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Intervista a Rossella Nappi
Ginecologa, endocrinologa e sessuologa Clinica di Ostetrica & Ginecologica, Università degli Studi di Pavia
La paura di una gravidanza troppo ravvicinata può essere per la donna un ulteriore freno al vivere a pieno e con serenità la propria sessualità, ma troppo spesso la questione contraccezione viene rimandata. Che atteggiamento ha la donna nei confronti della contraccezione dopo il parto?
La donna deve essere in grado di potersi riappropriare della sessualità in una chiave ludica di eroticità, perché se non da sufficiente valore alla sessualità anche la spinta a riprendere la contraccezione dopo il parto viene meno. Detto questo, la possibilità di una gravidanza resta, quindi, la donna ha bisogno di una contraccezione sicura ancora più dopo le gravidanze: ha fatto il suo progetto di vita e di famiglia e non può permettersi di fare un altro figlio – ci sono i problemi sul lavoro, quelli economici e mancano le figure di supporto all'interno della società.
Per avvicinarsi alla contraccezione deve mettere di più al centro della sua vita la sessualità, celebrando quello le è accaduto: la nascita del nuovo io-mamma è frutto dell'amore e della sessualità di due persone che devono essere cresciute grazie a questa esperienza e non devono avvicinarsi solo nelle emozioni e allontanarsi nella fisicità.
Si tratta di avere la capacità di riappropriarsi al meglio del proprio corpo: un corpo nuovo che abbia dei punti di forza in un certo senso maturi. Lo stare a dieta, il fare attività fisica, la scelta contraccettiva devono andare tutti in questa nuova direzione.
Qual è il modo migliore per affrontare questo argomento in questo delicato momento?
La capacità di fare contraccezione dopo questa esperienza deve essere frutto dell'aver capito che si è ancora donne in un altro modo anche migliore: da ora in poi, questo riappropriarsi del proprio corpo deve essere messo al servizio del proprio io-donna, della coppia, ma anche dello sviluppo psicofisico dei propri figli. Molte delle problematiche che riguardano i nostri figli adolescenti, nascono anche dal loro essere cresciuti in un ambiente famigliare dove il corpo è dicotomizzato a favore dell'attivismo: vai al lavoro, vai all'asilo, vai dalla babysitter ... Gli spazi del corpo del babbo e della mamma sono gli spazi che aprono anche la stanza del piacere dei figli e i testimoni che noi passiamo ai nostri figli, sotto tutti i punti di vista, diventano macigni se non si è riusciti ad equilibrare tutte le spinte. Si tratta di porre basi che permetteranno alla sessualità dei nostri figli di svilupparsi in modo che siano loro stessi in grado loro di fare una scelta di sessualità e contraccezione consapevole.
Questo nuovo io-mamma deve essere forte per sé, per la coppia, per la famiglia, ma soprattutto per i figli.
I 4-6 mesi che seguono il parto in cui la donna si occupa dell'accudimento del bambino, anche allattandolo, sono un'opportunità che la donna e il suo medico non devono perdere per arrivare a riappropriarsi della sessualità e della contraccezione in maniera consapevole. Come cogliere a pieno le potenzialità di questo periodo?
Per la donna è un momento prezioso per informarsi, perché non ha la pressione del dover scegliere subito. È un periodo privilegiato per la donna per avvicinarsi alla ostetrica o al medico anche per fare prevenzione su molti fronti, non da ultime le problematiche del tono dell'umore nel post-partum. Confrontarsi, parlare, esprimersi servono a minimizzare le difficoltà che la donna potrebbe incontrare.
Anche se nella fase immediatamente successiva al parto, in cui la donna allatta, c'è poco spazio per la sessualità e poco spazio per la contraccezione (dal momento che la donna può utilizzare o il profilattico o il contraccettivo a base di solo progestinico), è un momento prezioso per il ginecologo che deve costruire un'alleanza con la donna sia per guidarla nel riappropriarsi di una sessualità anche ludica, sia per aiutarla nella scelta di un contraccettivo che le garantisca la massima serenità ed efficacia nel proteggerla dalle gravidanze indesiderate.
Purtroppo, spesso accade che la donna dopo aver iper-investito in una gravidanza protetta e sempre più medicalizzata, in cui instaura un rapporto privilegiatissimo con il ginecologo e con l'ostetrica, poi non torni neppure a fare la visita di controllo dopo i 40 giorni - ormai ha partorito, le sembra di avere tutto ciò che le serviva. In realtà, quando rientra a casa con il bambino, si scopre molto sola. Mentre riparlare in altri termini di questo io-mamma da festeggiare è fondamentale per fare anche prevenzione su tanti fronti della salute femminile, della coppia e della famiglia.
Oggi con i tempi della vita di una donna contemporanea, pur recuperandosi sempre di più l'importanza dell'allattamento al seno, la durata di questo periodo è ridotta. La donna deve tornare a reintegrarsi nella società perché nella maggior parte dei casi è una donna che lavora, questo spiega il perché la durata media dell'allattamento in Italia non superi i 4-6 mesi e spiega anche il motivo per cui in Italia la mini-pillola – che si può assumere durante l'allattamento, perché a base di solo progestinico - sia poco utilizzata.
La donna e il medico stesso possono non sentirsela di intraprendere un percorso verso la contraccezione ormonale, usando la mini-pillola, sapendo che si tratta di una scelta opportuna solo per quei 4-6 mesi dopo il parto. In questo periodo tutto cambia: dai ritmi di vita del bambino, alla novità di gestire la casa. Tra i numerosi impegni nuovi che la donna si trova ad affrontare la sessualità diventa il fanalino di coda e di conseguenza si sente meno l'esigenza di fare contraccezione se si sa che si allatterà per un periodo non troppo lungo e si sa che la coppia tenderà a tagliare ancora per un po' la funzione della sessualità. Questo periodo diventa prezioso per riappropriarsi della propria vita sessuale ed informarsi senza fretta sul metodo contraccettivo che si vorrà adottare.
L''io-mamma' si trova a far fronte anche a numerosi nuovi impegni, in questo quadro l'appuntamento quotidiano con il contraccettivo orale può non essere la migliore soluzione per la donna. Questo non significa rinunciare alla contraccezione ormonale del tutto, ma poche donne ne sono consapevoli: quali sono le alternative che la donna ha di fronte?
Questo io-mamma è una donna nuova che può avere bisogno di una contraccezione nuova, che tenga conto del suo bisogno di adattarsi a ritmi di vita diversi e dell'esigenza di qualcosa che sia meno intrusivo nell'organismo. In questa ottica è chiaro che tutte le vie alternative alla via orale sono valide.
Abbiamo assistito per fortuna negli ultimi anni ad una grande evoluzione nel mondo della contraccezione. Il primo versante è quello della riduzione del contenuto estrogenico, sull'altro versante c'è sviluppo di progestinici sempre più selettivi, sempre più vicini al progesterone naturale, e sempre più privi di effetti negativi sul versante metabolico. Abbiamo poi contraccettivi, sempre più ricchi di effetti cosmetici positivi, penso all'effetto anti-androgenico legato alla cosmesi della pelle o dei capelli. Infine, abbiamo assistito alla grande rivoluzione delle nuove via di somministrazione che in Italia sono soprattutto la via transdermica e la via vaginale.
Quali sono i pro e i contro di ognuna?
Innanzitutto c'è da dire, che soprattutto per quel che riguarda le nuove di somministrazione, il cerotto e l'anello vaginale, esse sono di aiuto alle esigenze di questo nuovo io-mamma. Non dimentichiamoci che le dimenticanze sono una della maggiori cause dello spotting, cioè delle perdite ematiche infra-mestruali, e dei fallimenti contraccettivi. Dunque, le vie di somministrazione che non prevedono un appuntamento quotidiano, come nel caso della pillola, vanno sempre di più incontro ad una donna che deve mettere la contraccezione nei suoi ritmi di vita, che ha orari fluttuanti e che deve far fronte a giornate interminabili.
Se pensiamo al post-partum, o per meglio dire alla contraccezione finito l'allattamento, la via transdermica potrebbe essere quella più adatta per varie ragioni.
La prima perché il cerotto è qualcosa che la donna ha sulla pelle; lo vede, lo controlla, quindi può avere la sensazione di controllare meglio il metodo ormonale: il fatto di vederlo è una conferma che tutto sta funzionando che tutto sta andando bene. L'altra ragione è che il cerotto contraccettivo è meno intrusivo rispetto all'anello. Se, infatti, il momento del parto potrebbe essere adatto per appropriarsi della contraccezione per via vaginale, in realtà c'è stata una grande modificazione degli organi interni per cui la donna tende a non accettare così facilmente e volentieri qualcosa da mettere proprio in quella zona - subentrano mille paure: che l'anello non resti al suo posto, che si possano danneggiare i mitici punti interni.
La donna è più aperta a nuovi metodi contraccettivi, dunque il medico può personalizzare la scelta contraccettiva, verso il metodo che probabilmente la donna userà meglio, commettendo meno errori, ottenendone così una massima efficacia e una maggiore continuità...
Probabilmente in questo momento il cerotto è una scelta davvero congeniale a questa donna nuova e può essere più appropriatamente inserito nel percorso di counselling successivo al parto. Perché la donna è pronta ad accogliere una novità che è più facile da gestire e più facile da controllare, e che tutto sommato non va ad intromettersi in quel processo di ricomposizione del tuo corpo interno.
La composizione del cerotto, così come altri metodi ormonali, ha delle buone caratteristiche nella chiave dei vantaggi non strettamente contraccettivi. È leggero, non favorisce l'aumento della massa grassa, ha un'azione cosmetica importante, grazie alle proprietà del progestinico che ha una buona attività anti-androgenica, ha un contenuto di estrogeni che è sufficiente a garantire il controllo del ciclo e a potenziare gli effetti del progestinico. In sostanza, presenta dei plus considerevoli che si aggiungono al fatto che la donna, questo nuovo io-mamma, che si deve riappropriare di una sessualità completa e appagante, quando guarda alla contraccezione, può accogliere più facilmente il cerotto come qualcosa di esterno al suo corpo, come qualcosa di non intrusivo, che la protegge.
Inoltre, è un suo alleato contro la sindrome premestruale che spesso si inasprisce con l'età e i carichi di stress...
Sì, non bisogna dimenticare che nel contraccettivo giusto la donna potrà trovare un nuovo alleato contro i sintomi della sindrome premestruale che nella condizione di stress in cui si viene a trovare possono acuirsi. Guidarla nella scelta di un contraccettivo che stabilizzi meglio il tono dell'umore, significa aiutarla nel favorire quel background giusto per gestire al meglio gli altri aspetti della propria vita, e perché no, la sessualità con il partner e non da ultimo il rapporto con i propri figli spesso penalizzato, in quei giorni a ridosso delle mestruazioni.
30 novembre 2009
Intervista a cura di Norina Wendy Di Blasio
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