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Confronti

Erotismo e contraccezione

Paola Piattella
Ginecologa AIED (Associazione Italiana per l'Educazione Demografica)

La contraccezione ormonale può causare calo del desiderio nella donna?
Questo decisamente sgradevole effetto indesiderato è effettivamente riferito da una certa percentuale di pazienti, tanto che ormai perfino i foglietti illustrativi delle pillole (diventati quasi dei “volumi” allegati ai farmaci, per il timore delle cause farmaceutiche di rivalse sul piano legale) lo riportano come possibile.

In che misura?
La percentuale di donne che lamentano un calo del desiderio all’assunzione della pillola è modesto, spesso limitato ad un solo periodo (più di frequente i primi mesi), ma soprattutto è assai difficile discriminare quanto il sintomo sia da imputare al farmaco, ad eventi esterni o stati psichici concomitanti.

Si può evitare questo effetto collaterale o non c'è niente da fare? Quali contraccettivi ormonali sono maggiormente responsabili di questo effetto e quali meno?
Ipotizzando però solo l’effetto strettamente farmacologico, ancora tutto da dimostrare in maniera certa, alcuni parametri possono avere più influenza di altri:

  • il dosaggio degli estrogeni, estremamente ridotto nelle pillole di ultima generazione, può interferire con la funzionalità dell’apparato genitale, rendendo la risposta sessuale meno efficace (ad esempio con la riduzione della lubrificazione nella fase dell’eccitazione), il che inevitabilmente si riflette sul desiderio;
  • la qualità del progestinico contenuto nella pillola in uso. La tendenza attuale è quella di ricercare progestinici che abbiano sempre meno azione androgenica, il che permette di ridurre fastidiosi effetti collaterali, quali l’aumento di peso, l’influenza negativa sul metabolismo lipidico, sulla pressione arteriosa, sulla ritenzione idrica, etc. Ma gli androgeni, anche nella donna, hanno un ruolo significativo proprio nel delicato meccanismo del desiderio sessuale, per cui una loro significativa riduzione può interferire con la libido.

C’è da dire però che in donne diverse lo stesso contraccettivo ha effetti diversi e addirittura nella stessa donna che lo assume in diversi momenti della sua vita.
Per cui è impossibile identificare a priori quali siano le pillole a maggior rischio in questo senso: una volta individuata la pillola giusta per quella paziente non resta che provare.

È possibile che la "tranquillità" che la contraccezione ormonale comporta sia la causa di un certo disinteresse per il sesso? È certo che l’atteggiamento psicologico abbia un ruolo decisivo nel manifestarsi di questo problema. Quasi sempre però si tratta di un processo del tutto inconsapevole, legato a fattori diversi per ogni donna, che hanno però a che vedere con due meccanismi fondamentali.
Uno è quello relativo al senso di colpa. Soprattutto nelle più giovani, che abbiano ancora ricevuto un’educazione rigida sull’argomento sesso, svincolarsi con un contraccettivo sicuro come la pillola dal rischio di una “punizione” per un comportamento vissuto come colpevole sbarra psicologicamente la strada ad una sessualità gioiosa e appagante. Come se, in sostanza, un prezzo da pagare fosse inevitabile: se non è l’ansia per una gravidanza indesiderata sarà l’assenza di piacere.
L’altro, valido anche per le più adulte, è legato all’aspetto trasgressivo della sessualità. Una sessualità senza pericoli risulta in qualche modo meno attraente, come testimoniano molti altri comportamenti, ad esempio rispetto ai rischi gravissimi delle malattie sessualmente trasmesse.
Infine un meccanismo meno profondo, ma spesso riferito dalle pazienti è una sorta di obbligo a “sfruttare” la pillola, per cui la frequenza dei rapporti sembra essere dettata più dal dover utilizzare un metodo, in fondo piuttosto impegnativo per il proprio organismo, che dal desiderio in sé.

Cosa si può fare per evitare questa "trappola" della nostra psiche?
L’unico strumento per sfuggire a queste “trappole psichiche” è quello di fare chiarezza dentro di sé rispetto alla propria sessualità, valutandone tutti gli aspetti, se necessario anche con l’ausilio della psicoterapia, per sgomberare il campo da blocchi o remore che possono poi dar luogo anche ad altre e più importanti disfunzioni sessuali.

Quali consigli pratici si possono dare a una donna che sta per avere un rapporto con un partner occasionale? Dopo gli anni pesanti in cui la diffusione dell’AIDS ha raggiunto il suo apice, da un po’ di tempo l’argomento profilattico è ripiombato nell’ombra. Anche in quel periodo del resto il suo uso veniva proposto sempre con un alone (non solo metaforico, se qualcuno ricorda una delle prime campagne contro la diffusione dell’infezione, in cui i potenziali utenti erano circondati appunto da un alone viola!) mortifero, o comunque relegato ad una sessualità “sporca”.
Anche se molto è cambiato, almeno in alcune realtà, per quanto riguarda i ruoli femminili e maschili in ambito strettamente sessuale e l’approccio da parte delle donne è una realtà sempre più diffusa, a proporre direttamente e perentoriamente l’uso del preservativo sono ancora solo una minoranza.
Troppi carichi simbolici, in un paese per secoli sessuofobo come il nostro, pesano su questo metodo perché si riesca facilmente ad esigerlo senza un qualche imbarazzo.

Quali parole può usare una donna per esigere l'uso del profilattico senza essere considerata troppo disinvolta o troppo "diretta"?
L’unico atteggiamento consigliabile a mio avviso è quello di darlo per scontato, di far intendere al partner (ancora spesso recalcitrante) che non lo si sceglie per un motivo specifico o per una situazione che si teme a rischio, ma semplicemente perché in un rapporto occasionale o anche con l’amore della propria vita, ai primi incontri (quando non si ha avuto il tempo di scegliere un’altra strategia contraccettiva) il preservativo c’è, per definizione. In questo modo sarà l’altro/a a sentirsi in imbarazzo, a rendersi conto di aver omesso una regola ormai entrata a far parte di quelle irrinunciabili nel mondo civile.

A cura di Erica Sorelli 13 gennaio 2006

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