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A cura di Giuseppe Fatati
Responsabile Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica
Azienda Ospedale S. Maria, Terni
L'esplosione di un fenomeno di crescente gravità medico-sociale come l'obesità ha richiamato l'interesse generale dei mass media e del mondo scientifico sull'alimentazione e su determinati comportamenti alimentari. Uno dei maggiori quesiti a cui si cerca di rispondere, soprattutto per quanto riguarda l'universo femminile, è perché sia cosi difficile modificare le abitudini alimentari non corrette. Pur non esistendo una risposta definitiva, si può sostenere con certezza che la globalizzazione dei costumi abbia indebolito le identità individuali rendendo ciascuno più vulnerabile alle nuove tendenze.
Si assiste alla estremizzazione di una contraddizione storica: da una parte i medici ripetono le stesse cose sullo stile alimentare da oltre venti anni, dall'altra si osserva un proliferare di stili e comportamenti alimentari privi di ogni razionale. Gli astuti profeti dell'alimentazione consigliano in chiave ascetico-filosofica diete di ogni tipo facendo leva sulla terminologia e sull'impatto che questa ha sull'immaginario collettivo. La creazione di una terminologia specifica ha sicuramente contribuito ad innescare un meccanismo di passa parola e a generare nuove mode alimentari che poggiano, talvolta, anche su tentativi di ardite spiegazioni scientifiche. In questo nuovo linguaggio il termine naturale è senza dubbio il più abusato.
Si tratta di un fenomeno diffuso in modo particolare tra le donne che sembrano le più esposte sia alle tendenze del nuovo consumismo alimentare sia alle patologie direttamente legate all'alimentazione.
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