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| Medicina estetica: ritocco sì, ma in armonia | |
| martedì 8 dicembre 2009 | |
| Le donne hanno tanti modi di esprimere se stesse, uno di questi è il proprio aspetto: giocano con la loro bellezza, si cambiano, sperimentano. Certe volte si accettano… altre no. E sempre più spesso si affidano alla mano (più o meno) sapiente della medicina estetica. | |
| Ma quanto si piacciono? Cosa vogliono migliorare? E, soprattutto, come percepiscono emotivamente e cognitivamente il cambiamento indotto dall’intervento più o meno invasivo? Se lo è chiesto un’equipe di specialisti del Villa Borghese Institute di Roma, coordinati dal chirurgo e direttore scientifico dell’istituto Pietro Lorenzetti, che ha interrogato un campione eterogeneo di donne ed elaborato i dati raccolti insieme alla psicologa Maria Malucelli, docente del Fatebenefratelli di Roma. Il Focus Group, intitolato appunto “Express Yourself” (esprimi te stessa), descrive uno scenario incoraggiante: le donne italiane tutto sommato si piacciono, ma vogliono migliorare il proprio aspetto nel rispetto dell’età e dell’equilibrio estetico. Se sempre più donne ricorrono al “ritocco” per esaltare il proprio viso, si è osservato che ad un’idea di estetica stereotipata, si va oggi sostituendo il concetto di un natural look, che rispetti l’armonia totale delle fattezze individuali. A crollare, infatti, oltre al modello di una bellezza irraggiungibile, è anche il tabù che per lungo tempo ha spinto le donne a nascondere agli altri l’intervento effettuato. Una donna su 6 – emerge ad esempio dallo studio – si sottopone ad iniezioni di tossina botulinica o filler, ma solo una su 3 non racconta o non ammette la propria scelta. Alla base di questo cambio di prospettiva c’è la ricerca di una bellezza vissuta come esigenza imprescindibile per il raggiungimento della felicità. L’80% delle intervistate, infatti, ha giudicato la bellezza, in una scala da 1 a 10, con un punteggio maggiore di 7. Una vera e propria virtù, come ai tempi della mitologia greca - al pari di Bontà, Eloquenza e soprattutto Verità - che ammette la “trasformazione” come mezzo per valorizzare il corpo, sede dell’anima, ma che rifiuta il falso, vissuto come stravolgimento di sé. Il primo complice delle donne che vogliono esaltare il proprio aspetto in modo naturale, sembra essere il medico estetico, nel quale il 68% del campione coinvolto dallo studio ripone piena fiducia. Per questa ragione, sottolinea l’equipe del VBI, è importante che le mani a cui si affida la cura della propria bellezza, siano esperte e professionali, per evitare che il miglioramento sperato si risolva, ad intervento avvenuto, in una bruciante delusione o – nel peggiore dei casi – in un disastro estetico difficilmente recuperabile o a un danno per la propria salute. “La maggior parte dei problemi – spiega il Prof. Lorenzetti – nasce per la mancanza di chiarezza e professionalità. Definire nei dettagli il post-operatorio, la durata della mancanza dalla vita sociale, i classici effetti “del giorno dopo” (gonfiore, ecchimosi, dolore), è importante per gestire correttamente le aspettative della paziente”. Non meno essenziale, continua il chirurgo, è la necessità di una seconda visita, per assicurarsi che non ci siano dubbi residui e che le motivazioni della paziente siano sufficienti a giustificare l’intervento. “La percezione del proprio aspetto segue dinamiche estremamente variabili – fa notare la psicologa Malucelli – Nel colloquio è quindi necessario indurre consapevolezza, capire se il tipo di inestetismo da correggere è vissuto come davvero invalidante e se l’obiettivo è soddisfare il proprio piacere o quello di qualcun altro”. Per questo, aggiungono Lorenzetti e Chantal Sciuto, dermatologa del VBI, è fondamentale che il medico sviluppi la capacità di dire di ‘no’, anche a costo di rinunciare ai facili guadagni provenienti dalle tante richieste. Di un’evidenza lapalissiana è poi l’esigenza di rivolgersi a figure professionalmente valide che agiscano in strutture sicure e organizzate, e che utilizzino materiali certificati. “Esistono 137 filler in Italia, ma solo 7 sono quelli utilizzabili perché approvati dalla FDA – fa notare Lorenzetti, ciononostante, a spaventare le donne, più che il tipo di materiale impiantato di cui troppo spesso non è richiesta certificazione, sono i luoghi comuni che avvolgono certe sostanze come il botulino, per via dell’utilizzo incosciente che ne fanno ciarlatani avidi di denaro ma privi d’esperienza. Figure discutibili, disposte ad impiantare filler permanenti (pericolosi per la loro scarsa tollerabilità e per la predisposizione a migrare e a rendersi irremovibili), a stravolgere i lineamenti naturali e ad abusare del botulino senza alcun rispetto per l’età della persona. “Il botox paralizza la faccia, rende i volti tutti uguali, cancella le espressioni, sono tutte credenze nate dal cattivo utilizzo che se fa – spiega Chantal Sciuto – Per utilizzare certe sostanze bisogna avere, oltre che senso estetico, una perfetta conoscenza dell’anatomia umana e del suo mutare. Bisogna sapere e far capire alla paziente che ciò che sta bene a 20 anni non sta bene a 40. Per questo è fondamentale che i trattamenti, soprattutto sul viso che è la sede dell’identità, siano reversibili e ‘sensati’ – conclude la dermatologa. Non tutte le rughe sono uguali dunque, alcune di loro raccontano qualcosa di noi, delle nostre esperienze e - perché no – di quanti Natali sono trascorsi tra lacrime e sorrisi. E se proprio questo Natale fosse ‘quello buono’ per regalarsi il tanto atteso miglioramento, l’importante è che sia un ‘dono’ che arricchisca (e non depauperi) una femminilità che non può fare del proprio passato. Il risultato dipende solo da voi… giulia volpe |
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Fonte: Express Yourself, Villa Borghese Institute, Roma 26 novembre 2009. |
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