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Pillole, obiezioni e confusione mediatica  
lunedì 20 luglio 2009  
   
L'obiezione di coscienza dei farmacisti che negano la pillola del giorno dopo, in commercio sotto prescrizione medica, ne ostacola l'efficacia nell'abbassare il tasso di aborti. Intanto la stampa confonde contraccezione d'emergenza e farmaco abortivo.  
   
Ru 486 e pillola del giorno dopo. Due farmaci diversi per composizione ed effetti - l'uno abortivo, a base di mifepristone, l'altro contraccettivo, composto da solo progesterone - ma troppo spesso confusi per via della cattiva informazione e del pregiuzio che muove dibattiti 'eticamente sensibili' come quelli su aborto e condotta contraccettiva.

Così spesso accade che la libertà di scelta della donna sulle questioni di salute, anche se 'protetta' dal diritto di Stato laico, venga violata da un malinteso senso della morale, proprio dove dovrebbe trovare tempestiva conferma. È ciò che è successo a Fiumicino, giovedì 16 luglio, alla 35enne che, presentatasi in farmacia per acquistare (ricetta alla mano come prescritto dalla legge) la pillola del giorno dopo, si scontrava con l''obiezione', non ammessa dall'ordine dei farmacisti, di un camice bianco alle prese con la propria coscienza.

"Fatti del genere accadono molto spesso - commenta Gabriella Pacini, ostetrica volontaria della Casa Internazionale delle Donne, che giovedì scorso accoglieva la richiesta d'aiuto della 35enne di Fiumicino e che da tempo è impegnata per affermare l'efficacia della contraccezione d'emergenza nel ridurre la percentuale di aborti. "Ma se nella fattispecie il farmacista si è trovato di frontre a una donna cosciente dei propri diritti che infatti ha subito sporto denuncia - spiega l'ostetrica - molto più spesso le vittime sono ragazze sprovvedute, perchè giovanissime o straniere con poca dimestichezza con le regole del nostro paese, che non riuscendo ad ottenere il farmaco entro i limiti previsti dall'efficacia contraccettiva, spesso finiscono per dover scegliere tra una gravidanza indesiderata o un'interruzione volontaria, evento fisicamente e psicologicamente traumatico".

Quegli stessi aborti che, paradossalmente, farmacisti come Piero Uroda (protagonista dell'episodio di Fiumicino e presidente dell'associazione farmacisti cattolici) si illudono di abbassare praticando obiezione di coscienza. "Una condotta illegale", spiega Pacini, perchè non ammessa dall'ordine dei farmacisti che, al contrario, obbliga a fornire il farmaco sotto prescrizione medica. "L'escamotage più comune è fingere di non essere in possesso del farmaco, anche se in quel caso - fa notare - dovrebbero comunque impegnarsi a procurarlo su ordinazione nel più breve tempo possibile".

Grazie all'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito la pillola del giorno dopo nella lista dei farmaci essenziali, e all'esempio della Food and Drug Administration, che negli Usa permette a chi ha già17 anni di acquistarla direttamente al supermercato, il farmaco è ormai venduto senza ricetta nella maggioranza dei paesi europei. "È stato stimato che un uso corretto della pillola del giorno dopo abbasserebbe del 95% il numero di aborti - continua Pacini - ma da noi quest'efficace risorsa incontra ostacoli di ordine etico e morale, per non parlare di un'informazione che spesso non sa distinguerla dalla Ru486".

Tra le testate nazionali su cui venerdì rimbalzava l'episodio di Fiumicino, infatti, un quotidiano romano molto diffuso trasformava, pur difendendola, la pillola del giorno dopo in quella abortiva Ru486 che, al contrario della prima, non può essere venduta in farmacia.

Cosa distingue dunque, tanto per contribuire all'auspicata chiarezza, il farmaco contraccettivo da quello abortivo, denominato appunto Ru486? "Semplice", illustra l'ostetrica, "il principio attivo della pillola del giorno dopo, l'ormone progesterone che, inibendo l'ovulazione, impedisce agli spermatozoi – che sopravvivono fino a 5 giorni nel corpo della donna - di fecondare". Per questo, prosegue "va assunta nel più breve tempo possibile, preferibilmente entro 12 ore dal rapporto a rischio, passate le quali l'efficacia contraccettiva del 98% comincia gradualmente a scemare fino alla soglia di 72 ore, oltre cui non è più considerata efficace". E se ciò non bastasse a sciogliere ogni dubbio sul carattere esclusivamente 'contraccettivo' della pillola del giorno dopo, basti pensare che "il farmaco, se assunto in caso di fecondazione ormai avvenuta, non provoca nessun danno al feto. Prova ne è il fatto – conclude Pacini - che lo stesso principio attivo inibitore d'ovulazione è utilizzato nel trattamento di gravidanze con minacce d'aborto".

giulia volpe
 
   
Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG