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Vi dicevo del dottor T e delle sue rivelazioni sul salvifico auto-esame del seno. Niente di più di una "sana abitudine mensile", che ruba solo pochi minuti e che, scopro con orrore, avrei dovuto iniziare ad adottare ben 5 anni fa, una volta compiuti 20 anni.
Ma cominciamo da principio, dal momento in cui, piombata come una furia nello studio del gine, mi sottoponevo al suo neutrale palpeggiamento, rivolgendogli la fatidica domanda: "Dica la verità dottore! Quanto tempo ho?". Lui, ridendo sotto ai baffi, mi rispondeva con un'altra domanda: "Dica, piuttosto, a quanti giorni è dalle prossime mestruazioni?". Due, tre... cinque forse... Ma perchè!?!!
A quanto pare, "semplicemente perchè, in prossimità delle mestruazioni, non c'è niente di più normale che avere il seno gonfio e "granuloso", per questo il momento ideale per autoesaminarsi è a circa una settimana dalla fine del ciclo.
Questo si chiama iniziare bene... E poi?
"Poi si rilassi e con calma le spiego in poche regole come si fa a praticare da sola questa semplicissima norma preventiva. Lo sapeva che circa il 90% dei cancri al seno ("Dottore, non dica quella parola!") sono autodiagnosticati, e che - se presi allo stadio iniziale - circa il 70% è curabile?". Okey, okey, passiamo alla pratica...
Doccia o vasca da bagno, mi consiglia, sono i luoghi ideali, per via dell'acqua insaponata che aiuta le dita a scivolare sulla superficie dei seni. Una volta a mollo, si comincia a palpeggiare con movimenti rotatori delle dita unite e piatte che, partendo dalla clavicola e proseguendo lungo tutta la base del seno, muovono a spirale fino a raggiungere il capezzolo.
Arrivati qui, bisogna controllare, strizzando delicatamente, se dal capezzolo fuoriescono secrezioni di qualche tipo, come sangue o liquidi vari. In quel caso, inutile dirlo, "mi telefoni... e di corsa!"
Una volta uscita dalla doccia, ci si sposta davanti ad uno specchio... "Venga qui, non si faccia pregare", e con le mani lungo i fianchi si osservano attentamente contorni e superfici delle mammelle. "Tutto regolare".
Si prosegue l'osservazione allo specchio in altre due posizioni. Mani dietro la nuca e gomiti verso l'esterno, contraendo i muscoli del petto ed osservando di nuovo cosa accade ai contorni... ("Niente, mi pare"); e poi, premendo le mani sui fianchi, con spalle e schiena dritte e petto in fuori... ("Scusi dottore, a me i contorni sembrano sempre uguali", "Appunto, le assicuro che, se così non fosse, se ne accorgerebbe subito").
Infine, sdraiata sul letto a pancia in su, braccio sinistro piegato sotto la testa e spalla sinistra appoggiata ad un cuscino in modo che il seno venga fuori ben teso, si ripete la stessa palpazione (clavicola-capezzolo) già effettuata con i primi movimenti rotatori. "Niente di più facile, magari mentre si spalma la crema per il corpo".
"Domande?", mi chiede infine il gine.
"Sì dottore, una. Ma, in tutto questo, cosa stiamo cercando esattamente?".
Noduli, secrezioni, zone raggrinzite, infossature della pelle o del capezzolo, alterazioni del colore, desquamazioni... "Ma direi che è meglio che NON li troviamo. Comunque, ha capito?".
Direi di sì.
"Bene. Allora si alzi, e ricominci lei con l'altro seno".
Ahimé, più passa il tempo e più la mia sindrome premestruale, fino a qualche anno fa perfettamente sconosciuta, diventa lunga e fastidiosa. Una serie di sintomi più o meno decifrabili, si confondono tra loro. Fra stati nervosi, botte di ansia intervallate a guizzi di entusiasmo, improvvisi cerchi alla testa, gonfiore diffuso, gambe pesanti, pelle lucida e tempestata di odiosi brufoletti... dimentico qualcosa? Ah, certo, come no! La così detta 'tensione mammaria'... eufemisticamente parlando. E pensare che per lungo tempo l'ho considerata il sintomo più 'generoso', capace persino di compensare il fastidio degli altri con la gioia per quella taglia in più e di farmi esclamare: "Peccato duri solo una settimana!". Non l'avessi mai detto, le mie tette mi hanno preso in parola, dolendo sempre più a lungo, tanto che ormai – sommando ovulazione, periodo premestruale e giorni di mestruazioni – mi perseguita per quasi tre settimane! È mai possibile?!, mi ripeto sempre più spesso quando il seno sembra dover espodere da un momento all'altro e non c'è reggipetto che tenga! È mai possibile avere il petto trafitto da mille lame?! Così vengo colta da paranoia, immaginando di essere la giovane vittima di un male impronunciabile già al suo stadio terminale. Mi tocco con le dita e, oltre a farmi ancora più male, sento strane protuberanze... ghiandole... spero. Così mi risolvo e telfono al dott. T, il ginecologo, che accetta di vedermi in giornata "giusto il tempo necessario ad insegnarmi due o tre cosette - dice – che mi faranno stare meglio"! Per la prima volta mi precipito senza pensare all'imbarazzo ma solo all'ansia di sapere cosa il Dott aveva in serbo per me. Trenta minuti dopo lo scoprivo: autoesame del seno.
Questa primavera non fa eccezione, se non per il fatto che a quel neo, nascosto tra braccio e seno destro, ero proprio affezionata. “Gynevra, che ci vogliamo fare se mi sta cambiando forma?! E lo stesso vale per quel bastardo che ti è spuntato sul bicipite sinistro sotto al sole australiano. Sono passati 2 anni: è ora di toglierlo…”. A quanto pare, il fatto che ormai da lungo tempo io mi protegga ossessivamente con protezioni sempre più alte poco importa, se non a far sì (dettaglio non trascurabile) che la situazione non peggiori ulteriormente. Centinaia di euro sacrificati di anno in anno per aggiudicarmi le 'ultime grida' dei solari anti-UVA ed UVB, con schermi sempre più alti: 40, 50, 60, 80, 85+... in un costosissimo crescendo.
Ora arriva questa ultima trovata americana, la crema solare a fattore di protezione 100+! Valentina, l’ha già ordinata per la piccola Federica, che dice non vuole si 'riduca' come me, ed io stavo per fare lo stesso... Peccato che, proprio ieri, tornata nello studio del dermatologo per togliere i punti di sutura, il Dott. D mi mette in guardia da quella che sembra essere l’ennesima bufala pubblicitaria. Lo schermo ‘totale’ non esiste. La stessa definizione, insieme a quella di 'sun block' assoluto, è già da un anno bandita dai nuovi prodotti in commercio, per decisione della Commissione europea che l’ha giudicata fuorviante. Men che mai, va da sé, il millantato fattore di protezione 100+ può essere considerato un valore aggiunto e quindi meritevole di essere pagato a prezzo di novità utile e rivoluzionaria.
Relata refero: il limite oltre il quale il numero esposto in etichetta si trasforma da fattore di protezione effettivo a salatissima bugia è di 50+. Una soglia che, in percentuale, si traduce in un rassicurante e 'quasi' totale 98% di protezione dalle scottature. Tutto il resto... è impura fantasia!