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La visitatrice

Maeve Brennan

BUR, 109 pagine, € 7,20

Le vostre recensioni

Questo spazio è aperto anche ai contributi delle lettrici. Se hai da proporci una novità letteraria interessante (uscita nell'ultimo anno), a tema femminile o la cui autrice è una donna, inviaci la tua recensione (massimo 2000 battute). Le più interessanti verranno pubblicate in calce alla recensione del mese.
Una ragazza di ventidue anni, Anastasia, ritorna in Irlanda, a casa della nonna paterna, dopo la morte della madre. E’ accolta con gentile freddezza e, dopo un po’ di tempo, viene invitata ad andarsene.

La visitatrice: ospite indesiderata

Con voce gentile la signora King disse: "Sai, Anastasia, quando hai deciso di andare a vivere con tua madre a Parigi, hai fatto una scelta importante. Avevi sedici anni, non eri una bambina. Sapevi che cosa aveva fatto. Eri consapevole dell'effetto che questo avrebbe avuto su tuo padre."

È una scrittrice sconosciuta, Maeve Brennan. Ci voleva la pubblicazione di questo piccolo gioiello, un romanzo breve, per farci conoscere questa autrice di origine irlandese, emigrata in America, giornalista e scrittrice di novelle pubblicate sul New Yorker. Il suo viso- bellissimo- è quello che appare sulla copertina del libro e che noi finiamo per identificare con quello di Anastasia King, la protagonista della storia. L’atmosfera de La visitatrice è stabilita fin dall’inizio: chiunque sia stato in Irlanda (soprattutto in passato, adesso il clima è un poco cambiato anche là come ovunque), sa quanto possa apparire triste l’isola di smeraldo sotto la pioggia grigia che cade da un cielo grigio su un mare grigio e che ingrigisce tutto. Anastasia arriva a Dublino da Parigi, dove stava con la madre che è morta da poco. Quando suona alla porta di quella che lei ricorda come “casa”, nel riquadro illuminato appaiono la domestica e la nonna. C’è luce nella casa, ci sono caminetti accesi. Ma la nonna è vestita di nero, sarà sempre in lutto per il figlio che è morto- il padre di Anastasia- e la sua voce è fredda e distante. Sono i dettagli che importano in questa storia esile di un ritorno in una casa da cui si viene poi allontanati. Il balenare del ricordo della mamma che si infila nel letto di Anastasia bambina perché ha tanto freddo- freddo del corpo e freddo del cuore in un matrimonio che indoviniamo infelice - e viene poi rimproverata per averlo fatto (“era proprio necessario?”). La madre che lascia il marito e Anastasia sedicenne che sceglie di seguire la madre.È di questo che la nonna incolpa la nipote, di essere state lei e la madre responsabili della morte del figlio. Non si sprecano le parole nel romanzo della Brennan. E sono quattro le figure femminili che hanno un ruolo nella storia, oltre a quella della sposa bambina, la madre di Anastasia, che era giunta anche lei come una visitatrice tanti anni prima. La nonna che rifiuta l’alloggio alla nipote e si oppone alla sepoltura della nuora nella tomba di famiglia, la domestica che deve frenare la sua generosità affettuosa sotto lo sguardo gelido della vecchia padrona, l’anziana vicina che muore chiedendo le venga messo al dito l’anello dell’uomo che ha amato ma che la madre le ha impedito di sposare. E Anastasia, naturalmente. Donne che vivono in una solitudine interiore che non sono state capaci di spezzare. Forse Anastasia è capace di farlo- come già sua madre-, con quell’atto di ribellione finale, quando si toglie le scarpe e canta “c’è una terra felice/ molto lontano da qui”, davanti alla casa della nonna che guarda dalla finestra.

A cura di Marilia Piccone - lettera.com