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Salute

Celiachia: veri e falsi miti

A cura di Emanuela Valente

Non è una pandemia ma una malattia ancora poco diagnosticata e bastano alcuni accorgimenti per convivere con la Malattia Celiaca (MC).

Dolci, pizze, tramezzini e biscotti: anche una festa con gli amici può essere organizzata senza rinunciare a niente, sebbene tra gli invitati possa esserci qualcuno affetto da Malattia Celiaca. Se ne sente molto parlare, e sugli scaffali del supermercato troneggiano i famigerati prodotti “senza glutine”, ma le idee riguardo questa malattia sono ancora molto confuse e a volte inesatte.

Cerchiamo allora di fare il punto su ciò che c’è di vero e quali sono gli accorgimenti necessari da seguire.

Predisposizione genetica e malattia: che differenza c’è?

La celiachia è un’intolleranza genetica al glutine. Questo significa che per ammalarsi bisogna innanzitutto essere geneticamente predisposti e ciò si verifica quando è presente nel nostro DNA un complesso di geni chiamato HLA II. Predisposizione non significa però malattia, dunque la sola presenza dei geni HLA II non costituisce di per sé l’essere affetti da MC.

La malattia celiaca si manifesta quando, in un soggetto predisposto, l’introduzione di glutine attraverso l’alimentazione determina una risposta immunitaria abnorme a carico dell’intestino, causando un’infiammazione cronica con scomparsa dei villi intestinali.

Cos'è il Glutine

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, segale, orzo, farro, spelta, kamut, triticale. Anche l’avena è stata recentemente aggiunta tra i cereali considerati rischiosi per i celiaci. Come ha specificato il Ministero della Salute nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia (settembre 2010):

Per quanto riguarda l’avena, le evidenze sperimentali indicano che la stragrande maggioranza dei celiaci può tollerarla, tuttavia si preferisce precauzionalmente non includerla nella dieta priva di glutine soprattutto per il rischio di contaminazione”.

Per la precisione, è la prolamina, una delle frazioni proteiche che costituiscono il glutine, a scatenare la reazione tossica che provoca la MC.

Quando e come si manifesta

Nei bambini, generalmente, l’intolleranza si manifesta nel periodo dello svezzamento, tra il 6° ed il 15° mese di vita, con diarrea, vomito, irritabilità e calo ponderale. In altri casi, può verificarsi dopo i tre anni con sintomi meno evidenti, come dolori addominali o ritardi nello sviluppo.

Ma la celiachia può colpire a qualsiasi età, spesso in seguito ad eventi stressanti come un’infezione intestinale, un’operazione chirurgica o una gravidanza. I sintomi possono essere costituiti anche da crampi, debolezza muscolare, gonfiori alle caviglie, dolori ossei, formicolii, emorragie o disturbi psichici. Talvolta anche questi sintomi sono talmente lievi da non richiedere l’intervento del medico, e la malattia rimane non diagnosticata.

Le forme della celiachia

Non sempre la MC si manifesta in modo palese. In caso di celiachia tipica si hanno infatti manifestazioni evidenti come diarrea ed arresto della crescita, ma vi è anche una forma atipica in cui si hanno altri tipi di sintomi, come l’anemia, che possono anche ritardare o far mancare la diagnosi.
Si distinguono poi la forma silente, la cui peculiarità è l’assenza di sintomi eclatanti, e quella latente o potenziale, che si identifica solamente attraverso esami sierologici e non viene evidenziata dalla biopsia intestinale.

Non tutti i malati di celiachia sono consapevoli del proprio stato: si calcola che oggi in Italia oltre mezzo milione di persone soffra di MC, ma sono solo poco più di 100 mila i casi diagnosticati.

Come di diagnostica la malattia celiaca

Per molto tempo l’individuazione della celiachia, proprio a causa del suo polimorfismo, è stata complessa e difficile. Oggi invece i nuovi test di screening permettono una diagnosi rapida: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) ed il più recente test per il dosaggio di anticorpi di classe IgA, gli Anti-transglutaminasi.

L’esame istologico (biopsia dell’intestino tenue con il prelievo di un frammento di tessuto) resta però indispensabile per individuare l’atrofia dei villi intestinali e confermare la diagnosi.

Una malattia in aumento?

Non è esatto parlare di malattia in aumento esponenziale: quello che è in effettiva crescita è il numero delle diagnosi (+20% annuo in Italia), grazie appunto ai nuovi metodi di screening e ad una maggiore conoscenza della patologia.

In particolare nell’Europa Occidentale (dove il consumo degli alimenti che contengono glutine è più elevato), non è ipotizzabile un aumento dell’incidenza della celiachia, anche considerando che il maggior numero di casi si riscontrano proprio nelle popolazioni più anziane. Da escludere dunque l’ipotesi di pandemia, anzi la celiachia è ancora annoverata tra le malattie rare di cui al D.M. 279 del 18 maggio 2011.

È invece verosimile che i casi di celiachia siano in crescita in alcuni paesi orientali, ma questo sembrerebbe dovuto con ogni probabilità alla maggiore importazione e consumo di alimenti contenenti glutine (pasta e cerali al posto del riso).

Si può guarire?

La celiachia è un’intolleranza che si scatena in seguito all’assunzione di glutine. Pertanto, eliminando con estrema attenzione tutti i cereali e tutti gli alimenti che potrebbero essere contaminati con farine contenti tracce di glutine, si ottiene la remissione dalla malattia e si parla di guarigione.

Ciononostante, la predisposizione rimane e dunque i sintomi possono ripresentarsi in caso di nuova assunzione delle sostanze incriminate. In questo senso la celiachia è da intendersi come cronica, seppure ne vengono eliminati i sintomi.

Addio pizza?

Le preparazioni industriali, ossia tutti gli alimenti che possiamo acquistare già pronti, possono contenere tracce di glutine anche dove non è specificamente indicato. Per gli affetti da MC sono pertanto disponibili alimenti controllati in cui viene esclusa qualsiasi minima presenza nociva.

Ma imparare a mangiare senza glutine non significa necessariamente dover fare ricorso ad alimenti dedicati eliminando fantasia e gusto in cucina.

Ce lo insegna un libro: “Celiachia e dieta mediterranea senza glutine” (Il Pensiero Scientifico editore, 2011) scritto da Letizia Saturni, Specialista in Scienza dell’Alimentazione, e da Gianna Ferretti, Scienza dell’Alimentazione Università Politecnica delle Marche.

Il libro, oltre a rivolgersi ai celiaci, è dedicato anche a tutti coloro che soffrono di varie forme di allergia e sensibilità al glutine, e che devono pertanto eliminarlo dalla propria dieta. Le autrici del libro ci illustrano con precisione e semplicità il percorso di conoscenza alimentare necessario ad evitare gli alimenti pericolosi e come sostituire senza rimpianti anche pizze, torte e biscotti, preparandoli ad esempio con farine di riso o di mais, fornendo ricette e suggerimenti preziosi per seguire una dieta equilibrata e varia senza rinunciare al gusto di mangiare.