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Donatella Caione
Ideatrice di Ilnido.org e Mammeonline.net
Donatella Caione è l'ideatrice di due preziosi strumenti di informazione al femminile (Ilnido.org e Mammeonline.net), dedicati al tema della maternità, ma non solo. Abbiamo chiacchierato con lei delle storie che hanno portato alla nascita dei due siti e, soprattutto, di cosa può significare una "maternità consapevole": dal tema della fecondazione assistita, soffermandoci sul peso della componente psicologica nell'infertilità femminile, all'esperienza dell'interruzione volontaria di gravidanza; fino alla necessità di una maggiore consapevolezza nelle scelte contraccettive.
Nel 1998 è nato il sito www.ilnido.org, mi racconti la storia di questa "nascita" fortunata nei dettagli?
Avevo appena creato delle mie pagine personali, quelle pagine che erano un po' il sale di Internet quando Internet nacque e quando il numero dei naviganti più o meno corrispondeva al numero dei webmaster! Creai le mie prime pagine più per capire come funzionava, per entrare in rete insomma. Siccome la mia vita era in quel periodo tutta in funzione della maternità, decisi di parlare dei miei bambini, del loro primo uso del computer, dei siti che guardavamo insieme. Tante mamme mi risposero, anche perché non c'erano allora nel web in lingua italiana luoghi in cui parlare di bimbi e ciò mi fece venir voglia di andare in giro a cercare altre mamme e così mi imbattei nelle pagine personali di Debora Cingano, mamma da meno di un anno. Cominciammo a parlare della mancanza di siti di bimbi, cominciammo a conoscerci, diventammo amiche e decidemmo di farlo noi un sito. Quindi nel 1998 nasce Il Nido, dal desiderio di creare un luogo dove offrire alle mamme e quasi mamme delle esperienze sulle situazioni che loro stavano vivendo o per vivere: la gravidanza, il parto, l'allattamento, il post parto. Inizialmente non si pensava ad uno scambio di informazioni, ma ad una raccolta di storie: ad esempio, offrire a una donna che si preparava al parto il racconto dei parti di altre donne, che le avrebbero fornito al contempo informazioni pratiche ed informazioni "emotive" che in genere finivano per infondere anche molto coraggio ed entusiasmo perché erano storie che comunque raccontavano il parto come atto d'amore e non come "pratica medica".
Navigando nel sito del nido, si leggono storie molto commoventi, alcune dolenti e amare, altre piene di felicità. Qual è il criterio con il quale le storie vengono scelte? Sono le donne a scrivervi spontaneamente o avete un "parco" di affezionate alle quali chiedete di mettere per iscritto la loro esperienza?
Beh, non c'è una scelta, c'è spazio per tutte le storie. Tutte possono essere utili a chi legge, quelle dolenti e quelle piene di felicità. E sicuramente è liberatorio raccontarle, lasciare che la propria esperienza, triste o felice, sia di aiuto agli altri.
Il sito di mammeonline e il volume recentemente pubblicato dalla omonima casa editrice, "Volando con le cicogne", sono specificamente dedicati al tema dell'infertilità e alle modalità per combatterla. La scelta di occuparsi di questo argomento si è determinata casualmente, nel corso del tempo, oppure era un obiettivo già presente nella tua mente fin dal momento di quella prima email?
No, quando scrissi quella prima email non sapevo quasi nulla della procreazione assistita, ma forse solo qualche luogo comune. È stata invece una cosa che si è determinata nel corso del tempo, via via che nel forum dedicato alla gravidanza o nelle lettere scritte alla redazione venivano fuori sia domande sui sintomi di una eventuale gravidanza o su come individuare il periodo fertile, sia lettere e post in cui si parlava di sogni, di speranze e di tanto amore da regalare. Pur sentendo grande partecipazione per i loro problemi, non era facile risponderle! Il riuscire a capire, a comprendere, non necessariamente voleva dire riuscire a trovare delle parole adatte, parole veramente difficili da trovare per chi invece l'esperienza della maternità l'ha provata e la vive tutti i giorni. Quindi nacque l'idea di creare un luogo dove parlare di tutto questo, un luogo dove non sentirsi estranee, diverse, menomate, ma dove scambiarsi informazioni e tirar fuori tutto il garbuglio di sentimenti e di emozioni che vivono nell'animo di una donna che sogna di diventare madre e che a un certo punto scopre che potrebbe non essere così facile. Ma nello stesso tempo anche scambiarsi informazioni tecniche, spiegarsi reciprocamente quei paroloni sentiti dire dal medico, pesanti come macigni perché incomprensibili ma anche perché minacciosi, per il proprio sogno.
A tuo avviso, la maternità consapevole consente alle donne di essere madri migliori?
Sì, ne sono certa. E non solo quando si è diventate madri, ma anche prima, durante l'attesa. Soprattutto aiuta a liberarsi dei luoghi comuni e a imparare a seguire il proprio istinto, i propri sentimenti. "Non tenerlo in braccio che si vizia", "Deve mangiare ad orario", "Uno schiaffetto gli fa bene", "I bambini devono capire chi comanda", "La notte devono dormire": sono tante le lezioni propinate alle neo mamme, magari dalla tal signora incontrata per strada o dal vicino di casa. Essere madri consapevoli aiuta a capire che solo la mamma sa cosa è giusto per il suo bambino e che quindi è lui che deve ascoltare; anche se non parla e ha poche settimane di vita, comunque comunica con noi e ci dice di cosa ha bisogno. Parlare con altre mamme che hanno compiuto questo percorso aiuta ad affrontare la maternità in maniera consapevole, liberandosi dei falsi miti, compreso quelli imposti dal mercato pubblicitario.
Alla luce della tua esperienza di donna e di "esperta" di infertilità, esiste una componente psicologica nell'infertilità femminile?
Beh, esperta solo in senso umano! Prima ci credevo, alla componente psicologica, poi dopo aver conosciuto tante donne e parlato con loro ho cambiato idea. Forse non era neanche che ci credessi, diciamo che avevo accettato il luogo comune "Se non ci si pensa tanto, poi i figli arrivano!". Col tempo ho compreso che è un luogo comune nato dall'ignoranza, dalla non conoscenza del problema infertilità, delle cause che lo determinano. Certo, può capitare che quando si siano perse le speranze il bimbo arrivi, in maniera naturale, ma è dovuto più alla casualità, a quell'un per cento di possibilità che si aveva anche prima. La paura di non poter diventare mamma è un sentimento reale ma lo sono altrettanto le cause che impediscono la gravidanza. Quello che invece penso possa succedere è che la ricerca d un figlio possa far perdere naturalità alla vita di coppia, questo sì.
Dice Daniel Goleman che molto spesso "nella società moderna la medicina identifica la sua missione nella cura della patologia trascurando l'esperienza della malattia"; all'interno della comunità i pazienti sono invece incoraggiati a dar peso alle proprie reazioni emotive, a condividerle, a tenerne conto. Lungi dal voler banalizzare dicendo che l'infertilità si combatte non pensandoci troppo, sicuramente però penso che le emozioni fonti di sofferenza siano negative ed è un bene se si riesce a contrastarle, con l'aiuto di un gruppo di supporto.
Ritieni che una contraccezione vissuta serenamente possa contribuire, una volta presa la decisione di far nascere un figlio, a non creare conflitti psicologici che potrebbero essere alla base di una difficoltà a concepire?
Beh, certo è probabile che dopo anni di contraccezione ci si predisponga poi ad avere un figlio e si scopra che non è così facile. Ma non credo che questo provochi dei conflitti psicologici, in quanto l'aver fatto contraccezione non ha limitato le possibilità future di una gravidanza, ma semplicemente l'ha impedita in un momento in cui non si era pronte ad affrontarla.
Talvolta, capita di ascoltare testimonianze dolorose di donne che in gioventù hanno interrotto volontariamente una gravidanza indesiderata e molti anni dopo, presa la decisione di smettere l'uso di anticoncezionali per fare un figlio, hanno scoperto con amarezza che non riuscivano a rimanere incinte. Credi che il senso di colpa per quel bambino perduto possa influire sul funzionamento del corpo impedendo a quelle donne il concepimento di una nuova vita?
Credendo poco alle componenti psicologiche sull'infertilità credo poco anche al senso di colpa che ostacola la gravidanza. Sono invece certa che quel senso di colpa renda più duro e travagliato il cammino, ovvero, pur non ostacolando oggettivamente la gravidanza, renda più doloroso il fatto che non arrivi. L'aborto lascia sempre una cicatrice che continua a far male.
Pensi che se le ragazze fossero avvicinate alla contraccezione fin da giovanissime, evitando in questo modo il rischio di una gravidanza indesiderata e, quindi, la scelta – in alcuni casi – conseguente di interrompere quella gravidanza, la sessualità potrebbe liberarsi definitivamente di quelle implicazioni negative che talvolta sono alla base di maternità difficili?
Sì, questo lo credo, sicuramente. Fare una buona educazione alla contraccezione ed alla sessualità serve sicuramente a rimuovere tutti quegli ostacoli che interferiscono negativamente con la maternità. Altrettanto importante è instaurare sin da giovanissime un buon rapporto col ginecologo e imparare a non trascurare piccoli problemi che sono a volte campanelli di allarmi di infezioni e problemi vari che più tardi si potrebbe scoprire essere cause di infertilità e sterilità.
Non credi che una maggiore consapevolezza potrebbe far diminuire, da un lato, il tasso di conflittualità che è talvolta alla base di certe difficoltà a procreare, dall'altro, l'ignoranza che spesso rende le donne vittime inconsapevoli delle più svariate teorie mediche in tema di difficoltà a procreare?
Sicuramente. Se già è importante la consapevolezza e la buona informazione nell'affrontare la gravidanza e la maternità, altrettanto lo è nell'affrontare l'infertilità su cui oltretutto è anche difficile trovare "l'amica ben informata" visto che è un problema che si vive in estrema solitudine. Anche per questo è nato ""Volando con le cicogne: per dare uno strumento informativo a tutte quelle donne che oltre a dover affrontare il dolore dell'infertilità si trovano a dover entrare in un mondo sconosciuto di termini medici, di terapie, di medicinali, fino ad ora del tutto sconosciuto.
Quali consigli daresti a una mamma che dovesse affrontare il tema della contraccezione con i propri figli adolescenti? Useresti linguaggi e argomenti diversi per una figlia e per un figlio?
Mia madre quando capì che stavo vivendo la mia prima storia importante mi accompagnò dal ginecologo per parlare di contraccezione. Lo stesso vorrei fare con mia figlia, cercando di essere il più naturale e spontanea possibile. Credo che le spiegherei che l'amore è una cosa meravigliosa e come tale non va sprecata e va vissuta consapevolmente. Non credo che questo sia diverso per una figlia o per un figlio, credo che sia il linguaggio che gli argomenti siano gli stessi. Forse con il figlio maschio insisterò di più sull'importanza di rispettare le ragazze, non forzandole e condividendo il problema contraccezione; a mia figlia cercherò di invece di dare la consapevolezza dell'importanza di avere rispetto per se stessa.
Di quali informazioni hanno bisogno le donne, a tuo avviso, quando navigano in un sito dedicato alla salute femminile?
Secondo me hanno bisogno soprattutto di supporto informativo, quindi di saperne di più sul loro stato di salute, sulle terapie che stanno attuando, sulle diagnosi che sono state loro fatte (che si parli di infertilità o di gravidanza o di prevenzione e contraccezione o di problemi che riguardano i loro bambini), ma al contempo hanno bisogno di partecipare ad una rete di solidarietà fra persone che stanno percorrendo lo stesso cammino, solidarietà che diventa tanto più importante, quanto più i loro problemi di salute riguardano una sfera molto privata, di cui si ha difficoltà a parlare con altri, come ad esempio l'infertilità, per tutte le complicanze emotive che comporta o la gravidanza ed il parto, in una società in cui pare che le donne incinte debbano non dare troppo nell'occhio, soprattutto nel mondo del lavoro. Ecco quindi l'importanza di un isola protetta, dove poter serenamente aprire il proprio cuore alla paura, alla gioia, alla speranza, alla delusione. Dove poter fare tutte quelle domande, che ci paiono un po' sciocche. E che mai avremmo il coraggio di fare al nostro medico.
Nel settore infertilità poi, è così prezioso l'aiuto reciproco alla conoscenza del proprio corpo, dei ritmi naturali di ogni donna, che le nostre cicognine (così chiamiamo su Mammeonline le donne in attesa di incontrare la cicogna) finiscono per essere talmente "competenti" da poter fornire importanti informazioni ai medici stessi che le hanno in cura, in molti casi. Ad esempio nell'utilizzo dei farmaci per la stimolazione, nel loro dosaggio.
Come si possono aiutare le donne ad orientarsi correttamente nel vasto panorama di offerte informative presenti su Internet in tema di salute?
Intanto insegnando a selezionare, valutare e tenere sempre ben sveglio lo spirito critico! In Internet si trovano informazioni di grande utilità ma è altrettanto facile imbattersi in imbonitori e ciarlatani. Non che Internet li abbia inventati, tutt'altro, però gli ha fornito un efficace strumento di diffusione, economico e funzionale, come d'altra parte lo ha fornito anche a noi.
A cura di Erica Sorelli
13 luglio 2004