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| Archivio 2009 | |
| Nuove linee guida indagano il rapporto fra contraccezione ed obesità | |
| venerdì 9 ottobre 2009 | |
| Recenti linee guida della Society of Family Planning (SFP) incoraggiano l'uso della contraccezione, ormonale o non ormonale, nelle donne obese, con pochissime eccezioni. | |
| L'obesità è una condizione medica cronica molto diffusa ed in continuo aumento. È stimato che nei paesi occidentali riguardi attualmente circa il 30% della popolazione. Nelle donne obese, l'adozione di un metodo contraccettivo ha risvolti sulla salute e sui rapporti sociali, tuttavia, la maggior parte delle ricerche compiute in passato sui contraccettivi ha escluso tale categoria in considerazione del fatto che i metodi ormonali potrebbero avere una minore efficacia nelle obese. Le linee guida della SFP cercano di colmare tale lacuna, attraverso la revisione sistematica di quegli studi che hanno invece indagato il rapporto fra contraccezione ed obesità. La prima e più importante evidenza sottolinea innanzitutto che, in ogni caso, l'uso del contraccettivo rende il rischio di gravidanza indesiderata di gran lunga minore rispetto a quello che deriva dall'avere rapporti non protetti. Un'abitudine particolarmente frequente nelle obese, rispetto alla media delle donne, per via della minore autostima che le caratterizza, della più scarsa dimestichezza con i rapporti sessuali e della paura di essere respinte imponendo al partner l'uso del profilattico. Tutto questo aumenta nelle obese il rischio relativo di gravidanze indesiderate, rendendo ancora più importante l’uso della contraccezione, ormonale o non. Dalla revisione sistematica dalle nuove linee guida emerge inoltre che: 1. la contraccezione ormonale, in generale, non influenza l'indice di massa corporea in modo significativo, una credenza in parte responsabile della diffidenza che molte donne, in particolare se giovani, nutrono nei confronti dei contraccettivi ormonali 2. la contraccezione ormonale, oltre a diminuire di misura il rischio di gravidanza non programmata anche nelle donne obese, fornisce altri effetti benefici non trascurabili, come la protezione da alcuni tipi di tumore 3. l'obesità aumenta i rischi delle procedure di contraccezione irreversibile od invasiva (sterilizzazione/inserimento di dispositivi intrauterini), rendendoli sconsigliati 4. gli interventi chirurgici per trattare l’obesità diminuiscono l’assorbimento dei contraccettivi orali e quindi la loro efficacia 5. in generale l’uso di contraccettivi, ormonali e non, nelle obese e’ incoraggiato Da una riflessione sui dettami di queste linee guida sembrerebbe di conseguenza che: proprio nelle obese, soprattutto tra giovani e adolescenti, è quanto mai fondamentale il tema della compliance (somministrazione regolare e senza dimenticanze) verso la soluzione contraccettiva è necessario sfatare il mito dell'ingrassamento da contraccezione ormonale in caso d'intervento chirurgico per l'obesità è consigliabile l'uso di un contraccettivo non ormonale, come il profilattico (se si sceglie di non considerare il deterrente psicologico: paura d'abbandono da parte del partner), od ormonale ma non orale, come il cerotto che, agendo per via transdermica, elimina il rischio di malassorbimento gastrointestinale gli studi futuri sui contraccettivi, in particolare quelli volti a valutarne l'efficacia, dovrebbero tenere in maggior considerazione la categoria delle obese, come parte sostanziale della popolazione occidentale. giulia volpe |
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Fonte: Society of Family Planning, Contraceptive considerations in obese women, 1 September 2009 |
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