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Archivio 2012  
   
Chemioterapia e gravidanza: arrivano dati rassicuranti  
giovedì 16 febbraio 2012  
   
Una ricerca pubblicata su Lancet Oncology dimostra che i bambini nati da mamme in chemioterapia durante la gravidanza hanno una crescita e uno sviluppo nella norma.  
   
Seppure sembra difficile associare lo scoprirsi in dolce attesa con la diagnosi di un cancro, il numero di casi di diagnosi di tumore in gravidanza è in aumento.
Un dato facile da spiegarsi con l'aumento continuo dell’età della donna quando decide di avere un figlio e con una malattia, come il cancro, che si verifica più frequentemente con l'aumentare dell'età.

La diagnosi di tumore che arriva in gravidanza pone molti interrogativi all'oncologo, al ginecologo, all’ostetrica che hanno la responsabilità della scelta terapeutica e alla paziente che deve decidere se sottoporsi all'aventuale terapia:

• Il trattamento chemioterapico può danneggiare il bambino?
• Scegliere di ritardare la terapia al post parto comporta dei rischi per la donna?
• Quando anticipare il il parto, inducendolo?

La ricerca su Lancet Oncology riporta conclusioni rassicuranti evidenze e risposte a queste domande.

Dallo studio non emerge nessuna differenza nello sviluppo nei bambini esposti alle chemioterapie durante la gravidanza della mamma.
In tutti i casi osservati la terapia è iniziata dopo la 14esima settimana
. Lo studio ha preso in considerazione 68 donne in gravidanza, per un totale di 70 parti. I bambini sono stati seguiti e osservati nel loro sviluppo in media per i due anni successivi al parto, con valutazioni al momento della nascita, a 6 mesi e a 18 mesi.

Crescita e sviluppo (comportamento, salute generale, udito, dimensione e funzionamento del cuore) di questi bambini al confronto con bambini non esposti alla chemio appaiono nella norma. Valori più bassi emergono per lo sviluppo congnitivo nei nati prematuri ma questi valori sono confrontabili con quelli riscontrati in generale nei prematuri.

"I dati di questo studio non supportano le strategie terapeutiche a sostegno del ritardare la somministrazione della chemioterapia", hanno concluso gli autori. Ed “è necessario ricordare che il ricorso al parto pre-termine indotto deve essere limitato ai casi in cui la sopravvivenza della madre è in pericolo”, precisa un commento all'articolo.

E, tornando dal punto di vista del personale sanitario, ma anche della paziente che deve decidere se sottoporsi o meno alla terapia: la decisione di somministrare la chemioterapia deve sottostare alle stesse linee-guida che riguardano le pazienti non in gravidanza; è possibile dunque cominciare i cicli di chemioterapia a partire dalla 14 settimana di gestazione in poi, naturalmente prestando una particolare attenzione alle cure prenatali.

Come precisano gli stessi autori sono necessari ulteriori dati che osservino un numero maggiore di bambini per periodi più lunghi per consolidare questi risultati molto rassicuranti.

norina wendy di blasio
 

Fonte:

Elyce Cardonick. Treatment of maternal cancer and fetal development. The Lancet Oncology, Early Online Publication. doi:10.1016/S1470-2045(11)70408-9Cite or Link Using DOI

Amant F, Van Calsteren K, Halaska MJ, et al. Long-term cognitive and cardiac outcomes after prenatal exposure to chemotherapy in children aged 18 months or older: an observational study. The Lancet Oncology, Early Online Publication, doi:10.1016/S1470-2045(11)70363-1
 
   
Con un grant educazionale di  In collaborazione con JANSSEN-CILAG