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Francesca Inaudi Ora che tutti la conoscono grazie alla televisione (da tre anni è uno dei volti più familiari di Distretto di polizia su Canale 5), può suonare strano che Francesca Inaudi, 30 anni, originaria di Siena, sia in realtà nata come attrice di teatro. E che teatro: il Piccolo di Strehler, la cui scuola frequentò nel ’96 per volere dello stesso “maestro”. Al cinema, l’abbiamo vista nel pluripremiato Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario. Quindi, in L’uomo perfetto di Luca Lucini, La bestia nel cuore di Cristina Comencini e Io e Napoleone di Paolo Virzì. Dopo l’estate la vedremo nella fiction di Raiuno Questo è amore, dove sarà Maya una ragazza che ama godersi la vita e il sesso. C’è chi l’ha già paragonata a Bette Davis e Charlotte Gainsbourg. Ma lei, lontana da ogni divismo, resta con i piedi per terra e nella corrispondenza con i lettori del suo sito (www.francescainaudi.it) conclude tutti i messaggi con un “peace”: pace.
Ricorda il suo primo impatto con l’educazione sessuale?
Ho avuto una grande fortuna: mio padre, che è ginecologo, ha cominciato a spiegarmi come funzionavano le cose in questo campo a otto anni…
E quando è ricorsa per la prima volta alla contraccezione?
A 17 anni, anche in questo caso per merito di mio padre, che in realtà era preoccupatissimo: ricordo che mi diede la pillola monofasica, un’autentica bomba, ero gonfia di ormoni e a un certo punto l’ho implorato di prescrivermi qualcosa di più leggero.
Ne parlavate anche tra amiche?
Diciamo pure che io ero per loro una specie di educatrice sessuale: non avendo, come me, medici in famiglia, erano quasi all’oscuro di tutto. Così finiva sempre che io spiegavo, chiarivo, davo consigli su questo o quel metodo contraccettivo.
Crede che oggi le ragazze italiane siano più consapevoli rispetto al passato?
Tutt’altro, ho l’impressione che ci sia invece un certo arretramento dovuto anche una crescente tendenza moralistica della società in cui viviamo. Le ragazze, soprattutto al Sud, non sanno proprio niente: ignorano ad esempio che la cosiddetta pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo; non sanno che, essendo appunto “del giorno dopo”, si può prendere il giorno dopo senza dover correre disperate al pronto soccorso durante la notte; non sanno che esistono altre alternative alla pillola e al diaframma, come il cerotto…
A chi dovrebbe essere affidato il compito di informare sulla sessualità consapevole?
Sono convinta che anzitutto la scuola dovrebbe assumersi seriamente questo compito. Ma questo non significa che anche altri soggetti dovrebbero prendersi le loro responsabilità, a partire dai produttori dei preservativi: costano troppo, hanno prezzi assurdi e spesso i ragazzini non possono permetterseli. Ne parlavo giorni fa con un tassista, anche lui era scandalizzato: si dovrebbe pensare anche a vendere delle confezioni da uno o due pezzi, senza costringere i ragazzi a comprare tutta la scatola.