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| A cura di Giancarlo Bausano Medico Internista, ASL RM B, Roma |
| Urinocoltura | |||||||||||||||||||||||
| Cos'è? Perché si fa? Come si esegue? Interpretazione dei risultati |
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L'urinocoltura permette di determinare sia l'eventuale presenza di germi pericolosi nelle urine sia la loro quantità. Nel referto del laboratorio, la quantità di germi viene espressa come numero di colonie per ml oppure come CFU (Colony Forming Unity) per ml: una speciale unità di misura che indica, appunto, i batteri che formano colonie. In questo modo è possibile diagnosticare con certezza un'infezione delle vie urinarie e individuare il tipo di microbo responsabile. L'urinocoltura viene richiesta dal medico prevalentemente di fronte a due condizioni:
La forma d'infezione più comune è la cistite (limitata alla vescica) e si verifica, soprattutto, nelle donne sessualmente attive: si ritiene che ogni anno almeno il 20% delle donne adulte venga colpito da questo tipo di disturbo. Se trascurate, anche le infezioni più banali possono provocare, nel lungo periodo, conseguenze sfavorevoli sulla funzione renale. Particolarmente a rischio da questo punto di vista sono i bambini, le donne in gravidanza e i diabetici. Se il disturbo ad urinare è accompagnato anche da prurito locale e perdite vaginali è opportuno consultare il medico, per effettuare ulteriori approfondimenti (ad esempio, il Pap test che permette di valutare se si tratti di una vaginite). Per effettuare un esame di laboratorio è necessario utilizzare l'urina emessa di recente che deve essere raccolta in un contenitore pulito e sterile. Un campione di urina vecchio o "contaminato" dall'esterno (ad esempio, se il tappo o il recipiente sono stati maneggiati senza precauzioni) può dare risultati erronei che possono poi pregiudicare la diagnosi e l'eventuale terapia. È molto importante, quindi, seguire con attenzione i semplici passaggi riportati nel riquadro per ottenere un campione di urina non falsificato da agenti esterni.
Terminata la raccolta, il contenitore deve essere accuratamente chiuso e consegnato al laboratorio entro due ore. In laboratorio il materiale viene "seminato" su speciali piastre sulle quali, dopo 24 o 48 ore viene letto il risultato. L'esame è positivo se indica un numero superiore a 100.000 colonie oppure a 100 CFU per millilitro di urina. In questo caso l'urinocoltura viene completata da un antibiogramma, che indica quali sono gli antibiotici più efficaci per eliminare i microbi responsabili di infezione. I germi pericolosi che si riscontrano più di frequente sono: Escherichia coli (batterio responsabile dell'80% delle cistiti), Proteus, Enterococco e Klebsiella. A questi si aggiunge un fungo (Candida albicans), che si riscontra con frequenza nell'urina delle persone indebolite, colpite da diabete o che presentano una depressione del sistema immunitario causata da particolari malattie. L'isolamento di alcuni rari batteri, tipo Staphylococcus epidermidis, Corynebacterium, Lactobacillus, Gardnerella vaginalis indica che probabilmente il campione è stato "contaminato" da germi che non derivano dalle vie urinarie. Ecco perché non basta sapere che ci sono germi nelle urine, ma occorre contarli. |
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