Accesso riservato ai professionisti
della salute. Registrati o accedi.
Password dimenticata?
Laura Dalla
Ragione
Psichiatra e psicoterapeuta,
responsabile del Centro disturbi del comportamento
alimentare, Palazzo Francisci di Todi, Asl 2 dell'Umbria
Quali sono i disturbi del comportamento alimentare più diffusi al momento attuale?
I principali disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono: anoressia, bulimia e disturbo da abbuffata compulsiva. L’incremento sconvolgente di questi disturbi è accompagnato da una loro trasformazione: attualmente il 30% della patologia alimentare è di tipo anoressico, il 60% di tipo bulimico e il 10% è costituito da disturbo da abbuffata compulsiva. La bulimia dagli anni ‘80 ha avuto un incremento rapidissimo e il disturbo da abbuffata compulsiva sta diventando una nuova emergenza negli ultimi 10 anni.
L’età delle giovani che si ammalano di questi disturbi negli ultimi anni si è considerevolmente abbassata. Quali spiegazioni si possono trovare a questo fenomeno?
In tempi recenti i modelli culturali che riguardano il corpo e la magrezza sono diventati più forti e soprattutto vengono appresi più precocemente.
Come avviene questo genere di apprendimento?
Sono stati fatti numerosi e autorevoli studi su come, ad esempio, si siano modificate le bambole con cui giocano le bambine negli ultimi 20 anni. In generale, possiamo affermare che, rispetto ai decenni passati, i giochi sono sempre più rarefatti e virtuali e sempre meno legati al rapporto fisico con il proprio corpo. È impressionante rilevare la quantità di informazioni e di competenze che le bambine posseggono già a 10 anni sui temi della dieta, della magrezza, dei valori calorici degli alimenti. Arrivano a conoscere perfino i metodi di compensazione alle cosiddette "abbuffate", come il vomito indotto o l’uso dei lassativi (tecniche attraverso le quali si cerca di contrastare l’ingrassamento).
Il fatto che bambine così piccole vengano a conoscenza di questo genere di problematiche che cosa comporta esattamente sul piano psicologico?
La prima conseguenza consiste nel fatto che il quadro clinico che osserviamo in queste bambine è del tutto sovrapponibile a quello delle ragazze adolescenti e delle giovani donne che abbiamo trattato sino ad oggi. Esso consiste in una generale insoddisfazione riguardo al proprio aspetto che quasi sempre si trasforma in ossessione vera e propria.
Possiamo dire che quanto più precoce è l’età in cui si affacciano simili disturbi tanto più gravi sono le conseguenze.
Perché le donne sono più colpite degli uomini dai disturbi dell’alimentazione?
Il genere femminile è maggiormente esposto a tutta la gamma dei disturbi alimentari perché la pressione culturale e i modelli di comportamento del nostro tempo collegano l’identità femminile all’immagine corporea in modo privilegiato rispetto a quella maschile. Tuttavia, negli ultimi 10 anni l’incidenza di questi disturbi tra i maschi è aumentata sino a rappresentare il 10% della patologia.
Quali sono le cause del diffondersi delle patologie alimentari?
L’origine e il decorso dei DCA sono determinati da una pluralità di variabili, nessuna delle quali da sola è in grado di scatenare la malattia o di influenzarne il corso e l’esito. Per comprendere a fondo la complessità di questo tipo di patologie occorre tenere presenti tutti gli aspetti legati alla genetica, all’ambiente e agli eventuali traumi subiti dall’individuo colpito.
Esistono precondizioni che favoriscono l’instaurarsi di simili comportamenti patologici?
In molti casi alcune caratteristiche individuali, quali il perfezionismo, la bassa autostima, la regolazione delle emozioni, l’ascetismo e le paure legate alla maturità psicologica precedono l’esordio dei DCA. Sicuramente i fattori socio-culturali sono alla base di questi disturbi, in particolare per quanto riguarda l’associazione della magrezza alla bellezza e al valore personale.
Quali sono le zone socio-geografiche maggiormente colpite dai DCA?
I disturbi del comportamento alimentare sono legati a determinate culture tipiche di alcuni particolari Paesi. Essi sono frequenti nei Paesi ricchi e fortemente industrializzati: Europa occidentale, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, Sudafrica, Giappone. Sono assenti o molto rari nei Paesi poveri dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.
Quanto influiscono i cambiamenti di identità sociale che hanno riguardato la donna negli ultimi anni sulla diffusione dei DCA?
Moltissimo. Anoressia e bulimia appaiono legate ai valori e ai conflitti specifici della cultura occidentale, connessi, in particolare, alla costruzione dell’identità femminile e al ruolo familiare e sociale della donna. È da notare che, nei Paesi poveri, parallelamente all’aumento dei disturbi del comportamento alimentare stanno aumentando, in misura esplosiva, i casi di obesità.
I disturbi legati all’alimentazione sembrano dunque essere parzialmente originati dal benessere che oggi caratterizza il mondo occidentale. Le sembra plausibile questa ipotesi?
Ogni epoca ha la sua malattia. Non c’è dubbio che i disturbi del comportamento alimentare si prestano a rappresentare in modo straordinario questa nostra epoca. Connessi come sono all’immagine corporea, al significato del cibo, all’ossessione per l’apparire.
Nel suo libro, La casa delle bambine che non mangiano (Roma, Il Pensiero Scientifico Editore, 2005), emerge con chiarezza l’idea che alla base del disturbo dell’alimentazione vi sia comunque un’alterazione dell’affettività. Cosa si può fare a livello familiare per prevenire l’insorgenza di questa "alterazione"?
Sicuramente esistono fattori di rischio familiare: le famiglie più esposte sono quelle in cui essere belli e magri viene considerato indispensabile per essere accettati dagli altri. Una forte aspettativa nei confronti dei figli in termini di studio e relazioni sociali può accentuare un tratto di perfezionismo caratteriale che è uno dei fattori che predispongono all’insorgere del disturbo del comportamento alimentare. Se la preoccupazione maggiore è solo quella che i figli mangino abbastanza, mentre gli altri bisogni vengono trascurati il cibo può diventare uno strumento di ricatto. Talvolta anche un membro della famiglia a dieta può stimolare meccanismi di imitazione. Attenzione anche alla difficoltà a comunicare e all’impossibilità di esprimere liberamente le proprie emozioni: sono tutti comportamenti che preparano il terreno all’instaurarsi del disturbo.
Sono sufficienti un clima familiare sereno e un
buon dialogo tra genitori e figli per evitare l’instaurarsi
di uno di questi meccanismi? Oppure, essi dipendono da
un insieme di eventi e sentimenti che sfuggono al nostro
controllo?
Ovviamente un clima di buona comunicazione è un fattore protettivo notevole ma non sufficiente, purtroppo. Non esistono delle regole fisse. In un certo tipo di famiglia, un particolare genere di errore di comunicazione può determinare l’insorgere di questo genere di disturbi. Lo stesso errore, in un altro tipo di famiglia, non causa niente di tutto ciò.
Nel suo libro, una sezione è dedicata ai cosiddetti "disturbi mutanti". Cosa sono e cosa hanno in comune con gli altri?
Dall’analisi di questa epidemia, non emerge solo il dato numerico, che rimane comunque davvero sconcertante, ma anche la trasformazione rapida, analoga a quella che subiscono i virus che, negli ultimi anni, ha riguardato i disturbi del comportamento alimentare dando vita a forme nuove e complesse come la bulimia multicompulsiva, il disturbo da abbuffata compulsiva, l’ortoressia (ndr ossessione maniacale per i cibi sani), altri disturbi non altrimenti specificati e le condotte ad essi associati come autolesionismo, tossicomanie, disturbi della condotta, disturbi di personalità.
Quale tratto accomuna disturbi e patologie apparentemente così distanti tra loro?
Il tema della costruzione dell’identità fa da sfondo a questa riflessione, ed è il punto da cui si dipanano i discorsi intorno alle sindromi, ai sintomi difficili da sottomettere alle classificazioni, ai numeri sconcertanti di questo nuovo fenomeno.
Da qualche anno è attivo in Umbria "Palazzo Francisci", un centro residenziale di cura per bambine e ragazze che hanno disturbi legati alla sfera dell’alimentazione. Come descriverebbe questa esperienza dal punto di vista di una ipotetica paziente? Cosa offre di particolare Palazzo Francisci a una ragazza sofferente?
"L’anima ha bisogno di un luogo": questa frase di Plotino disegna la filosofia della Residenza Palazzo Francisci di Todi, prima struttura pubblica italiana dedicata al trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare in età pediatrica ed evolutiva, diventata ormai un punto di riferimento in Italia per tanti che si impegnano nella lotta quotidiana contro questa malattia.
L’idea alla base di questa istituzione è quella di costruire uno spazio di cura, alternativo all’ospedale; uno spazio di cura connotato e differenziato, dove ragazze molto giovani, a volte bambine, possano vivere, accanto ad una terapia intensiva e specifica, un’esperienza di vita accogliente e ricca, dove il cibo costituisca la medicina, e insieme la relazione e la ricostituzione di un progetto di rapporto con l’altro. E in questo «luogo» che non ha nulla dell’ospedale le giovani trovano uno spazio di cura integrata che vede coinvolti psicologi, medici, dietisti, infermieri, educatrici, presenti giorno e notte. Il soggiorno di cura, dai tre ai cinque mesi, prevede un lavoro a 360 gradi che tiene conto non solo dell’aspetto psicologico, con una terapia individuale e di gruppo, ma anche di quello nutrizionale, con un intervento cognitivo-comportamentale, e un attento lavoro con la famiglia.
18 ottobre 2005
Argomenti correlati: Alimentazione e dieta, Amenorrea, Calcola l'indice di massa corporea (IMC), Fisiologia del sistema riproduttivo, Obesità.