Accesso riservato ai professionisti
della salute. Registrati o accedi.
Password dimenticata?
|
||||||||||||||||||||
| A cura di Giancarlo Bausano Medico Internista, ASL RM B, Roma |
| LDH | |||||
| Cos'è? Perché si fa? Come si esegue? Interpretazione dei risultati |
|||||
È una analisi che serve per misurare la latticodeidrogenasi (LDH), un enzima contenuto in moltissime cellule dell'organismo e che aumenta nel sangue tutte le volte che un organo che lo contiene viene danneggiato, a causa di una parte delle cellule di questo organo che viene distrutta. Sono particolarmente ricchi di LDH il cuore, i muscoli, il fegato, i reni, i polmoni, il cervello e i globuli rossi. L'LDH si suddivide in varie frazioni (chiamate LDH1, LDH2, etc.) che sono utili per differenziare se il danno deriva più probabilmente da un organo piuttosto che da un altro. L'enzima può risultare aumentato in alcuni tumori, fra cui quelli degli organi genitali. L'esame viene eseguito per valutare la presenza oppure la gravità di un danno noto o sospettato di alcuni organi, per esempio il cuore in caso di sospetto infarto o il fegato in caso di epatite acuta. Il test si effettua con un semplice prelievo di sangue a digiuno da almeno 8 ore. Potrebbe essere necessario sospendere le medicine almeno 24 ore prima dell'esame, perché alcuni farmaci fra cui l'aspirina, la procainamide (farmaco antiaritmico), il clofibrato (anti-colesterolo) e alcuni ormoni anabolizzanti possono alterare il risultato. La risposta dovrebbe essere pronta entro 3 giorni. I valori normali possono variare molto in base ai laboratori e quindi vanno preventivamente controllati prima di interpretare i risultati. Un valore molto elevato (5 o più volte il normale ) può indicare la presenza di epatite virale, di un infarto al rene o di un tumore (soprattutto leucemie, linfoma e alcuni tumori ovarici), soprattutto se ci sono metastasi al fegato. Un aumento più moderato si verifica nell'infarto cardiaco, nell'ictus, nella mononucleosi, nella distrofia muscolare o in caso di emolisi, cioè quando per diversi motivi i globuli rossi del sangue vanno incontro a distruzione. Quest'ultima condizione può essere presente in una gravidanza complicata da eritroblastosi fetale, una malattia emolitica che si può manifestare nel neonato che ha il sangue Rh positivo (ereditato dal padre) ed una madre Rh negativa: in questo caso si crea una incompatibilità fra i due tipi di sangue per cui la madre fabbrica anticorpi contro il sangue del proprio figlio, i quali passando attraverso la placenta distruggono i globuli rossi del bambino. L'isoenzima LDH5, che rappresenta la forma prevalente nei tessuti neoplastici, aumenta in particolar modo nei tumori del tratto digerente e in quelli del tratto urogenitale (marker complementare). |
|||||
| Argomenti correlati: La donna e il cancro | |||||