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Intelligenza estetica

Pietro Lorenzetti

Il Filo, 113 pagine, € 10

Le vostre recensioni

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La chirurgia plastica vince la crisi, si estende in modo trasversale, attraversando ogni strato sociale, culturale, anagrafico e di genere, e collezionando un numero impressionante d'interventi: 150.000 all'anno, 250.000, includendo le iniezioni di filler e botulino. Un fenomeno che non potrebbe essere più eterogeneo, soprattutto dal punto di vista della percezione delle donne rispetto al proprio corpo. Per qualcuna è un tempio da venerare, per altre una macchina da spingere al massimo, per altre fonte di complessi ed afflizione e, ancora, uno stigma sociale. Atteggiamenti a cui consegue, da un lato, la sempre maggiore attenzione all'estetica, vissuta come cura, esaltazione e miglioramento della propria morfologia, dall'altro, la tendenza malsana di delegare a medicina e chirurgia la risoluzione di disagi che andrebbero risolti in altra sede.

Nel libro “Intelligenza estetica”, il Dott. Pietro Lorenzetti, chirurgo plastico di fama internazionale e direttore del “Villa Borghese Institute di Roma, fornisce un caleidoscopio di tipi umani che il medico ha il dovere di guidare ad una scelta consapevole. Al di qua del confine che divide i vizi e le virtù dei ritocchi estetici, “tra la tentazione di applicare un modello di bellezza teorico e il rispetto delle caratteristiche morfologiche di chi sta operando”.

Dal suo studio di Villa Borghese, nella città che registra il picco massimo d'interventi 'barocchi', volgari ed 'economici', l'autore del libro diffonde attraverso la propria attività un messaggio semplice ed utilissimo. La necessità di una classe di chirurghi capace di sviluppare in sé e di infondere a chi a loro si rivolge un senso estetico, di tipo intellettuale, che oltrepassi le mere questioni di tecnica e concili le speranze del paziente con le reali possibilità del mestiere. Un esperto che sappia intuire, trasformandosi in psicologo, le motivazioni alla base delle richieste e che sia in grado di opporre un secco no, se reputate non giustificabili eticamente. Protesi mammarie esagerate rispetto alla circonferenza toracica, lifting eccessivi, nasi inadeguati all'equilibrio del volto, filler permanenti o tossine botuliniche di scarsa qualità, sono solo alcuni degli errori da cui il medico ha la responsabilità di proteggere i propri pazienti. Anche a costo di perderli o di rinunciare a qualche facile guadagno.

Alla diciottenne che accusa la madre di averle fornito quel naso “passabile, ma non eccezionale”, il chirurgo fa capire l'impossibilità della perfezione e la necessità di riflettere più a lungo. In chi, per le pressioni di un fidanzato insoddisfatto, richiede con malcelato terrore una bella quarta di seno, sa innescare la molla necessaria a risvegliare l'orgoglio sopito. A colei che, vittima della propria bellezza reclama 'punturine' come una serie interminabile di caffè, darà la chiave per uscire dalle sbarre della propria dipendenza. Molte pazienti ricevono soddisfazione, altre fuggono deluse gettandosi 'sotto ai ferri' del primo ciarlatano pronto a deturparle per qualche euro in più, qualcuna ridimensiona i propri desideri o vi rinuncia di buon grado dimostrando di possedere l'“intelligenza” necessaria ad un'evoluzione che va oltre la semplice apparenza. Quel senso che il libro mira a diffondere come un contagio positivo che esalti le potenzialità 'sane' della chirurgia estetica ed annienti quel sottobosco delinquenziale che sfrutta debolezze e vanità femminili (e non solo) per moltiplicare gli zeri del proprio bilancio.

A cura di Giulia Volpe