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Cecilia Dazzi
Non è solo una delle attrici di cinema e fiction più richieste del momento. Ma anche volto pubblicitario, autrice di canzoni (come Capelli con cui Niccolò Fabi vinse il premio della critica a Sanremo 1997), regista di cortometraggi (dei quali si autodefinisce "cintura nera"…). Cecilia Dazzi, 38 anni, romana, ha debuttato adolescente nel cinema in un cast stellare (Vittorio Gassmann, Stefania Sandrelli, Carlo Dapporto…) nella Famiglia di Ettore Scola. Ha lavorato con Carmelo Bene, Nanni Moretti e Cristina Comencini. Dopo aver studiato recitazione a New York, è stata assistente di Carmelo Bene. Dalla serie tv "I ragazzi del muretto", nel 1991, al David di Donatello come migliore attrice non protagonista per il film "Matrimoni" di Cristina Comencini, ha collezionato collaborazioni illustri (come "Il Caimano" di Nanni Moretti), conduzioni televisive (per due stagioni il programma "La valigia dei sogni" su La7), fiction dai grandi ascolti ("La Squadra"), spot pubblicitari.
Si ricorda il suo primo impatto con la contraccezione?
Certo, ero piccolissima. Avrò avuto sette, massimo otto anni. Trovai in un cassetto il diaframma che usava mia madre. Con tutta l'innocenza di una bambina di quell'età, le chiesi cosa fosse…
E lei cosa le rispose?
Mi disse la verità. Mi spiegò tutto per filo e per segno. Da questo punto di vista, mi reputo molto fortunata: sono cresciuta con una madre illuminata, dal punto di vista delle spiegazioni sul sesso. Nonostante l'abbia fatta penare un bel po'…
In che senso?
Sempre da piccolissima, scoprii con un mio amichetto una confezione di pillole anticoncezionali in camera di mia madre: erano belle, tutte rosa… Finì che ne mangiammo tre o quattro a testa. E al pronto soccorso ci fecero una lavanda gastrica. Non mi dimenticherò mai la faccia terrorizzata di mamma. A ripensarci ora, non riesco a capacitarmi dell'enorme rischio che ho corso.
Che idea si è fatta del concetto di sessualità consapevole nelle ragazze italiane?
Credo siano molto superficiali. E che il bombardamento mediatico a cui sono sottoposte non contribuisca a migliorare la situazione: c'è troppa informazione su certi temi, soprattutto fatta in modo sbagliato o strumentale. Basta pensare a quanto è facile accedere alla pornografia, la cattiva educazione per antonomasia sul rapporto sessuale.
A chi affiderebbe il compito di informare sulla sessualità consapevole?
Anzitutto ai genitori, ma bisognerebbe che parlassero chiaramente, senza falsi moralismi o tabù. E mi rendo conto che è molto difficile. Poi alla scuola, introducendo lezioni di educazione sessuale tenute però da professori franchi, non bigotti.
Ha mai provato imbarazzo nell'usare metodi anticoncezionali?
Mai. Al massimo, ho faticato a far accettare la cosa al partner. E invece andrebbe considerato come un segno di profondo rispetto verso se stessi e verso gli altri.