Chi è
Tra
le maggiori scultrici contemporanee, questa affascinante
signora è nata nel 1940 a Vari, in Attica (villaggio
da cui ha preso il suo nome d'arte), da padre greco (Peter
Canellopoulos) e madre ungherese. Si è formata con
lunghi anni di studio e di apprendistato in giro per il mondo,
prima in Inghilterra e poi soprattutto in Francia dove, sedicenne,
ha cominciato a dipingere. Dopo il matrimonio a diciannove
anni con un industriale greco, solo nel '78 inizia a scolpire
e lo stesso anno conosce lo scultore colombiano Fernando
Botero che diviene il suo compagno. Ambasciatrice della Cultura
greca, dal 1985 passa almeno tre mesi l'anno a Pietrasanta,
in Versilia, terra d'arte e di marmi.
consensi forse senza precedenti.
L'opera
Tra l'aprile ed i primi di maggio 2004 la maestosa gradinata
del Museo Benaki di Atene era dominata da un'imponente scultura
di Sophia, "Plénitude de l'air": opera d'ingresso
ad una eloquente retrospettiva di più di 100 opere,
dedicata dalla sua patria all'artista greca.
La Vary non ha iniziato con la scultura, ma con la pittura,
che caratterizza i lunghi anni parigini: fu probabilmente
Rubens ad esercitare il maggior fascino, con le forme voluttuose
delle sue donne. D'altra parte, il soggetto femminile torna
frequentemente nell'opera di Sophia, sia grafica che plastica.
Tuttavia, proprio la Forma cominciava ad esigere di essere
espressa diversamente che con la pittura: a New York, nel
1976, la Vari sente che "dipingere è un'illusione,
un trompe l'oil : io voglio toccare, voglio il volume,
voglio essere in grado di camminare intorno all'opera, per
comporre nello spazio, per provare che quel che ho creato
esiste davvero. E scoprendo queste cose, cominciai a sentire
che io stessa esistevo".
Fu durante il viaggio di nozze in Egitto, non ancora ventenne,
che Sophia colse il senso della monumentalità della
scultura. Dopo quindici anni di impegno col marmo e col bronzo, "a
un certo punto cominciai a sentire la mancanza del colore. Così,
dal 1994 decisi di dedicarmi a degli assemblaggi su tela. Vidi
questa soluzione come un modo per ricollocare l'armonia dei
quadri col design. Non componevo più con i volumi, ma
con il colore, mantenendo una consapevolezza scultorea della
forma". Tuttavia, il colore interviene anche in modo decisamente
suggestivo ed efficace sull'armonia della scultura, compiendo
quel connubio tra le due espressioni artistiche che consente
alla Vari di trasferire il colore sulle diverse superfici,
piegando così le diverse superfici alle esigenze dei
toni.
Nella sua scultura si leggono motivi classici dell'opera di Laurens, Arp,
Moore , anche grazie al loro incontro in una magica giornata trascorsa a Perry
Green presso lo studio del Maestro, insieme ad influssi etnici, della grande
arte centroamericana olmeca e Maja, mentre la sua più profonda origine
greca trapela da presenze cicladiche e classiche.
Un'influenza notevole è poi esercitata anche dall'arte italiana, assorbita
ormai da anni di permanenza a Pietrasanta, cittadina che vive di arte, e dall'intero
contesto artistico italiano. Giotto e Piero della Francesca hanno ispirato la
Vari con la loro preferenza per le forme semplici e per l'economia del dettaglio.
Ancor più evidente è quella esercitata dalle grandi, sensuali,
vitali sculture manieriste, a volte fantastiche, del Giambologna, mentre un ruolo
a parte spetta a Donatello, scoperta decisiva per un nuovo modo di guardare alle
fonti d'ispirazione della scultura di Sophia Vari, il corpo e l'interazione erotica
tra i corpi. Come ha scritto Daniela Pasti, "la tentazione del gigantismo è in
tutta l'opera di Sophia Vari: imprigionata dentro le dimensioni di sculture da
interni, si sprigiona nell'energia e nella forza sensuale che queste forme comunicano.
Perché le sue sculture sono sensuali: viene voglia di toccarle, di carezzarne
le superfici rotonde e compatte, intriga questa allusione a una corporeità maestosa".
Nell'estate del 2003, una mostra nella Piazza del Duomo a Pietrasanta ha ospitato
diverse nuove sculture policrome, spesso di notevoli dimensioni. Consapevole
della tradizione artistica classica, l'artista greca continua a lavorare sulla
forma e sulla volumetria, creando opere che armonizzano l'eredità rinascimentale
con la ricerca delle avanguardie artistiche del Novecento. Caratteristica saliente è stavolta
il recupero del colore nella scultura, modulato e armonizzato con il progetto
formale. La fusione dei bronzi e l'applicazione delle vernici bicolori, complemento
ed esaltazione della patina, è stata fatta a Pietrasanta, mentre la
policromia ricercata deriva da quella del Partenone e dell'antica statuaria
greca. Così ne ha scritto Massimo Guastella: "Grazie alla sua creatività misurata
e alla tecnica maturata, presta particolare attenzione alle interdipendenze
di luce e colore delle superfici smaltate e patinate, levigate e lucidate.
L'andamento delle forme curve e piane combinate all'alternanza bicroma -rosso
e nero, giallo e nero, blu e nero, bianco e nero...-, conferisce all'entità fisica
un dinamismo armonioso ed equilibrato, che indaga le valenze estetiche ed espressive
della scultura nel nuovo Millennio, portandosi appresso tanta memoria di regole
classiche e rinascimentali e gli influssi di ottimi padri della scultura novecentesca,
come Moore, Brancusi, Arp, Zadkine, Lipchitz, Laurens e Mirò, ancora
tanto attuali".
Più di recente, Sophia Vari si è rivelata anche nel campo del design
dei gioielli e dei semipreziosi, lasciandosi suggestionare con successo da materiali
diversi, come argento, avorio, oro e corallo.
La frase
"Quel che desidero, è prendere geometria volume
e forme e umanizzarle nello spazio".
"Creare è la ragione stessa della vita ed è appagante, specie
nei momenti di depressione: anzi, è proprio in questi che la mia forza
espressiva si realizza maggiormente". |
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