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Il Punto Vi(p)

Due chiacchiere con Chiara

Chiara Muti
Dal celebre padre, il direttore d’orchestra Riccardo, ha preso la passione per l’arte. Ma non è la musica, la disciplina di elezione di Chiara Muti, 35 anni, attrice di teatro e di cinema. Cinque anni dopo l’iscrizione alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, debutta in La madre confidente, di Marivaux, accanto a Valeria Moriconi. Poi è Medea in Euripide, ruolo che le è valso il Premio Eleonora Duse della critica teatrale italiana. Nel ’99 passa al grande schermo, dove interpreta Elda in Il partigiano Johnny, di Guido Chiesa. Con la pellicola Rosa e Cornelia di Giorgio Treves, invece, vince addirittura la Grolla d’oro come miglior attrice. Adesso al cinema sta per uscire Zeus, commedia delicata dove sarà la fidanzata rompiscatole di Fabio Troiano. E per la prima volta, a giugno al Festival di Ravenna, sarà sul palco insieme a suo padre in Salomè.

Si ricorda il suo primo impatto con il tema della contraccezione?

Erano gli anni del liceo, durante le vacanze estive. Avevo delle cugine più grandi, la sera in camera si parlava e così ho cominciato a imparare qualcosa.

A scuola non se ne parlava?

Macché. Andavo dalle suore, tutte le mattine ci facevano recitare le preghiere, il sesso era un gran tabù.

E in famiglia?

Il discorso non si affrontava, ma le ragioni erano diverse. I miei non me ne hanno mai parlato non perché fossero puritani. Avevo la certezza che se fossi andata da mia madre a confidarle qualche paura o qualche dubbio, lei non avrebbe avuto avuto alcun problema. Ma preferivo parlarne con le mie cugine e mia madre lo sapeva benissimo.

Prime esperienze sessuali?

A 22 anni, e non era neanche sesso completo. Ma io ero ugualmente terrorizzata, aspettavo con ansia l’arrivo del ciclo temendo di essere rimasta incinta. Era ancora l’epoca dei dubbi, tipo «se lo bacio profondamente rischio qualcosa?».
E la contraccezione, quando è cominciata?

Poco dopo, con la pillola. Il profilattico, non l’ho mai trovato molto romantico…

Crede che le ragazze di oggi siano più informate rispetto ai tempi della sua adolescenza?

Non mi sembra, nonostante tanta libertà sessuale credo che ci siano ancora molta ignoranza e molti tabù.
Chi dovrebbe avere il compito di informare gli adolescenti sulla sessualità consapevole?

È un bel problema, perché nonostante tutto non penso che la scuola possa farsene carico: siamo sicuri che i ragazzi affronterebbero quell’ora di educazione sessuale con serietà? Direi proprio di no. Sarebbe tutta una risatina e un darsi di gomito… Insomma, inutile.

E allora, a chi tocca?

La famiglia è più adatta della scuola, senz’altro. Anche se continuo a pensare che la cerchia più adatta per parlarne sia quella degli amici: magari le informazioni saranno meno precise, ma di sicuro l’imbarazzo è minore. E poi i ragazzi di oggi hanno la fortuna di poter contare su Internet.

C’è da fidarsi del web?

Con un minimo di buon senso, sì. Basta partire da un qualunque motore di ricerca, per trovare davvero tutto sull’educazione sessuale. L’importante è non prendere esempio dalla pornografia…