (14 giugno), dove sono spesso per questioni lavoro. Il mio passaporto della pelle è quindi assicurato. E magari è l’occasione buona per capire se il Dott. D esagera o no e se la mia 25esima estate segnerà il passaggio ai cosmetici anti-age. Giuro che il sole non protetto non lo prendo più, ma non ditemi che è già scoccata l’ora del retinolo!

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Di Ginevra (del 18/05/2008 alle 09:00:17, in Salute femminile, letto 543 volte)

Probabilmente avrete sentito parlare di HPV vista la campagna pubblicitaria che dall’inizio della primavera promuove il vaccino contro questo minuscolo ospite che si annida indesiderato nel nostro apparato genitale. Si chiama Human Papilloma Virus ed e' il maggior fattore di rischio del pericoloso cancro alla cervice.

C’è chi saluta il vaccino gridando alla rivoluzione e chi, più scettico, ne sottolinea i limiti, soprattutto per le non “giovanissime”. Entrambi i vaccini in commercio (“Gardasil”, tetravalente per tipi d’hpv a basso ed alto rischio cancerogeno, e “Cervarix2, bivalente per i tipi d’HPV oncogenici) sono infatti indicati per la fascia anagrafica compresa tra i 9 e i 26 anni.

Bene, ho un anno di tempo, ma il dato mi confonde. Perché la possibilità d’usufruire del vaccino, che oggi mi accomuna ad una bambina di 10 anni, appena compiuti i 27 sarà già sfumata? La decisione del Servizio Sanitario Nazionale di rendere il vaccino gratuito per le nate nel 1997 mi ricorda che i target si determinano su statistiche e probabilità. Le dodicenni di oggi rappresentano l’ultima generazione di cui si è in grado di presumere la verginità. Per definizione quindi non possono ancora aver contratto l’infezione che si trasmette – appunto - per via sessuale. Mentre già dopo la “prima volta”, il vaccino ha senso solo dopo che il test HPV, effettuato dal ginecologo, abbia escluso l’avvenuto contatto con il virus. In caso contrario, il vaccino non è più utile, o perché il virus e’ gia’ in incubazione, o perche’ il nostro corpo ha già sviluppato gli anticorpi.

La possibilità che il test HPV risulti positivo cresce con gli anni, di pari passo all’attività sessuale. È stimato che la percentuale di donne che nel corso della vita entrano in contatto con il virus è del 75% e tra queste, il 15% sviluppa lesioni precancerose (come condilomi anogenitali) di cui l’1% degenera in carcinoma.

Su questi dati, tutt’altro che confortanti, dovrebbe riflettere chi, considerati i costi (circa 500 euro per le 3 dosi da fare nell’arco di 6 mesi), liquida il vaccino come inutile eccesso di zelo. Quindi, se come me, avete a cuore la prevenzione almeno quanto unghie e colpi di sole, date un’occhiata a queste altre cifre. L’attuale incidenza del tumore della cervice e’ pari al 6 % delle neoplasie femminili, nel 98% dei casi (leggasi tutti) la patologia deriva dalla presenza degli HPV a cui il vaccino è indirizzato. Percentuali che pesano nella vexata quaestio che vede schierati tra gli oppositori i soliti bacchettoni che, proponendo l’astinenza come unica forma di prevenzione, considerano il vaccino un nulla osta ai rapporti prematuri e incontrollati.

Un altro aspetto da non sottovalutare e’ che l’obbiettivo di una campagna di vaccinazione non si limita ai soggetti vaccinati, ma soprattutto tende ad eliminare il serbatoio del virus nella popolazione. Cio’ fa sì che degli effetti benefici risentano anche le donne che, da qui a qualche tempo, pur non essendo vaccinate avranno meno probabilita’ di venir in contatto col virus.

Ma attenzione! Vincere la battaglia contro l’HPV, non significa vincere la guerra contro il tumore alla cervice (che purtroppo conosce altre ragioni). Che si scelga o meno di ricorrere all’iniezione anti-papilloma, il primo alleato contro questo male resta il fastidioso (sebbene più economico) pap test.

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Di Ginevra (del 29/05/2008 alle 18:59:04, in Salute femminile, letto 250 volte)

Ce l’ho fatta. Finalmente, dopo mesi di sudore ed alimentazione controllata, la bilancia non è più mia nemica. Ricomincio a vivere. Non solo adesso ho di nuovo voglia di comprare abiti, camicette e lingerie ma, cosa ancor più importante, inizio il lento ma inesorabile recupero del vecchio guardaroba. Il fatto riveste un’importanza capitale, data la mole del mio armadio strapieno. Certo, non ho ancora riconquistato la forma migliore, ma sono sulla buona strada per toccare il picco positivo dell’effetto fisarmonica.

Ogni mercoledì ripeto la prova abiti, ed ogni volta recupero una t-shirt, un paio di short, una giacchetta che credevo perduti, ma soprattutto, uno dei miei adorati jeans il cui numero ad oggi ammonta a 28 paia. Quasi non sto nella pelle quando, ieri, trattenendo il respiro, riesco a chiudere con un colpo secco, la zip degli splendidi “No-Lita” pagati un occhio della testa nella boutique vicino casa di mia madre. “Cacchio quanto sono stretti! E meno male che Oliviero Toscani ha promosso la campagna del brand puntando il dito contro l’anoressia!”, confesso a me stessa, mentre - estasiata - contemplo la mia immagine allo specchio. Vabbè, si sa che il tessuto cede dopo qualche giorno. Intanto io ci sto dentro di nuovo e ci sto una favola, sebbene non propriamente comoda. Meglio di così “si muore”: giusto in tempo per la festa di Priscilla.

Soddisfatta salgo sul motorino di Luca e, insieme ai pantaloni della felicità, schizziamo al locale dove, per tutta la sera, mi godo apprezzamenti incoraggianti sulla mia forma ritrovata. Fortuna che nessuno si accorge che praticamente non sto respirando. Il mio sedere dimostra una taglia di meno, ben contenuto dallo spesso tessuto griffato, le gambe lievitate si nascondono sotto al taglio scampanato e le caviglie, che chiederebbero pietà, sono ‘imbavagliate’ dagli stivali a spillo. Riesco a non pensarci, distratta dalle chiacchiere e dalla musica. Galvanizzata da tutti quei complimenti, dopo il terzo mohito, mi lancio persino in danze frenetiche.

Sulla via del ritorno, con il vento in faccia, mi desto da una lunga anestesia. Ho i piedi in fiamme, i polpacci che scoppiano e le pieghe dei jeans che mi tagliano gli inguini. La sorte peggiore è toccata al mio pube violentato ad ogni buca dalla cucitura rinforzata. Arrivata a casa sono un automa. Scale. Tuta. Infradito. Pipì Ginevra. Pipì cane. Letto. Svengo.

Questa mattina mi sveglio tumefatta. I postumi della festa, più che all’alcol, li devo a ciò a cui ho sottoposto il mio corpo dalla vita in giù. Scendo dal letto e comincio a camminare sui carboni ardenti mentre, tra le gambe, un altro bruciore auto-inflitto mi spinge sotto la doccia prima ancora della sacra colazione. Sotto il getto d’acqua, a dispetto della magrezza, scopro due zampogne che collegano il bacino alla zona dei malleoli. A proposito, che fine hanno fatto i miei malleoli? Mi trascino al computer e, passando davanti allo specchio, mi domando se sono io quella lì o la bonazza che vedevo riflessa ieri. Glisso sulla risposta e mi metto a lavorare.

Sono ancora qui, reduce da ore di martirio intervallate da abluzioni gelate, litrate d’acqua fredda e succo di mirtillo che aiutano a drenare le mie membra compromesse. E il caldo di certo non aiuta. Intanto ho chiamato l’angiologo che mi ha dato appuntamento per martedì. La mia situazione circolatoria non dev’essere delle migliori. A meno che un paio di jeans non sia in grado di ridurre un individuo in queste condizioni. Beh – rifletto – visto il valore che sono riuscita ad attribuirgli non so quale ipotesi possa risultare peggiore ai miei occhi. Ma si può essere così stupide? Rimando il quesito a martedì e mi ributto nella vasca.

 

 

 

 

 

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Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG