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| Porti la quinta di reggiseno? Il tuo ecocardiogramma potrebbe non essere attendibile | |
| giovedì 6 ottobre 2011 | |
| Le donne sono diverse dagli uomini: in particolare è differente il loro sistema cardiovascolare, quello nervoso e quello immunitario, nel funzionamento e nella risposta agli agenti esterni. Per questo è necessario un approccio sanitario che tenga conto delle differenze di genere. | |
| La prima persona a sollevare la questione è stata nel 1991 Bernadine Healy, primo direttore donna dei National Institutes of Health e paladina della medicina di genere, morta la scorsa estate all’età di 67 anni per un tumore . Secondo la Healy è “in base all’uomo che si decide che cosa è normale”, mentre quando si parla di medicina e terapie è indispensabile considerare le differenze fisiche tra uomo e donna. Fino ai primi anni novanta, la maggior parte delle sperimentazioni farmaceutiche venivano effettuate quasi esclusivamente utilizzando pazienti maschi. Questo ha comportato non poche conseguenze, anche gravi. Ad esempio i dosaggi dei farmaci utilizzati in caso di infarto per la trombolisi, erano stati calcolati su pazienti di sesso maschile: questo ha significato per le donne un elevato numero di emorragie per sovradosaggio. Anche i macchinari e gli intervalli di riferimento di alcune analisi sono stati determinati sull’osservazione clinica maschile , senza tenere conto che anche un seno abbondante può falsare un esame cardiologico. Ma dalla denuncia della Healy alla prima sperimentazione di genere passeranno oltre dieci anni e solo nel 2002 alla Columbia University di New York verrà inaugurato il primo corso di “Medicina di Genere”. Oggi la necessità di una politica sanitaria improntata sulle differenze di genere è ribadita dall’OMS nell’Equity Act e dalle principali organizzazioni mondiali, ma ancora persistono pregiudizi e resistenze scientifiche e culturali. Le statistiche però parlano chiaro ed evidenziano come alcune malattie, in particolare quelle del sistema immunitario, colpiscano le donne in percentuali elevatissime rispetto agli uomini. Secondo i dati raccolti in Italia dal Ministero della Salute, l’ipertensione arteriosa colpisce le donne il 30% in più rispetto agli uomini, l’artrosi e l’artrite il 49%, l’alzheimer il 100%, la depressione il 138%, cefalea ed emicrania il 123% in più. Numeri ancora più consistenti per le disfunzioni della tiroide (500% in più) e l’osteoporosi (736%). Le donne, inoltre, consumano un numero maggiore di farmaci e registrano una percentuale più elevata di reazioni avverse. Una politica della salute differenziata comporterà una maggiore appropriatezza delle terapie ed una maggiore tutela della salute, non solo per le donne ma per entrambi i generi. Ed un concreto ringraziamento al ricordo di Bernadine Healy. Emanuela Valente |
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