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Enciclopedia

 
Aborto spontaneo
 

Quando una gravidanza si interrompe spontaneamente entro 180 giorni dalla data di inizio dell'ultima mestruazione si parla di "aborto spontaneo"; nella maggior parte dei casi questo evento si verifica durante il primo trimestre di gravidanza.

Quando nella donna compaiono sintomi che possono far temere per una possibile interruzione della gravidanza, ovvero perdite di sangue provenienti dalla cavità uterina e/o contrazioni dell'utero e fitte dolorose si parla di minaccia d'aborto. A questo proposito si raccomanda alle donne in stato di gravidanza di non sottovalutare nessun sintomo si presenti e di segnalarlo prontamente al proprio medico.

L'aborto spontaneo può essere:

  • completo quando si verifica l'espulsione spontanea sia dell'embrione che della placenta
  • incompleto quando si verifica l'espulsione parziale del tessuto embrionale dalla cavità uterina, il materiale abortivo rimasto viene rimosso tramite un raschiamento
  • interno (o ritenuto o silente) in cui l'interruzione della gravidanza e quindi la morte del feto non si accompagna alla comparsa della sintomatologia che generalmente caratterizza l'aborto spontaneo (perdite di sangue di entità variabile, dolori al basso ventre e/o alla regione lombo sacrale).

L'aborto spontaneo, che nella maggior parte dei casi viene considerato un evento casuale e non necessariamente ripetitivo, è invece definito ricorrente quando in una medesima paziente si verificano 2 o più eventi abortivi spontanei consecutivi.

Le cause che più frequentemente possono condurre ad un aborto spontaneo sono:

  • anomalie genetiche e cromosomiche del feto che possono essere ritenute responsabili di oltre il 50% degli aborti spontanei, soprattutto degli eventi che si verificano nel corso del primo trimestre di gravidanza. Anomalie cromosomiche ereditate dai genitori sono all'origine della maggior parte dei casi di aborto ricorrente mentre difetti cromosomici del feto, che possono provocare un aborto spontaneo isolato, non sono da mettere in correlazione con la mappa cromosomica (cariotipo) dei genitori
  • caratteristiche particolari dell'utero sono responsabili di aborti spontanei che si verificano in genere nel secondo trimestre di gravidanza. Ad esempio: malformazione dell'utero che si presenta piccolo oppure diviso al suo interno impedendo così al feto di avere lo spazio necessario per svilupparsi; incontinenza cervicale per cui il collo dell'utero, che presenta una muscolatura molto debole, tende ad aprirsi prima del termine della gravidanza; fibromi uterini
  • condizioni patologiche della donna quali diabete, ipertensione arteriosa, patologie renali croniche, squilibri ormonali, malattie autoimmuni (come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide oppure la sclerodermia), infezioni di natura batterica, virale oppure parassitaria.

Spesso la causa che provoca un aborto spontaneo non è identificabile, ma va comunque considerato che nella maggior parte dei casi tale evento è sporadico ed assolutamente non ripetitivo.

Quando si verificano, invece, casi di aborto ripetuto si rende necessario indagare sulle cause dell’abortività spontanea ricorrente. A tale scopo il medico, oltre a ricostruire la storia clinica della coppia ed a effettuare una visita ginecologica, prescriverà l’esecuzione di tutti gli accertamenti clinico-strumentali (cariotipo sul sangue dei genitori, test di funzionalità tiroidea, colture cervico-vaginali, ecografia transvaginale, isterosalpingografia, indagini sul sistema immunitario ecc.) ritenuti utili per formulare la diagnosi e poter procedere ad un approccio terapeutico corretto.

 
   
   
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