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Archivio 2009  
   
Vacanze ai Tropici: arriva il passaporto salva-vita  
lunedì 14 dicembre 2009  
   
Anche quest’anno, nonostante la crisi, folle di viaggiatori trascorreranno Natale e Capodanno al caldo, sorseggiando cocktail ghiacciati all’ombra di una palma da cocco.  
   
Ma proprio negli apparentemente innocui e refrigeranti cubetti di ghiaccio, può nascondersi la prima insidia in grado di trasformare la propria vacanza in un incubo ad occhi aperti, nota al 40% di turisti “tropicali”, come diarrea del viaggiatore. “Ma dottore, ho bevuto solo acqua in bottiglie sigillate!”: saggia condotta, salvo poi dimenticarsi che il ghiaccio tintinnante nei bicchieri è fatto dello stesso elemento diligentemente evitato per tutta la vacanza.

Responsabile del fastidioso disturbo è un batterio, l’Escherichia Coli, che contamina - oltre all’acqua - anche frutta, verdura e cibi crudi. Osservare alcune misure precauzionali di base è dunque fondamentale, tanto più se le condizioni del vostro soggiorno dovessero lasciare a desiderare. Se al posto di un bungalow in Amazonia, avete affittato una suite a 5 stelle, sarà comunque consigliabile non abbassare la guardia. Evitate di acquistare cibo o bevande da ambulanti, mangiate cibi ben cotti e appena preparati, sbucciate da soli la vostra frutta, rinunciando a macedonie già pronte, insalate di verdure crude, molluschi e pesce crudo o poco cotto.
Se tali norme dovessero rivelarsi insufficienti, sarà necessario reintegrare liquidi e sali minerali persi a causa della diarrea, bevendo molta acqua (naturalmente sigillata) e assumendo integratori.
Il rischio è la disidratazione, particolarmente pericolosa (in certi casi persino letale) soprattutto tra i bambini. Due o tre giorni, solitamente, è il tempo medio in cui il disturbo si risolve, se persiste ed è associato a febbre, sarà necessaria una terapia antibiotica.

Altra seria minaccia, in grado di rovinare ben più dell’agognato viaggio esotico, è costituita dalla malaria, sottovalutata da 3 viaggiatori su 10 che non effettuano, o la effettuano solo parzialmente, la profilassi. Il risultato è la gran quantità di viaggiatori che ogni anno importano in Italia 300 nuovi casi di malaria, causati da una zanzara che, contrariamente a quanto si creda, non colpisce solo nei territori selvaggi dei paradisi tropicali, ma anche nei villaggi più organizzati.
La valutazione della profilassi è eseguita presso i Centri di Medicina dei Viaggi, dove personale specializzato stabilirà il tipo di farmaco più adatto alla zona che ci si accinge a visitare. In caso di contagio, anche se la malattia dovesse manifestarsi dopo mesi, la prima cosa da fare è recarsi al pronto soccorso e segnalare che si è stati in una zona malarica per evitare che nel nostro Paese, dove la malaria non è comune, la scambino per influenza.

Se dunque invece di andare a sciare, avete scelto un luogo esotico per trascorrere le vacanze invernali, la parola d’ordine è come sempre prevenzione. Basta recarsi nei Centri di Medicina dei Viaggi, facilmente reperibili sul sito www.simvim.it, che sono in contatto con presidi ospedalieri specialistici (dipartimenti di malattie infettive e tropicali) e con centri istituzionali stranieri. Dal 2010, inoltre sarà diffuso in questi istituti il Passaporto Sanitario, un documento-diario tradotto in diverse lingue (inglese, spagnolo, francese, italiano, arabo, cinese, russo), in cui segnalare eventuali profilassi eseguite, allergie o malattie croniche e terapie mediche in atto, per dare al medico la possibilità d’intervenire tempestivamente in caso di soccorso in un Paese straniero. La sua utilità non cessa di accompagnarvi neanche al ritorno a casa, grazie alle indicazioni fornite da documento sul paese visitato che, in caso di malessere, potranno facilitare il compito del vostro medico di fiducia.

giulia volpe
 

Fonte:

Convegno SIMVIM, Roma, 12 dicembre 2009.
 
   
Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG