Accesso riservato ai professionisti
della salute. Registrati o accedi.
Password dimenticata?
| |
|
| Home » News | |
| Archivio 2010 | |
| Epidurale in Italia: tecniche all’avanguardia, scarse garanzie | |
| venerdì 26 febbraio 2010 | |
| Il diritto all’epidurale, che allevia il dolore nelle diverse fasi del parto, è stato inserito nei LEA fin dal 2008. Eppure l’accesso a questa tecnica da parte delle partorienti, secondo alcune stime, è garantito solo dal 16% degli ospedali italiani. | |
| La moderna analgesia epidurale, che consente un parto senza dolore, mantenendo allo stesso tempo la sensibilità e la capacità di muoversi della donna durante il travaglio, secondo alcune stime, è offerta solo dal 16% delle strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate italiane. Eppure nelle strutture che offrono questo servizio gratuitamente, in media il 90% delle partorienti ne fa richiesta. Un parto senza dolore è un diritto, sancito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma di fatto la sua attuazione varia da regione a regione. Tra le più virtuose, Lombardia (con 5 milioni di euro all’anno distribuiti a tutti i punti nascita), Veneto (1 milione di euro nello scorso anno) ed Emilia Romagna (con l'emissione di linee guida che promuovano l'analgesia epidurale in ogni Provincia). In occasione del convegno “Il dolore al femminile – Partorire senza dolore”, tenutosi ieri a Roma nella Sala Capitolare del Senato . Il professor Guido Fanelli , Coordinatore della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore e cure palliative fa il punto sul Decreto del Consiglio dei Ministri che, inserendolo nei LEA, sancisce il diritto delle donne al parto in analgesia epidurale: “da un lato va nella direzione di riallineare l’Italia agli altri Paesi europei nella gestione del dolore delle donne partorienti; dall’altro lato si propone di riportare il nostro Paese all’interno del corretto standard di ricorso al parto con taglio cesareo”. Eppure l’Italia, sebbene all’avanguardia in fatto di tecniche di analgesia epidurale - come la nuova PIEB che prevede la somministrazione a intervalli regolari di piccole dosi di analgesico associata alla PCEA che permette alla donna di calibrare il livello analgesico in base alle sue esigenze – descrive un grave ritardo per quel che riguarda lo stato di diritto. A spingere affinché il parto in analgesia diventi una scelta possibile per tutte le donne, c'è anche O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) che muove sul fronte delle strutture ospedaliere a misura di donna, assegnando bollini rosa a seconda dell'interesse mostrato per la salute al femminile. “Dallo scorso anno – dichiara la presidentessa Francesca Merzagora - un requisito fondamentale per l’ottenimento di 3 bollini è proprio la presenza del parto in analgesia epidurale come possibilità offerta gratuitamente alle donne. L’elenco di questi ospedali è pubblicato in una nostra guida.” Altra iniziativa importante è quella promossa dall’AIPA (Associazione Italiana Parto in Analgesia), che raccoglie le firme necessarie a far sì che tutti gli enti ospedalieri siano indotti dal Ministero della Salute ad accogliere la richiesta delle donne partorienti alla scelta della partoanalgesia. Inoltre chiediamo maggiore chiarezza sui servizi effettivamente forniti alle partorienti soprattutto per quelle strutture riconosciute come women friendly - afferma la presidentessa Paola Banovaz - L’idea è che tutti i centri nascita si dotino di una carta dei servizi rivolta alle gestanti dove i servizi non siano solo nominati ma anche garantiti”. la redazione |
|
Fonte: Convegno “Il dolore al femminile – Partorire senza dolore”, Roma 2010 |
|