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Il Punto VI(P)

Due chiacchiere con Alessia

Alessia Filippi

"L’immagine del nuoto italiano non è solo quella della campionissima Federica Pellegrini. C’è anche il sorriso aperto e l’accento romano sulla bocca di un altro talento coi fiocchi delle piscine di tutto il mondo: Alessia Filippi.
Ventidue anni, capitolina doc, medaglia d'oro nei 1.500 a questi gloriosi mondiali romani, con record europeo (15'44''93) strappato alla rumena Potec (bronzo con 15'55''63) che lo aveva realizzato lo scorso aprile (15'52''37). Traguardo che le conquista, al tempo, un altro illustre primato, quello dei Campionati del Mondo, fino ad oggi appartenuto all'australiana Kate Ziegler (15'53''05, Melbourne 2007).
Una campionessa di tutto rispetto, Alessia Filippi, che nonostante in passato sia stata un po' trascurata da gossip e rotocalchi tv, vanta un fitto e prestigioso palmarès: argento alle ultime Olimpiadi di Pechino, argento ai mondiali in vasca corta di Shangai 2006, tre volte oro nelle ultime due edizioni degli europei, prima donna italiana sul gradino più alto del podio nella più importante manifestazione continentale. La sua disciplina e la sua passione per il nuoto l’hanno portata ai vertici internazionali degli 800 metri stile libero, dei 200 m dorso, dei 200 e dei 400 misti.
E in attesa di vederla coronare con altri allori la performance del prossimo week-end, Gynevra.it ripropone una recente intervista, in cui Alessia svela il proprio credo nei confronti delle giovani ragazze alle prese con la sessualità, da lei definite senza remore: “Troppo spesso superficiali e frettolose, quando si tratta di affrontare certi temi".

I dati più recenti descrivono una realtà sconfortante: più di una ragazza su due affronta ancora senza alcuna protezione il rapporto sessuale. Come se lo spiega?

Non servono grandi studi o chissà quali valutazioni sociologiche: le adolescenti di questi anni sono “facilone”, pressappochiste e anche un bel po’ ignoranti…

Nel senso che non hanno cultura?

Nel senso che non sanno e sembrano fare di tutto per restare nella loro ignoranza.

Colpa della scuola?

Non darei alla scuola tutte le responsabilità. Anzi, spesso in classe l’argomento della sessualità consapevole e informata è affrontato in modo approfondito e appropriato. Anche molto presto, già nella scuola media. La realtà è un’altra: oggi sono altre le fonti a cui fanno riferimento i teenagers.

Gli amici, Internet?

Anche. Ma soprattutto la televisione: più considerata di qualunque professore, più seguita di qualunque consiglio dei genitori.

E lo considera un bene?

Non do giudizi, registro un dato di fatto. Di sicuro, però, la tv non è necessariamente un male: l’altra sera ho visto uno speciale sull’Aids fatto benissimo, che mi ha lasciato senza fiato e insegnato tante cose che prima non sapevo. Ecco, se si riuscisse a moltiplicare nel palinsesto il numero di programmi di questo tipo – chiari, completi e interessanti anche per un pubblico di giovani – sono sicura che l’effetto sarebbe positivo. E il ruolo della famiglia che fine fa?

Salvo casi eccezionali, credo che gli adolescenti oggi non parlino granché di questi temi con i genitori. Al contrario di quanto si pensa, c’è ancora una sorta di pudore ipocrita nel rapporto padre-madre e figli.

Pensa che le ragazze facciano sesso non protetto anche per una forma di imbarazzo?

Ma quale imbarazzo: non è questione di vergogna, ma solo di sciocca superficialità.