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| A cura di Giancarlo Bausano Medico Internista, ASL RM B, Roma |
| Biopsia endometriale | |||||
| Cos'è? Perché si fa? Come si esegue? Interpretazione dei risultati |
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La biopsia endometriale, conosciuta anche come "raschiamento", è il prelievo di piccoli frammenti dal rivestimento interno dell'utero, chiamato endometrio, che vengono poi sottoposti ad un esame istologico. Il prelievo di tessuto uterino si può eseguire innanzitutto per determinare la causa di perdite di sangue anormali dalla vagina, ma anche in caso di mestruazioni troppo abbondanti, prolungate o irregolari. La biopsia si usa anche come screening del cancro dell'utero, quando il Pap test è risultato anormale. Un altro motivo per effettuare l'esame è quello di stabilire le possibili cause della sterilità sulla base delle modificazioni cui il tessuto uterino va incontro sotto l'effetto degli ormoni. La biopsia può infine essere richiesta per lo studio di alcune infezioni uterine o dell'effetto di alcuni farmaci, per esempio nelle donne che hanno perdite di sangue mentre fanno una terapia ormonale in menopausa o in quelle che prendono il tamoxifene, usato nella cura dei tumori della mammella. Prima dell'esame, che viene effettuato generalmente in ambulatorio, non è necessaria nessuna preparazione particolare. Se la biopsia serve per lo studio della sterilità, viene eseguita di solito nella seconda fase del ciclo, dopo l'ovulazione. Dopo una breve esplorazione manuale, il ginecologo introduce nella vagina uno speculum (un piccolo divaricatore delle pareti vaginali) attraverso il quale, dopo aver bloccato il collo dell'utero con una pinza, inserirà delicatamente un sottile catetere di plastica che serve a prelevare per aspirazione alcuni frammenti della mucosa che riveste l'interno dell'utero. La manovra richiede circa 10-15 minuti, non comporta rischi particolari e di regola non viene effettuata in anestesia. Può essere però seguita da piccole perdite di sangue e, soprattutto, da dolori alla pancia che si manifestano già durante l'esame e possono durare per un paio di giorni: per questo motivo vengono di solito prescritti, sia prima che dopo, farmaci antidolorifici. Rara è la possibilità di una infezione, anche perché di solito vengono prescritti degli antibiotici a scopo profilattico. Il campione di tessuto viene inviato al laboratorio per essere esaminato al microscopio e il risultato sarà disponibile dopo qualche giorno. In generale, il risultato è normale se il referto riporta che non ci sono cellule anormali nel campione esaminato. Nella donna fertile, inoltre, il referto normale descriverà se l'aspetto del tessuto è compatibile con la fase del ciclo mestruale in cui la donna si trova. Viceversa, il referto può riportare la presenza di cellule anormali indicative della presenza di una "iperplasia" (cellule di forma o dimensioni anormali), di un polipo, di un fibroma o di un tumore maligno (cancro dell'endometrio). Se il prelievo è stato eseguito per lo studio della fertilità, l'esame può dimostrare se la mucosa dell'utero viene normalmente stimolata dagli ormoni per permettere il corretto impianto di un uovo fecondato. |
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| Argomenti correlati: Fibromi, La donna e il cancro, Pap test | |||||