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Il Punto VI(P)

Due chiacchiere con Camila

Camila Raznovich
È nata a Milano da papà russo-argentino e mamma Toscana. E fino a 10 anni ha vissuto in India. Sarà per questo che Camila Raznovich, 33 anni, adora viaggiare come stile di vita e nutre curiosità verso ogni cosa che la circonda. Volto simbolo della televisione MTV Italia, conduttrice di "Loveline", seguitissimo programma sugli affari di cuore e di sesso del giovane pubblico dell’emittente musicale, ha al suo attivo trasmissioni radiofoniche, spot pubblicitari e conduzioni su quasi tutte le altre reti nazionali: Italia 1 ("Night Express"), Raidue ("Sformat"), La7 (con il talk show "Relazioni pericolose") e Raitre (con il programma di cronaca nera "Amore Criminale"). Collabora con il Corriere della sera e cura una rubrica della posta per il mensile "Max". Ha scritto due libri (l’autobiografia "Lo rifarei" e "Loveline. Il sesso affrontato senza morbosità o imbarazzo", con il sessuologo Marco Rossi). Ha letto tutte le opere di Isabel Allende e non perde un film con Robert De Niro.

Che idea si è fatta, nella sua esperienza con "Loveline", del concetto di sessualità consapevole nelle ragazze italiane?

La definirei contraddittoria. Per certi aspetti, cadono le braccia; per altri, c’è molta curiosità e voglia di imparare.

Eppure le statistiche dicono che più di una ragazza su due affronta senza nessuna prevenzione il rapporto sessuale.

Non è solo colpa della loro sventatezza. Il fatto è che ancora non esiste una seria educazione sessuale nelle scuole. Si dovrebbe fare di più, anche coinvolgendo la famiglia, altro componente piuttosto assente nella formazione sessuale. Non è un po’ troppo sperare che le ragazzine di oggi si rivolgano ai genitori, invece che ad amici o ai mass media?

In parte purtroppo è vero: molto spesso, invece che con i genitori, le ragazze preferiscono andarsi a chiarire i dubbi nei forum internettiani o nei programmi Tv dedicati al sesso come la mia "Loveline". E quando ci contattano, è demoralizzante: sentiamo porci domande che ci aspetteremmo da ragazzine degli anni Cinquanta cresciute in collegio, non per donne del secondo millennio.

Che tipo di domande?

Non sanno proprio nulla di orgasmo e ancora meno di fecondazione: una voleva sapere se avendo fatto sesso anale con il suo ragazzo rischiava di restare incinta, un’altra temeva di essere rimasta incinta solo perché aveva fatto il bagno insieme con il fidanzato…

Lei invece che genere di educazione sessuale ha avuto?

Sono stata molto fortunata. Mia madre ha cominciato a parlarmi di sessualità già alle scuole medie, poi mi accompagnò dal ginecologo perché mi spiegasse i metodi di contraccezione. Ero una mosca bianca, le mie compagne di classe non hanno mica avuto lo stesso trattamento: in casa loro non si poteva neanche pronunciare la parola "sesso".

Questa differenza, col tempo, le ha portato vantaggi?

Ma certo. Ha cambiato la mia vita sessuale in meglio, rendendola più serena e consapevole. Le mie amiche, invece, continuavano a essere terrorizzate…