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Salute

Metodi contraccettivi

A cura di Francesco De Seta
Università degli Studi di Trieste, IRCCS Burlo Garofolo

 

La contraccezione oggi

Come raggiungere alti livelli di efficacia e sicurezza nella contraccezione? Meglio i metodi contraccettivi ormonali o quelli non ormonali? E ancora, quante italiane usano i metodi anti-concezionali? E come è cambiato, rispetto a un decennio fa, l'atteggiamento delle donne nei confronti della contraccezione?

La scelta di un metodo contraccettivo è un capitolo importante della vita sessuale di ogni donna. Un'indagine condotta nel febbraio 2003 su un campione rappresentativo di donne tra i 18 e i 49 anni fornisce dati importanti sui meccanismi che spingono le donne a scegliere un contraccettivo piuttosto che un altro. Un primo dato è che solo il 20% delle donne adulte in età fertile non usa alcun metodo contraccettivo, escludendo l'utilizzo del profilattico da parte dell'uomo se legato alla ricerca di rapporti sicuri (soprattutto come protezione dall'HIV). Questa percentuale segnala, dopo decenni di lenta evoluzione, una forte accelerazione della crescita della contraccezione, che deriva probabilmente da:

  • gli effetti del mutamento socio-culturale
  • la crescita di informazione e di consapevolezza sempre più orgogliosa delle donne
  • il crescente ricorso femminile ai ginecologi, che svolgono anche il ruolo di consiglieri-prescrittori della pillola più adatta
  • l'influenza dei mass media (soprattutto periodici femminili e di salute e benessere)
  • la presenza dei consultori in alcune aree
  • l'entusiasmo diffuso sulla sessualità responsabile legato anche alle campagne anti-AIDS, che hanno richiamato l'attenzione delle giovani generazioni.

Nell'ultimo decennio si è osservato un lento calo tra i metodi contraccettivi cosiddetti naturali (ad esempio, Ogino-Knaus e Billings), una vera caduta del coitus interruptus, una stabilità del profilattico (prima in discesa, ma poi in risalita a causa del timore per l'AIDS), una moderata crescita della spirale e un notevole boom della pillola (27 su 100 donne intervistate, tra i 18 e i 49 anni, ricorrono alla pillola: addirittura il doppio rispetto al 1993).

Nell'ultimo decennio sono diminuite le preoccupazioni legate ai rischi gravi dell'assunzione prolungata della pillola (ad esempio malattie cardiovascolari e tumori), ma non quelle meno gravi, che possono causare disturbi d'ansia (ad esempio, aumento di peso, nausea, vomito, mal di testa). Accanto alla convinzione che la pillola svolga una precisa funzione protettiva verso alcune neoplasie e altre patologie, è ormai riconosciuta la sua capacità di ridurre le irregolarità e i disturbi legati al ciclo mestruale e alla menopausa.

Oggi è più raro che in passato che una donna abbandoni la pillola e se lo fa le ragioni sono spesso legate agli effetti collaterali, ad esempio mal di testa e ritenzione idrica con conseguente aumento di peso. Nelle donne che utilizzano altri metodi contraccettivi, invece, prevale la preoccupazione per le malattie sessualmente trasmesse e la convinzione di non poter prendere la pillola (in questo caso il preservativo rimane l'unico sistema più affidabile). Inoltre, il 43% di queste donne in passato ha utilizzato la pillola e l'ha in seguito abbandonata per problemi di tollerabilità (soprattutto cefalea e ritenzione idrica) e di ordine personale.
Il principale problema delle donne che usano la pillola è la frequente dimenticanza dell'assunzione quotidiana (con una frequenza di 1 donna su 4 e soprattutto nelle fasce d'età tra i 14 e i 24 anni e tra i 45 e i 49 anni).

E il cerotto transdermico? A due anni dall'introduzione in commercio negli Stati Uniti il cerotto è diventato il secondo contraccettivo dopo la pillola. Ma cosa pensano le italiane di un prodotto che contiene principi attivi che non vanno presi per bocca, ma si indossano, penetrando lentamente e regolarmente nel corpo attraverso la pelle agendo come farmaci?
Il 68% delle donne intervistate conosce la loro esistenza e tra queste il 65% (quindi il 96% delle conoscitrici) giudica tali cerotti efficaci e sicuri. Restano ancora dei dubbi e riguardano le possibili reazioni allergiche o il prurito, il timore che il distacco del cerotto possa essere doloroso, o che il cerotto possa staccarsi infilandosi o sfilandosi i vestiti. Tuttavia, uno dei punti di maggiore forza del cerotto è la sua visibilità, che, nei paesi dove è stato introdotto, è apprezzata dalle donne che non intendono nascondere la propria scelta anti-concezionale e dalle coppie che gestiscono insieme e in modo maturo i loro piani di procreazione.
Un vantaggio non trascurabile per la donna è che questo nuovo sistema di dosaggio ormonale transdermico non influisce sul peso, spauracchio di tutte le donne che iniziano una contraccezione ormonale.
I vantaggi dei cerotti transdermici percepiti dalle donne adulte sono:

  • al primo posto per il 79% il fatto che "durano a lungo", non obbligando ad assunzioni frequenti per bocca o per iniezione o in supposta
  • al secondo posto l'azione dall'esterno che elimina la necessità di far entrare qualcosa nel corpo (per il 77%): significa non percepire la sensazione di medicalizzazione
  • al terzo il lento assorbimento regolare del principio attivo (per il 66%) che è associato ad un'idea di efficacia e di gradualità senza sbalzi
  • il quarto (per il 64%) il fatto la somministrazione transdermica del farmaco non tocca direttamente l'apparato digerente, non affaticando il fegato, lo stomaco, l'intestino
  • al quinto posto (per il 60%) diventano minore l'obbligo di ricordare le scadenze stabilite dal medico per le rinnovate assunzioni.

Un altro punto di forza del cerotto è la sua visibilità, che in taluni casi – come in quello della contraccezione – nei Paesi dove é stato introdotto risulta essere apprezzata dalle donne che intendono non nascondere la propria scelta anti-concezionale e dalle coppie che consapevolmente e su base paritetica definiscono una strategia di pianificazione procreativa.
Il cerotto contraccettivo tenderà a presentarsi anche in Italia come lo strumento d'una sessualità che vede unito il piacere sessuale alla capacità di poter scegliere quando procreare. Una scelta contraccettiva che sia frutto d'una esplicita opzione di 'lei' nota a (e spesso condivisa da) 'lui'.

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