Accesso riservato ai professionisti
della salute. Registrati o accedi.
Password dimenticata?
Nonostante l'importanza che ricoprono salute ed appagamento sessuali per il benessere fisico ed interiore e per la qualità di vita individuale e di coppia, affrontare i disturbi che colpiscono tale sfera costituisce per gli uomini, come per le donne, un serio problema. Tra le maggiori cause d'insoddisfazione fra le lenzuola c'è l' Eiaculazione Precoce : un'alterazione del meccanismo eiaculatorio che riguarda gli uomini, ma che coinvolge - di riflesso – anche quelle donne che condividono il problema con il proprio partner e che, con questi, vorrebbero trovare una soluzione. La difficoltà di riconoscere il proprio stato, la scarsa capacità di accettarlo e quindi di parlarne all'altro e ad uno specialista, spesso caratterizzano la percezione di questo disturbo, rendendone diagnosi e soluzione più tardive e difficoltose. Per le stesse ragioni, valutare la diffusione dell'EP non è facile e - sebbene gli studi compiuti fino al 2006 ne abbiano stimato l'incidenza ad oltre il 20% della popolazione maschile fra i 18 e i 70 anni - soltanto il 9% dichiara di esserne coinvolto. Ma che dire riguardo alle donne? Sono forse, perché coinvolte di riflesso, più aperte a riconoscere ed affrontare la questione? E che ruolo hanno, nel percorso dell'uomo verso la guarigione?
Gynevra.it si è interrogata su quanto una coscienza in tema di EP sia diffusa nella controparte femminile e su come questa, che ne è bersaglio indiretto (ma non per questo indifeso), viva ed affronti con il partner quel disturbo della funzione sessuale. Per trovare una risposta, ha sottoposto la propria community di donne ad un breve sondaggio a tema "orgasmo precoce" ed ha scoperto che: solo il 33% delle partecipanti non ha mai avuto partner che evidenziassero EP; un denso 50,5% dichiara di averne avuti spesso; ed il restante 24,3%, soltanto raramente. Ad un ulteriore quesito, volto a svelare qual è il tipo d'approccio più comune fra le donne che devono affrontare il problema: il 38% ha risposto "con imbarazzo", il 41,7 "con disinvoltura", il 12,3%, "con una battuta".
Percentuali che, poste al confronto con quelle maschili (solo il 9% degli uomini che soffrono di EP riconoscono il problema), attribuiscono alla donna un ruolo fondamentale per riconoscimento, diagnosi, accettazione, cura ed – infine - risoluzione di un disturbo che - contrariamente a quanto creduto fino ad un recente passato – non è solo di natura psicologica.
Ma che cos'è, dunque, l'Eiaculazione Precoce e qual è la natura delle sue molteplici cause? Domande fondamentali, per una donna che voglia aiutare il partner in difficoltà formandosi una conoscienza sull'argomento.
Nell'uomo, come nella donna, la risposta agli stimoli sessuali è un processo di tipo sequenziale. Si parte dal desiderio, a cui segue l'eccitamento associato all'erezione, il plateau (periodo in cui l'eccitazione arriva al massimo), poi l'orgasmo (che coincide con l'eiaculazione), ed infine la risoluzione (il pene torna progressivamente ad uno stato di riposo, accompagnato da una sensazione di benessere fisico e mentale). In presenza di EP, il processo avviene più rapitamente e con minore controllo da parte dell'uomo, che si trova ad avere un'eccitazione molto veloce, un'erezione normale, un breve plateaux, un'emissione ed un orgasmo veloci.
I parametri su cui basarsi, per definire la condizione del proprio partner saranno quindi:
la scarsa durata della latenza eiaculatoria intravaginale (IELT), con un'emissione di sperma che avvieve prima della penetrazione (EP ante portam), subito dopo (EP intra moenia), od è incontrollabile anche nella pratica autoerotica;
la mancanza di controllo sul riflesso eiaculatorio;
il disagio che ne consegue nel partner o nell'armonia di coppia.
Sebbene di fronte a esclamazioni come questa, molte donne si sentano spaesate, impotenti, ed incapaci di formulare una risposta soddisfacente, è importante tener presente che già il fatto di averla formulata denota nel partner una prima apertura verso l'argomento. Mai dimenticare, infatti, che per un uomo – indipendentemente dalle cause – vedere minacciata la propria virilità è fonte di profonda frustrazione, non solo verso se stesso, ma anche riguardo alla coppia, nella quale è convinto - a torto o a ragione – che alle dinamiche del sesso corrispondano in qualche modo anche quelle del rapporto in generale e della distribuzione dei ruoli. Fondamentale, almeno in questa prima fase, sarà porre la propria frustrazione di donna in "secondo piano" rispetto a quella maschile, se non si vorrà aggiungere un peso ulteriore al già pesante fardello che pesa sui di lui e sulla sua autostima.
Considerare prioritaria l'altrui insoddisfazione, però, non significa certo dissimulare la propria, sminuendo a tutti i costi il problema. Atteggiamento che potrebbe rivelarsi poco stimolante per il partner che si appresta ad affrontare un percorso che avrebbe preferito non dover intraprendere. Mostrarsi aperte al dialogo, collaborative e disposte a cercare insieme una soluzione, potrebbe essere la tattica giusta; al contrario, essere arrendevoli, imbarazzate od eccessivamente insistenti spingerebbe l'altro ad adagiarsi su un sentimemento che considera "incondizionato" dalle proprie prestazioni sessuali, o a chiudersi ancora di più, rimandando il necessario riconoscimento del problema.
Da evitare ad ogni costo, gli atteggiamenti aggressivi, denigratori, mortificanti, che provocano ansia in una psiche già pericolosamente provata. Mentre molto utile potrebbe essere "guidare" il partner nel perseguire in altro modo (senza penetrazione) l'orgasmo della propria compagna, per restituirgli il senso d'appagamento che deriva dall'aver provocato piacere nell'altra . Avvicinarsi al problema richiede tempo, cautela, magari qualche coccola e carezza in più, ma una volta stabilito un dialogo sereno, starà alla donna suggerire al partner, se questi non si fosse già mostrato intenzionato, di rivolgersi al medico per un consulto. A quel punto anche lei dovrà sentirsi pronta ad avventurarsi insieme a lui alla scoperta delle cause dell'insoddisfazione di entrambi, fornendo il proprio appoggio morale e la propria collaborazione.
Il primo passo verso la risoluzione del problema sarà quindi prenderne coscienza e definirlo a livello clinico. Si è di fronte ad un disturbo di natura congenita (o primaria) o ad uno di natura acquisita (o secondaria)? Rivolgersi al medico potrà aiutare la coppia a stabilire quale sarà la strada da intraprendere per la cura di questa condizione subdola e silenziosa.
Nel primo caso, infatti, si dovrà affrontare una condizione di tipo cronico, dovuta cioè a fattori neurobiologici o genetici, generalmente presente fin dall'inizio dell'attività sessuale e che si verifica con tutte (o quasi) le partner. Nel secondo, al contrario, si tratterà di un tipo di EP a carattere psico-sessuale, che si è sviluppata nel tempo, dopo un periodo di normale funzionalità. C'è poi una terza fattispecie, sempre legata a fattori fisiologici, ma di tipo secondario, vale a dire connessi a condizioni mediche di altra natura.
L'attività eiaculatoria del partner è controllata e mediata dal Sistema Nervoso Centrale (SNC), quindi, in presenza di EP di tipo organico, le ragioni di base sono generalmente da ricercarsi nei meccanismi neurobiologici.
Tra le cause neurobiologiche più comuni compaiono l'eccessiva sensibilità del pene e l'ipereccitabilità del riflesso eiaculatorio causata dalla ridotta concentrazione di serotonina (un neurotrasmettitore in grado di controllare la risposta sessuale maschile) e alcune disfunsioni di tipo urologico (come il frenulo corto). In presenza di questi ed altri fattori sarà il medico di famiglia ad indicare lo specialista, andrologo od urologo, che saprà a sua volta prescrivere la terapia farmacologica più adatta alle condizioni dell'uomo che soffre di EP. In caso contrario, cioè una volta accertata l'assenza di cause organiche, sarà lo stesso medico a consigliarvi di rivolgervi al consulto psicanalitico.
Può succedere, in presenza di altre patologie, che queste influiscano negativamente sull'attività sessuale, condizionandone il riflesso eiaculatorio. È il caso dell'EP causata da farmaci e droghe; da patologie urologiche (infiammazioni della vescica o della prostata); da patolgie neurologiche (sclerosi multipla, tumori midollari); da disfunzioni endocrine (ipertiroidismo); da altri disturbi sessuali (disfunsione erettile).
In caso di disfunzione di natura psicologica, esitono una moltitudine di fattori non sempre facilmente ritracciabili. Le cause possono essere di tipo prettamente psicologico: come ansia, inesperienza sessuale, bassa frequenza dei rapporti, scarsa tecnica di controllo eiaculatorio, narcisismo, misoginia, ed altro. O di natura psicosociale: come senso di colpa verso un atto sessuale considerato peccaminoso (in caso ad esempio di adulterio o di forti condizionamenti religiosi legati al sesso prematrimoniale); paura (delle malattie a trasmissione sessuale, di una gravidanza indesiderata, di essere scoperti, dell'aggressività femminile); claustrofobia vaginale; ansia da prestazione (per il timore di perdere l'erezione, per la dimensione del pene, od altro).
L'Eicaulazione precoce è in ogni caso fra le condizioni più complesse da diagnosticare. Riconoscere il problema è già un primo passo, ma questo significa innanzitutto, che il partner sia disposto a parlarne, oltre che con la propria compagna, con un medico che ne indaghi le ragioni per trovare la soluzione più adatta alla propria condizione. Il dialogo, proprio perché complesso e spesso causa di imbarazzo - se non proprio vergogna – dovrà essere il più sincero ed aperto possibile, per questo il primo approccio è consigliabile che avvenga nello studio del medico di famiglia. In questo senso, la conversazione, potrebbe costituire una sorta di 'prova generale' per testare la propria dimestichezza con l'argomento in previsione della vera e propria visita specialistica, che avverà una volta che il medico generale saprà fornirne l'indirizzo.
Quando si parla di Eiaculazione Precoce, "Rompere il ghiaccio" - anche se di fronte al più rassicurante medico di famiglia - non è comunque cosa facile. Giungere alla prima visita preparati, potrebbe quindi rivelarsi utile, per affrontarla con maggior lucidità, ricordando che la visita non sarà un monologo del medico ma che questi sarà disposto a rispondere a qualsiasi domanda sull'argomento. Un metodo efficace, potrebbe essere appuntare su un tacquino tutti gli interrogativi, per non rischiare di dimenticarne qualcuno in un momento di particolare imbarazzo. Interrogativi quali,
"Quanto deve durare un rapporto sessuale prima che si parli di Eiaculazione Precoce?"
"Come possono stabilirsi parametri che siano universalmente validi?"
"Che differenza c'è tra EP, impotenza e disfunzione erettile?"
sono oltre che molto comuni, anche utili a sfatare false credenze come quella che l'EP sia necessariamente associata ad un deficit dell'erezione.
Oltre a sciogliere i dubbi, il medico di famiglia formulerà una serie di domande volte a conoscere la situazione del paziente; i sintomi che lo hanno spinto a richiedere un consulto e la loro importanza; se si tratta di una EP primitiva od acquisita; quali sono le conseguenze sulla sua autostima e sulla vita di coppia; se l'EP è associata ad altre disfunzioni della sfera sessuale. Di conseguenza, a domande come,
"Dopo quanto tempo dalla penetrazione le capita di eiaculare?"
"Le è sempre successo di non riuscire a controllarne il riflesso o è una condizione sviluppata di recente?"
"L'erezione è comunque soddisfacente?"
"L'EP le causa angoscia, ansia, e in generale influisce sull'umore?"
"Qual è la reazione della partner?"
sarà necessario rispondere sinceramente, cercando di "normalizzare" la conversazione, per facilitare la diagnosi. In questo senso un dialogo sereno con la partner che preceda la prima visita ricopre ancora una volta un ruolo fondamentale. In caso di diagnosi di Eiaculazione Precoce, il medico dovrà stabilire se si tratta di condizione congenita o acquisita, le cause ipotetiche, ed indirizzare il paziente ad uno specialista che avrà il compito di illustrare le varie scelte terapeutiche. Queste dovranno adattarsi alla condizione e allo stile di vita personali, allo scopo di recuperare il prima possibile il controllo dell'eiaculazione, ritrovando la completezza e la serenità sessuali perdute.
A seconda dei casi, se si tratta cioè di Eiaculazione Precoce congenita (primaria) od acquista (secondaria), lo specialista, per lo più l'andrologo o l'urologo, si orienterà nella scelta di uno o più approcci terapeutici, che si dividono generalmente in terapia comportamentale, terapia psicologica (in questo caso la figura di riferimento sarà lo psicologo) e terapia farmacologica.
Generalmente l'approccio comportamentale è consigliato nel caso in cui lo specialista non identifichi nella scelta farmacologica nessun farmaco che si adatti alla situazione del paziente. Questo tipo di terapia si articola su due tecniche che il paziente deve praticare da solo, o meglio, in coppia, considerando che tale trattamento ottiene i migliori risultati in presenza di relazioni stabili, giovandosi della complicità e della collaborazione reciproche. Il medico avrà cura di "addestrare" paziente e partner alla pratica di esercizi terapeutici denominati "squeeze" e "stop&start".
La tecnica dello squeeze è concepita per recuperare progresivamente il controllo del riflesso eiaculatorio, attraverso una pressione delle dita sul glande, da praticare in fase di eccitazione nel momento in cui l'orgasmo si avvicina.
La tecnica dello stop&start prevede invece la stimolazione del pene da parte del paziente stesso o della propria partner fino al momento precedente l'eiaculazione, per poi fermarsi e riprendere una volta che l'erezione si sia ridotta. La pratica va ripetuta tante volte quanto prescritto dal medico e richiede una certa confidenza con il proprio corpo e con quello dell'altra.
La scelta psicologica è solitamente indicata nei casi di Eiaculazione Precoce secondaria, connessa ad esempio a difficoltà relazionali, ansia e bassa autostima. L'opzione psicologica mira a rieducare l'uomo all'utilizzo della componente conscia del riflesso eiaculatorio e a controllare la risposta psicosessuale.
Per lungo tempo l'approccio farmacologico alla cura dell'Eiaculazione Precoce si è basato sull'utilizzo di trattamenti topici, come creme o spray, in grado di diminuire la sensibilità del pene, o sulla somministrazione di principi attivi utilizzati in altre terapie, come nella cura del dolore o della depressione. Ma grazie a studi recenti, volti ad approfondire le cause neurobiologiche dell'EP, è stato dimostrato che questa diffusa condizione medica si può curare in modo specifico con l'aiuto dello specialista andrologo ed urologo.
Il riflesso eiaculatorio compare in risposta ad un’interazione complessa di stimoli fisiologici e psicologici nel cervello e nel sistema nervoso centrale in cui gioca un ruolo cardine la serotonina. Questo neurotrasmettitore infatti è in grado di controllare l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile: un aumento dei livelli di serotonina a livello del sistema nervoso centrale svolge un’azione inibitoria dell’eiaculazione, ritardandola. È da poco disponibile in Italia, infatti, una nuova soluzione terapeutica che agisce proprio sull’attività della serotonina, aumentandone la presenza dove serve e ritardando così l’eiaculazione. Si tratta del primo – ed unico - farmaco ufficialmente approvato per il trattamento specifico dell’EP, indicato per gli uomini tra i 18 e i 64 anni, disponibile solo su prescrizione medica e da assumere “al bisogno”, da 1 a 3 ore prima del rapporto sessuale.
La condizione necessaria per accedere alla terapia farmacologia è che questa sia prescritta dal medico, per scongiurare il rischio di contraffazione a cui si espone chi si affida a fonti non ufficiali, come internet; andando incontro, nel migliore dei casi, ad una profonta delusione, nel peggiore, a danni per la propria salute.
Il ruolo dello specialista è dunque importante perché l'Eiaculazione Precoce possa essere trattata al meglio; tuttavia il tabù che ancora avvolge il problema ne rende più difficoltosa l'accettazione e - di conseguenza - il ricorso alla visita, che è spesso l'unica in grado di indirizzare il paziente alla cura risolutiva.
È proprio per aiutare a sviluppare una cultura sul tema dell'EP che alcune società scientifiche come SIA, SIAMS e SIU, protagoniste di un convegno tenutosi di recente a Roma, sono attualmente impegnate in una forte campagna di sensibilizzazione ( Eiaculazione Precoce. Vogliamo parlarne?
) che ha preso il via dal web con il sito
www.eiaculazioneprecocestop.it .
È necessario, infatti, che gli uomini comprendano che vivere la propria condizione con senso di colpa è, oltre che inutile, estremamente dannoso e che possono contare su specialisti aggiornati e preparati che hanno a disposizione gli strumenti per una corretta diagnosi e cura.
Il ruolo della donna-compagna resta tuttavia cruciale per strappare al silenzio questa difficile condizione ed aiutare il partner a gestire il disagio recuperando fiducia in se stesso, autostima, con la speranza di una ritrovata soddisfazione sessuale per se stesso e per l'altra.
A cura di Giulia Volpe