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Confronti

Disturbi del comportamento alimentare: una nuova chiave di lettura

Intervista a Marinella Cozzolino, presidentessa dell'Associazione Italiana di Sessuologia Clinica (AISC)

Un comportamento viene definito perverso se si manifesta, nelle azioni o nella fantasia, in maniera distorta rispetto al senso comune.

Il termine perversione, dal latino per-vertere, sconvolgere, è stato sostituito recentemente con il sinonimo parafilia (intorno all’amore) considerato meno dispregiativo. In realtà, nella nostra cultura questo termine viene ad oggi utilizzato come sinonimo di devianza, per indicare tutti quei comportamenti soprattutto sessuali, che si discostano dalla normalità (intesa come ciò che fa la maggior parte della gente). Freud, invece, considera la perversione come tensione al puro godimento, liberando questo termine dalla sua accezione puramente negativa. In questa ottica, in cui si intrecciano senso del piacere, dipendenza, bisogno di godimento, scarica delle tensioni e comportamenti non comuni (abbuffate e digiuni), i disturbi del comportamento alimentare possono essere letti come una "perversione della sessualità".

Presso l’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica è attivo un Master, "Le perversioni del cibo", in cui lo studio dei disturbi del comportamento alimentare è associato allo studio della personalità in primis, ma anche della sessualità e delle devianze sessuali del soggetto preso in esame.

La perversione sessuale è tipica di soggetti infantili e affettivamente ancora in evoluzione. Essa vive di rituali, tende ad evitare relazioni intime ed ha lo scopo di infondere forti sensazioni di benessere e ridurre sensazioni di ansia e angoscia. Come le dipendenze da cibo.

Chi soffre di anoressia e bulimia ha un rapporto distorto con la propria immagine corporea e con la propria immagine sociale adulta, un'immagine che dovrebbe essere mascolinizzata o femminilizzata. Il cibo, per questi soggetti, diviene fonte di piacere, l’unica fonte di piacere sostitutiva di relazioni, legami, rapporti sessuali, abbracci, coccole. È con il cibo che queste donne e questi uomini fanno sesso. Un sesso perverso perché privo di relazioni e perché eccessivo nelle sue abbuffate orgiastiche (nella bulimica) o nelle sue astinenze-digiuno (anoressica).

Di questo, e delle ricadute che i DCA possono avere sulla salute riproduttiva della donna, abbiamo parlato con la presidentessa dell'AISC, Marinella Cozzolino.

Per ulteriori informazioni sul master, dedicato a sessuologi, psicologi, ginecologi, ma anche al pubblico laico, e sull'Associazione Italiana di Sessuologia Clinica, visita il sito dell'AISC, dove potrai scaricare la brochure dell'evento .

Le domande
  1. Che cosa hanno a che fare i disturbi del comportamento alimentare (DCA), come anoressia e bulimia, con la sessualità?
  2. Nell'ottica proposta dal master, i DCA sono più spesso causa od effetto della perversione sessuale?
  3. Quali sono le cifre che descrivono il fenomeno DCA in Italia?
  4. Siamo ancora scossi dalla morte di Isabelle Caro, non meno grave di altri episodi legati all'anoressia, ma certo più celebre e in grado di suscitare reazioni. Qual è stata la sua chiave di lettura?
  5. Nell'ottica di un rapporto fra DCA e sessualità, i disturbi del comportamento alimentare sembrerebbero influenzare la salute riproduttiva della donna sia per cause organiche che psicologiche. Riguardo alla protezione dalle gravidanze indesiderate, ad esempio, come si comportano le ragazze con DCA?