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Secondo parere
 
 
   
 
A cura di Norina Wendy Di Blasio
 
   

Secondo parere: cos'è?

Il secondo parere è un'opinione aggiuntiva che può essere richiesta a un altro medico in merito ad un esame diagnostico o ad una terapia. È importante tuttavia chiarire che non si tratta di un atto di sfiducia verso il medico curante.
La medicina per definizione è caratterizzata da incertezza: per la stessa malattia ci sono spesso diverse cure, e non tutti i medici valutano allo stesso modo le "indicazioni", i motivi, per consigliare una certa terapia o un dato intervento chirurgico. Anche se la loro formazione può essere molto simile, i medici hanno pareri, esperienze e pensieri strettamente personali sulla loro pratica, compresi l'approccio alla diagnosi e al trattamento di malattie e disturbi. Alcuni medici poi  sono più orientati ad un approccio conservativo, o tradizionale, mentre altri sono più "aggressivi" e tendono a prescrivere i più recenti test e le più recenti terapie anche  se ancora meno testate. Inoltre, dal momento che il mondo della medicina è sempre più specializzato e in costante cambiamento, diventa difficile per qualsiasi medico  aggiornarsi sugli ultimi trattamenti disponibili  nel proprio campo.

 
 
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Perché richiedere il secondo parere?  
   

Lo scopo del secondo parere è affrontare in modo più informato e consapevole la terapia cui si va incontro: migliorare l'informazione del paziente affinché decida consapevolmente se sottoporsi o meno a una prestazione sanitaria. Dal punto di vista del paziente la richiesta di un secondo parere permette di rinnovare la propria prospettiva guardando il problema da una diversa angolazione, ottenendo il maggior numero di informazioni possibili su come è possibile trattare la propria malattia. Questo permette di soppesare le varie alternative di cura disponibili e arrivare ad una maggiore consapevolezza e ad un consenso realmente informato.

È possibile poi che medici di specializzazioni diverse curino diversamente la stessa malattia. Dunque può essere utile chiedere il secondo parere a un medico con un diversa specializzazione.
 
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Quando chiedere un secondo parere?  
   

Sono diverse le prestazioni diagnostiche e terapeutiche in cui può essere utile chiedere un secondo parere. In particolare, è utile nel caso di esami diagnostici invasivi, terapie molto lunghe o interventi chirurgici programmati. In quest'ultimo caso infatti a seconda del medico interpellato si può riscontrare una certa variabilità di indicazioni.
I principali interventi chirurgici di questo tipo sono:

  1. asportazione di emorroidi (emorroidectomia)
  2. asportazione dell'utero (isterectomia), quando l'indicazione non sia una malattia tumorale
  3. asportazione delle vene varicose (varici)
  4. raschiamento dell'utero
  5. asportazione di calcoli biliari (colecistectomia)
  6. operazione dell'ernia inguinale
  7. asportazione delle tonsille (tonsillectomia)
  8. operazione della prostata, quando l'indicazione non sia una malattia tumorale
  9. asportazione del menisco
  10. operazione della cataratta
  11. operazione dell'ernia discale, quando non esistano paralisi agli arti inferiori e/o alla vescica e all'intestino.
 
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Come chiedere un secondo parere?  
   

Senza paura di ferire la sensibilità del vostro medico, chiedete al medico di fiducia di raccomandarvi uno specialista al quale rivolgervi per il secondo parere. Molti dottori vedono di buon occhio un secondo parere soprattutto in quei casi in cui la cura possibile prevede una terapia a lungo termine o un intervento chirurgico.
Se non ve la sentite di chiedere al vostro medico a chi rivolgervi per un secondo parere, cercate di mettervi in contatto con un altro medico che vi ispiri fiducia. Potete anche contattare le facoltà di medicina o le società scientifiche della vostra città per farvi indicare gli specialisti che fanno al caso vostro. Molte di queste informazioni sono disponibili su Internet, ma fate attenzione a scegliere quelle corrette, rivolgendovi a siti affidabili.
È molto utile fornire al medico al quale richiederete il secondo parere la vostra cartella clinica completa: questo lo aiuterà ad avere chiaro il vostro quadro clinico ed evitando il rischio che vi faccia ripetere esami che avete già effettuato. Avete il diritto di consultare la vostra cartella clinica, attraverso il vostro medico, oppure attraverso appositi uffici che tutelano la libertà di informarsi del paziente. Ricordatevi inoltre, chi si occupa di curarvi e assistervi ha l'obbligo morale e legale di mantenere riservate le vostre informazioni personali.

Prima dell'appuntamento può essere importante acquisire il maggior numero di informazioni sulla vostra condizione. Chiedete dunque al medico di fornirvi opuscoli informativi e fate una ricerca su internet. Tenete comunque presente che le informazioni così ottenute potrebbero essere contraddittorie. L'importante è presentarsi al consulto con un elenco di domande e  di dubbi da sottoporre e discutere al medico del secondo parere.

Non accontentatevi mai solo del telefono o di internet. Un secondo parere può essere efficace solo se  il medico vi visita. Un secondo parere sano, infatti, include un esame fisico e una valutazione completa delle vostre annotazioni mediche e dei risultati dei vostri esami.

 
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Le domande da fare al medico  
   

Per gli esami diagnostici:

  1. Quale malattia può essere diagnosticata con l'esame che mi propone? (Paradossalmente, la maggior parte delle volte non viene spiegato al paziente a cosa serve un esame diagnostico prescritto).
  2. Quanto è affidabile questo esame? Qual è la probabilità di avere dei risultati falsi positivi (cioè che rilevano la presenza della malattia quando in realtà non c'è) e falsi negativi (cioè che non mettono in evidenza la malattia quando in realtà c'è)?
  3. Qual è l'incidenza della malattia nella popolazione? Quante persone sono colpite all'anno ogni 100, 1000, ecc. abitanti?
  4. Qualora la malattia fosse diagnosticata, potrà poi essere curata e guarita?
  5. Se sì, con quale probabilità di successo?

Per le terapie:

  1. La terapia o l'intervento che mi è stato proposto è scientificamente fondato (evidence-based)?
  2. Perché questo trattamento è necessario?
  3. Quali sono i benefici attesi della terapia e quali invece i rischi potenziali?
  4. A cosa vado incontro se non dovessi eseguire questo trattamento? Con quali probabilità?
  5. Esistono strade alternative a quella indicata?
  6. Se sì, qual è il rapporto tra i rischi e i benefici rispetto al trattamento proposto?
 
   
   
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