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La voce dell’isola

Sabina Colloredo

Editrice Nord, 270 pagine, € 16

Le vostre recensioni

Questo spazio è aperto anche ai contributi delle lettrici. Se hai da proporci una novità letteraria interessante (uscita nell'ultimo anno), a tema femminile o la cui autrice è una donna, inviaci la tua recensione (massimo 2000 battute). Le più interessanti verranno pubblicate in calce alla recensione del mese.
A Tristan da Cunha, sperduto isolotto perso nell'Oceano Atlantico, tra Sudafrica e Argentina, sbarcano Peter, Tom ed Elena, inviati dell'Italian Seafood Corporation di Città del Capo, un'azienda che commercializza pesce surgelato. I tre entrano subito in conflitto con la sparuta ma combattiva comunità dei locali, ai quali chiedono forniture maggiori di aragoste. Questo diminuirebbe il margine di pesca destinata agli abitanti stessi, che inoltre accusano la vicina stazione meteorologica dell'isolotto Nightingale di condurre qualche esperimento nocivo per la fauna ittica. La situazione precipita quando Elena scompare in circostanze misteriose sulle montagne dell'isola e una ragazza del luogo viene trovata orrendamente assassinata. Peter e Tom sono sospettati di essere pericolosi assassini e a Tristan da Cunha cresce la voglia di linciaggio...

L'isola di Tristan da Cunha è uno dei luoghi più sperduti del pianeta, e la piccola comunità che la abita (che annovera anche antenati italiani, due marinai liguri) ha usanze che possono forse apparire bizzarre a qualcuno, ma hanno un innegabile fascino. La proprietà privata è stata introdotta sull'isola nel 1999, crimine e disoccupazione sono sconosciuti, e la comunità si fa carico degli individui in difficoltà. Un eremo socialista in mezzo all'oceano, nel quale la Colloredo, fuoriclasse della narrativa per ragazzi,ambienta un romanzo gotico moderno dalle coloriture sociali ed ecologiche.
Un romanzo che ha molto di teatrale, giocato com'è sulle interazioni complesse e a tratti drammatiche tra personaggi che l'ambiente claustrofobico dell'isola porta all'esasperazione. La nuova fase della carriera di questa prolifica autrice inizia con i migliori auspici.

Come nasce la scelta di ambientare un romanzo proprio sull'isola Tristan da Cunha?
É l’isola più isolata del mondo. Il suo mistero toglie il fiato. Solo a guardarla mette i brividi. Trovarsi ai confini del nulla può avere dei vantaggi e degli svantaggi. Gli svantaggi, dal mio punto di vista, sono i più interessanti. Così ho molto lavorato sulla psicologia dei personaggi, oltre che sull’action. Metti in una comunità che vive d’amore e d’accordo, almeno in apparenza, tre "stranieri" di passaggio e qualcosa in quell’armonia forzata si incrina. L’eccezione genera il caos. E la voce dell’isola si leva implacabile contro di loro...

Petra, Beverlie, Brendan: il romanzo è ricco di personaggi complessi e tormentati. Ce n'è uno che le è caro in modo particolare?
Le donne in generale. Petra in particolare. É solo un’adolescente, commovente nella sua fragilità, ma nessuno se ne prende cura. E lei non ha alcuna possibilità di crescere o di migliorare la sua vita. Cerca di adattarsi, ma quando la follia invade l’isola, la prima ad essere travolta è proprio lei.

A cura di David Frati - Mangialibri.com